di Luca Fumagalli

«Per la Scozia io canto,

la nazione rovinata da Knox,

che il poeta e il santo

devono ricostruire con la loro passione»

(George Mackay Brown, Prologue)

Prosegue la rubrica dedicata alla presentazione e al commento dei migliori racconti di George Mackay Brown, tra gli scrittori più significativi del cattolicesimo scozzese del XX secolo. Originario delle isole Orcadi, Brown fu poeta, romanziere, saggista e drammaturgo, capace di coniugare nei suoi lavori l’amore per le piccole patrie con l’universalità del messaggio cristiano.

Per una nota introduttiva sulla figura di George Mackay Brown e sulla sua opera si segnalano i seguenti articoli:

Il bardo delle Orcadi: le opere e i giorni di George Mackay Brown

«Una bellezza e una verità senza prezzo»: la conversione di George Mackay Brown

Un canto per le Orcadi: sfogliando l’autobiografia di George Mackay Brown

Due articoli dedicati ad altrettanti racconti di Brown sono già apparsi fuori rubrica:    

“The Tarn and the Rosary” e “Winter Tale”

Per le precedenti puntate della rubrica:

“The Story of Jorkel Hayforks” / “Witch” / “Master Halcrow, Priest” / “Five Green Waves” / “A Treading of Grapes”

Prima di iniziare, per chi fosse interessato ad approfondire la figura di Brown e quella di molti altri scrittori del cattolicesimo britannico, si segnala il saggio delle Edizioni Radio Spada “Dio strabenedica gli inglesi. Note per una storia della letteratura cattolica britannica tra XIX e XX secolo”. Link all’acquisto.

Per quanto sia un racconto estremamente breve, giusto una manciata di pagine, “The Wireless Set” riesce a colpire nel segno, provocando il lettore su uno dei temi cardine della produzione di Brown, ovvero il progresso, inteso come una minaccia nei confronti dell’ordine naturale e divino.

La vicenda, divisa in tre parti, ha inizio nella primavera del 1939, quando il giovane Howie Eunson, un pescatore di balene che opera in Antartide, ritorna finalmente a casa, nelle Orcadi, dopo mesi passati in mare. Alla madre, Betsy, porta in dono una radio, la prima che sia mai stata vista nella valle di Tronvik. Sulle prime la donna è perplessa – «Gli uomini parlano, nonostante ciò a volte è difficile capire se quello che dicono è vero o falso» – ma poi sia lei che il resto del villaggio sono vinti dalla curiosità e rimangono ad ascoltare la voce che proviene dall’apparecchio fino a notte fonda. Solo Hugh, il padre di Howie, non si scrolla di dosso lo scetticismo e quando le previsioni del tempo annunciano che per l’indomani è prevista pioggia, l’uomo sbuffa, sostenendo che invece ci sarà bel tempo. Il giorno dopo il sole brilla e la pesca è abbondante, segno che la saggezza di Hugh vale più di qualsiasi servizio meteo.

Mesi dopo, con lo scoppio della guerra, Howie e altri tre ragazzi sono costretti a partire per il fronte. Il tempo passa e agli abitanti di Tronvik non resta che ascoltare le notizie sull’andamento del conflitto dalla radio di Betsy. Falsità e mistificazioni si susseguono a ritmi tragicomici: se sulle prime i generali francesi sono lodati per il loro straordinario eroismo, una volta sconfitti dai tedeschi, di loro non si sa più nulla. Si parla poi di una nave affondata nel Mediterraneo che invece si trova al sicuro nelle Orcadi e, infine, a dare al tutto un tono ancor più grottesco ci pensa la propaganda filo-nazista del rabbioso William Joyce, soprannominato Lord Haw-Haw, che cerca in ogni modo di minare il morale degli inglesi (realmente esistito, Joyce era un irlandese, ex braccio destro di Oswald Mosley, che fu costretto a lasciare Londra e a riparare in Germania per le sue posizioni estremistiche e antisemite). Gli abitanti della valle lo chiamano «il padre della menzogna», un appellativo dal retrogusto diabolico che Brown associa maliziosamente alla «ferocia estatica» dei sermoni domenicali di Mr Sinclair, il ministro locale, quasi a voler suggerire al lettore una possibile analogia tra la bile evangelica e il totalitarismo.

Ancora una volta, però, la risposta della piccola comunità non si fa attendere. Dopo che Betsy, stanca di tutte le sciocchezze di Lord Haw-Haw, lancia una pentola contro la radio, l’apparecchio viene spento e le persone di Tronvik si concedono una serata conviviale condita dal racconto di storie «che non avevano nulla a che fare con la guerra». 

Nella parte finale del racconto il postino consegna a Betsy un telegramma che le annuncia la morte del figlio, ucciso per servire una patria che alla donna appare come un concetto lontano, astratto, quasi sinistro. A nulla servono le parole di consolazione di Mr Sinclair, che non trova di meglio che sciorinare una serie di facili luoghi comuni: «Certo è una brutta notizia. Però è morto per il suo paese. Ha fatto un grande sacrificio. Così ora tutti noi possiamo vivere in pace». Intanto il marito, tornato dalla pesca, intuisce quello che è successo – «Sa già tutto», dice Betsy al ministro, «generalmente Hugh conosce la verità di un fatto prima che sia detta qualsiasi cosa» – e senza scomporsi frantuma la radio con un’ascia.

Mentre la notizia del lutto si sparge per la vallata e dai campi giungono i vicini per le condoglianze, Hugh e Betsy discutono delle occupazioni quotidiane e del pollame, in un finale che ritrae la stoica dignità della coppia. Il ministro, che scambia la loro reticenza per mancanza di sensibilità, non capisce che Hugh e Betsy possono ora trovare una qualche consolazione solo nei rituali della pesca e dell’agricoltura, in quel piccolo mondo periferico che li ha cresciuti e fortificati.

Inserito nella raccolta A Time to Keep (1969), “The Wireless Set” descrive l’arrivo della modernità e la conseguente perdita dell’innocenza di una comunità che vive a stretto contatto con la natura e che possiede, come dimostra perfettamente Hugh, una sorta di saggezza popolare che le permette di cogliere meglio di chiunque altro le sfumature della vita. L’arrivo del progresso, rappresentato dalla radio e da quell’inglese perfetto che stride con il dialetto che si parla a Tronvik, porta inevitabilmente con sé un senso di morte incombente, e non è un caso che nell’epilogo l’apparecchio venga distrutto violentemente proprio da un genitore a cui è stato portato via l’unico figlio da un mondo follemente in guerra.   

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Immagine tratta dalla copertina dell’album “The Orcadian Poet George Mackay Brown Reads His Poems And A Story” (Claddagh Records)