In traduzione nostra offriamo ai Lettori i punti più salienti di un reportage coevo delle cerimonie che si tennero in Roma il 17 maggio 1925 per la canonizzazione della beata Teresa di Gesù Bambino.

da la-croix.com
articolo di François Veuillot del 19 maggio 1925

Una mattina deliziosamente dolce prelude alla canonizzazione di Suor Teresa di Gesù Bambino. Nel Borgo, in Piazza San Pietro e nelle piazze limitrofe, le case sono graziosamente adornate con ghirlande di rose artificiali.

Dalle 6 del mattino molte persone attendevano fuori dalle porte della basilica. Intorno alle 7 del mattino, il Cortile di San Damaso si riempie delle smaglianti fanfare delle Guardie Palatine, che vi si schierano, al suono dell’inno pontificio. All’interno del Vaticano, monsignor Respighi [Prefetto delle Cerimonie Apostoliche, ndr] portava a termine, con la consueta precisione, gli ultimi preparativi per l’ordinamento del corteo.

Presto arrivano i cardinali nella Sala dei Paramenti. Vediamo passare il cardinale Vannutelli, sorprendentemente in forze e vigile, nonostante i suoi 86 anni; il cardinale Bourne, di Londra; il cardinale Dougherty, degli Stati Uniti; il cardinale Tosi, di Milano, che, come il cardinale di Belmonte, ha beneficiato del potere di suor Teresa del Bambin Gesù.

Intorno alle 8 e mezza, 33 cardinali, 200 arcivescovi e vescovi sono riuniti nella Cappella Sistina. Pochi istanti dopo, arriva Pio XI, vestito del manto, e si inginocchia, in profonda meditazione, al faldistorio. Il Sommo Pontefice intona l’Ave maris Stella, le cui stanze sono alternate dai cantori fuori la Sistina e da coloro che occupano la cantoria.

Alle 9 e un quarto, la mitra in capo, Pio XI è elevato sulla sedia gestatoria, tenendo egli nella mano sinistra una candela, avvolta in un velo di seta bianca bordata d’oro. Dopo aver adorato il Santissimo Sacramento esposto nella cappella Paolina, il Santo Padre si rialza sulla sedia gestatoria, e così scende la Scala Regia, mentre le stanze dell’Ave Maria si levano, sonore, intorno a lui.

Nel vestibolo della basilica, lo spettacolo assume una maestosità incomparabile. Sopra la testa del Sommo Pontefice il baldacchino si dispiega, i flabelli lo incorniciano, gli applausi si levano dalla folla ammessa al passaggio del Papa.

Già da mezz’ora, nella basilica prestigiosamente illuminata, dove è stipata la folla, si svolge la lunga processione che precede il Santo Padre. L’applauso era scoppiato con entusiasmo, quando il grande stendardo aveva mostrato l’incantevole immagine di Teresa di Gesù Bambino agli occhi di tutti.

Nulla può rendere l’ardente venerazione con cui i pellegrini delle varie nazioni e i pellegrini di Francia rispondono con il loro applauso, acclamando e agitando i loro fazzoletti, alla benedizione che Pio XI solennemente infonde su di loro, ponendo su ciascuno dei loro gruppi uno sguardo teneramente paterno .

Assisteremo a una scena simile intorno all’una e mezza, quando il Papa tornerà sulla sedia, senza il baldacchino, e che con una delicata attenzione, nonostante la fatica della lunga cerimonia, rallenterà la marcia del corteo con diverse soste, per permettere a tutti i suoi figli di godere dell’intimità della sua presenza.

Nell’umiltà della sua preghiera, il Capo della Chiesa completa la disposizione della sua anima all’atto che, solo sulla terra, può compiere. Quando si siede sul trono, infatti, è il suo primato universale ad essere attestato dall’“obbedienza” dei dignitari della Chiesa, i cardinali prima tutti, poi i patriarchi, i primati, gli arcivescovi e i vescovi, gli abati nullius, gli abati generali e i penitenzieri.

In questo momento, il Capo della Chiesa appare con incomparabile maestà, avendo al suo fianco due cardinali diaconi, poco sotto, il principe assistente al trono, poi, sui gradini del trono, 12 arcivescovi e vescovi, assistenti al trono papale; davanti a lui, ai lati dell’abside, i cardinali e, dietro, gli arcivescovi e i vescovi.

Lo sguardo va da queste mitre agli spalti, dove i membri del corpo diplomatico – oggi così numeroso – appaiono nei loro abiti sfavillanti. Il rappresentante della Francia è lì, grazie a Dio! Si poteva immaginare che alle cinque canonizzazioni che glorificano cinque figli di Francia, l’ambasciatore francese fosse assente?

Poi ecco la tribuna delle famiglie reali; la tribuna della famiglia del Papa; la tribuna della famiglia di colei che tra poco sarà Santa Teresa di Gesù Bambino e dove si trova la pia signora che un giorno tenne in braccio la piccola Teresa Martin; la tribuna della postulazione, disseminata delle bianche cappe dei figli del Carmelo, fratelli della nuova Santa; tutta la Curia generalizia è lì con i settanta Padri del Capitolo generale che si è appena riunito.

Se l’occhio fosse distratto, godrebbe della policromia delle uniformi delle guardie nobili, degli Svizzeri, dei gendarmi pontifici che disegnano il cerchio intorno alla Confessione, e la cui linea è continuata dai soldati della Guardia Palatina. Ma, in questo momento, un altro pensiero occupa la mente di tutti: l’attesa della canonizzazione.

Pio XI ha terminato la sua preghiera, inginocchiato nell’abside. Ha ricevuta l’obbedienza dei cardinali seduto sul trono, il cui baldacchino, per sua espressa volontà, lascia completamente scoperto la Cattedra di San Pietro sotto la gloria dove risplende la simbolica rappresentazione dell’augusta Trinità.

Il cardinale Vico è in piedi davanti a lui. L’avvocato concistoriale Jaccucci chiede la canonizzazione. Il segretario dei Brevi ai principi. Mons. Sebastiani risponde a nome del Papa. Con quale fervore il Pontefice è disposto a glorificare suor Teresa di Gesù Bambino!

«È certamente un fatto singolare che, a due anni dalla sua beatificazione, la monaca carmelitana di Lisieux possa essere inserita nel numero dei santi, ma chi sarà sorpreso al pensiero della moltitudine di grazie e di prodigi ottenuti in questi due anni dalla sua intercessione? C’è proprio da dire che, esaurendo la preghiera formulata dalla sua sposa con la tenerezza fiduciosa di un bambino, Cristo ha voluto realizzare la promessa che sul suo letto di sofferenza e vicinissima a rinunciare allo spirito, ella aveva fatto di versare sul terra una mistica pioggia di rose appena giunta alla dimora celeste. Possiamo vedere come da allora la fama della donna che aveva trascorso la sua vita oscura, nascosta, ignorata dal mondo, si sia diffusa in tutto l’universo. Il libro che suor Teresa, su ordine della sua superiora e della sorella, aveva composto sulla propria vita nella limpida bellezza della sua lingua materna, per descrivere il suo cammino di infanzia spirituale, non è solo nelle mani di tutti, ma penetra con la sua dolcezza i cuori degli uomini più lontani dalla perfezione cristiana. Molti di loro si convertirono da questa lettura e rimasero fissi nella carità di Cristo».

In sostanza, l’oratore è convinto che la canonizzazione di suor Teresa porterà molti fedeli ad entrare nel cammino più facile da lei indicato e diventare suoi discepoli. Tuttavia, ha aggiunto. era opportuno pregare prima di procedere a questo atto solenne.

Terminate le Litanie dei Santi, e poi, dopo una seconda più pressante supplica, il Pontefice tornò in preghiera e fu cannato il Veni Creator; il segretario dei Brevi rispose brevemente ad una terza richiesta che il Santo Padre avrebbe pronunziato subito la decisione che avrebbe collocato Teresa nel novero dei santi.

“Allora, alzatevi tutti” concluse. Pietro parlerà per bocca di Pio. È un momento di solennità inesprimibile. Davanti ai cardinali e ai vescovi, S.S. Pio XI, seduto, la mitra sul capo, dottore della Chiesa universale, pronunciò la formula rituale:

«Ad onore della Santissima Trinità e di ciascuna delle divine Persone, per l’esaltazione della fede cattolica e il progresso della religione cristiana, per l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei beati apostoli Pietro e Paolo, dopo aver maturamente deliberato ed avendo più volte implorato l’aiuto divino, dopo aver ascoltato il consiglio dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa, dei Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi presenti nella città, dichiariamo Santa Teresa di Gesù Bambino, la definiamo come tale, la iscriviamo nel catalogo dei santi e decidiamo che ogni anno, nel giorno della sua nascita in cielo, cioè il 30 settembre, la sua memoria sarà e dovrà essere piamente ricordata dalla Chiesa universale. Nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen».

Il Te Deum riempì allora l’immensa basilica di gioia più che umana, e quando il Vicario di Gesù Cristo aveva cantato per la prima volta la preghiera a Santa Teresa di Gesù Bambino, brevi ma fervidi applausi sembravano tradurre il ringraziamento del popolo cristiano al Pontefice Universale.

Erano le 10 e quaranta quando il Cardinale Diacono, Eminentissimo Ehrle, recitò il Confiteor, in cui il nome di Santa Teresa, secondo il rito, veniva inserito dopo quelli degli apostoli Pietro e Paolo, prima della benedizione papale.

Di lì a poco iniziava la solenne messa pontificia, di cui l’Introito, il Graduale, l’Offertorio, la Comunione sarebbero stati cantati da un imponente coro di seminaristi, in particolare gli studenti del Seminario francese. Pio XI aveva voluto indossare per questa messa un meraviglioso camice, offerto da una francese, la contessa di Grammont d’Aster, un’opera impareggiabile, in cui scene della vita di San Pietro erano rappresentate da ricami su pizzi inglesi.

Dopo il Vangelo, Pio XI, pronunziò, assiso in trono, l’omelia [leggi qui]



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fonte immagine traditions-monastiques.com