Volentieri offriamo ai lettori questo felice estratto de L’esistenza di Dio di Mons. G. Ballerini.

[…] due fatti sono certi. Il primo è che la vita ha cominciato sul nostro globo. La scienza ci assicura che vi fu un tempo nel quale non erano gli uomini, non erano gli animali, non erano i vegetali, non era nessun vivente organico, onde l’epoca azoica. Ci assicura, anzi, che vi fu un tempo nel quale neppure era possibile la vita organica perché il nostro pianeta è passato per una fase d’incandescenza incompatibile con la esistenza degli esseri viventi che oggi lo popolano.

Il secondo fatto è che la vita ha cominciato, non per generazione da altri viventi organici, che ancora non esistevano, e neppur per generazione spontanea, la quale è oggi smentita da una serie di osservazioni ed esperimenti che non lasciano più luogo a nessun dubbio [1].

Dunque, se non vogliamo ammettere un effetto senza causa, non ci resta che ricorrere all’immediato intervento dell’atto creatore. Dunque esiste il creatore, esiste Iddio.

[…] È dunque ridicolo voler sostituire l’evoluzione alla creazione nell’origine della vita. Evoluzione dice sviluppo, svolgimento di ciò che preesiste. Ora se la vita importa un principio totalmente superiore alle forze e leggi del regno inorganico, è evidente che per quanto le forze fisico–chimiche del regno inorganico abbiano a svolgersi o svilupparsi, non potranno mai produrre quello che esse non contengono, cioè la vita. Onde lo stesso Vacherot fu costretto a scrivere: «Come mai l’evoluzione ha potuto far nascere dalla materia esseri che hanno proprietà molto diverse da quelle della materia? Come mai ha potuto operare questi miracoli di effetti senza cause?» [2]

[…]

[La] impossibilità di spiegare l’origine della vita per evoluzione dalla materia bruta, cresce a mille doppi quando si consideri la vita nei suoi gradi superiori e specialmente lo spirito umano. Non è qui il luogo di intraprendere una minuta analisi dei fenomeni psichici. Tutti però comprendono che gli stessi argomenti i quali dimostrano la spiritualità e immortalità dell’anima, dimostrano pure tutta la intrinseca assurdità del materialismo nello spiegare l’origine dello spirito umano per lenta evoluzione dalle forme inferiori. Se l’evoluzione non è capace di far uscire dal regno inorganico la vita nel suo grado infimo, tanto meno potrà farla salire ai suoi gradi superiori e specialmente all’anima umana. La quale, anche di fronte a tutte le mutazioni dell’organismo corporeo, a cui è unita, si conserva immutabilmente la stessa, come lo attesta la coscienza del nostro io in tutte le fasi della nostra esistenza, mentre l’organismo corporeo in pochi anni totalmente si cangia. E ciò vuol dire che l’anima non soggiace alle evoluzioni del corpo e che non è per quelle evoluzioni che essa è giunta ad essere quello che è.


[1] «Chiunque, scrive il Quatrefages, avrà seguito con diligenza le discussioni agitate sulla questione delle generazioni spontanee, chiunque avrà presenti i particolari delle esperienze poste in mezzo dalle due parti, non indugerà un solo istante a riguardare codeste generazioni senza padre e senza madre come un fenomeno posto al di fuori del mondo attuale» (Étude sur le transformisme, pag. 203). Difatti, come notava il Flourens all’Accademia francese, nessuno osa più affermare la generazione spontanea degli insetti dopo il Redi (1668), dei vermi intestinali dopo il Van Beneden (1855), degli infusori dopo il Balbiani (1862), e di qualsiasi altro vivente, neppure per i fermenti e per i microbi, dopo il Pasteur (1875). Vedi quanto scrisse P. Gemelli in Vita e Pensiero del gennaio 1923 a proposito del centenario di Pasteur.
[2] In Revue des deux Mondes del 15 dicembre 1878.

Seguite Radio Spada su: