RS: Caro Prof. Mora, anzitutto grazie di aver pensato ai nostri tipi per la Sua ultima opera e di offrire ai nostri lettori questa intervista. Partiamo dal titolo del Suo nuovo libro: “L’incenDiario. Cronache della dissoluzione”. Quali erano i suoi pensieri nel comporre questo diario, a quale ipotetico destinatario vorrebbe farlo leggere? E che cosa è cambiato dagli anni del Suo precedente libro pubblicato con noi, “Abbattere gli idoli” (2018)?

MM: E’ un diario pubblico  interamente scritto durante l’epidemia di Covid e la pandemia di informazioni terroristiche e  angoscianti, comunicateci a getto continuo, per due anni, dai media e dai governi. Il libro non tratta solo di Covid, né primariamente di Covid, ma è chiaramente scritto nell’atmosfera plumbea dell’epidemia, e poi dell’ossessione vaccinista.

Il destinatario è l’uomo del presente che intuisce l’inganno e  la manipolazione, ma fatica a comprendere il senso profondo di ciò che avviene (di cui ambisco a dare una lettura), ma anche, chissà, l’uomo del futuro, se un giorno cercherà una testimonianza  sugli avvenimenti attuali, che sia basata su principi saldi che vadano ben oltre la cronaca.

Ciò che è cambiato dagli anni precedenti, è che proprio nell’era del Covid molti nodi sono venuti al pettine. Chi comanda davvero (l’enorme potere del denaro, del capitale, cioè la plutocrazia anglosassone) ha  messo fuori la testa, e chi fingeva di opporsi si è messo sull’attenti come un soldatino. Basti pensare al governo Draghi e al pronto allineamento, quasi caricaturale, dei cosiddetti sovranisti.

Inoltre l’uomo secolarizzato, privo di basi spirituali (clero modernista compreso) si è dimostrato così terrorizzato dalla malattia e dalla possibilità della morte, da rivelarsi sempre più suggestionabile e manipolabile.

RS: Il 2 giugno presenterà il libro alla nostra giornata culturale che si terrà a Rubiera (RE). Nonostante i social consentano alla militanza apologetica e culturale cattolica una diffusione capillare, la concretezza degli incontri in presenza non può essere surrogata. Come mai i mezzi immensi offerti dalle telecomunicazioni non bastano ad affermare la verità cattolica, e il fango delle false dottrine è sempre più alto?

MM: Ci sarebbero molte cose da dire. L’evidente asimmetricità delle forze in campo e della risorse disponibili, per esempio. Ma quella più evidente è che l’uomo si sente spesso più attratto dai messaggi deleteri, quindi dal male, rispetto a quel bene  che tende  ad elevarlo ed avvicinarlo al suo Creatore. Ma questo considerazione  ci obbliga  a riprendere il dogma scandaloso, per l’uomo contemporaneo, del peccato originale. Proprio quel dogma che la chiesa ufficiale, conciliare, modernista e oggi bergogliana, ha completamente accantonato, e che la rende ogni giorno complice di trionfale sventura.

RS: Da testimone della dissoluzione, Lei è diventato (Suo malgrado) protagonista di alcuni suoi effetti nell’ambiente scolastico, opponendosi con schiettezza “deflagrante” a conformismi demenziali. Com’è al presente la situazione, ci sono state evoluzioni?

MM: Chi aveva chiesto  provvedimenti disciplinari, licenziamento o trasferimento del sottoscritto ha perso clamorosamente la sua battaglia. Le accuse contro di me erano talmente pretestuose e inconsistenti che l’Ufficio scolastico regionale non ha nemmeno ritenuto di prenderle in considerazione.

RS: Più in generale, qual è la Sua valutazione della scuola pubblica italiana? C’è speranza di trasmettere in qualche modo la verità, la bontà, la bellezza agli adolescenti? Pensa che le alternative al percorso scolastico “ufficiale” (homeschooling, scuole parentali) siano valide e percorribili?

MM: Credo che le scuole parentali possano essere una soluzione nel drammatico vuoto spirituale e culturale che l’ideologia dominante fucsia-arcobaleno riempie prontamente. Mi sembra che le scuole private, investite come sono dalla drammatica crisi del cattolicesimo, non se la passino molto meglio di quelle pubbliche. L’ondata nichilista arriva anche lì, solo leggermente attenuata. Del resto, conoscendo l’attuale clero modernista, ci sarebbe da stupirsi del contrario. Ovviamente la colpa dello sfascio non è solo della scuola, ma dalla crisi della nostra civiltà, sempre più progredita economicamente e tecnologicamente, e anche per questo sempre più povera spiritualmente. E sempre più sovvertita da un sistema orgiastico-mercantile, da un’industria culturale  che mira esplicitamente alla Sovversione, cioè proprio alla distruzione sistematica del  vero, del bello e del bene. Viviamo  ormai in una dissocietà di atomi egoici e omologati, che si illudono di trovare nell’ipertofia dei “diritti” il miglioramento della propria vita, contribuendo invece, proprio così, a renderla sempre più sterile e solitaria. Detto agostinianamente, viviamo il trionfo dell’amor sui contro l’amor dei.

RS: Nel controcanto polemico, metastorico e filosofico, che compie sull’attualità Lei cita con piacere alcuni pensatori da cui mutua chiavi di lettura o lemmi. Quali sono questi Autori e quali aspetti del loro pensiero Lei fa proprii?

MM: Devo dire che accanto ai classici greci e ai Padri e ai dottori della Scolastica, il mio principale punto di riferimento è il pensiero controrivoluzionario, cioè il tradizionalismo politico cattolico. Ma la mia peculiarità in questo orizzonte di pensiero è quello di tenere conto di tutta una serie di autori non cattolici, e a volte persino atei o agnostici, che hanno studiato aspetti determinanti della modernità. Penso a un Weber, a un Simmel (è la sua lettura che mi ha fatto capire cosa sia davvero il denaro), a un Dumont, a un Nolte, e persino, su un piano meno accademico a un Preve, con le infinite riserve  che occorre fare su alcune loro posizioni. Trovo anche estremamente stimolanti amici come Andrea Rognoni, Roberto Priora, Fabrizio Fratus  e Flavio Cuniberto,  oppure  Massimo Viglione per tornare al mondo controrivoluzionario.

RS: La situazione internazionale conseguente alla guerra russo-ucraina è in un’angosciante impasse. Quali esiti Le appaiono più probabili?

MM: Non è facile  fare previsioni, che sono quasi sempre fatte per rivelarsi erronee. La previsione più probabile mi appare ancora una parziale vittoria della Russia . Con una parte più o meno consistente dell’Ucraina che passerà sotto il suo controllo, diretto o indiretto. Ma credo anche che l’imperialismo Usa, accecato dalla sua hybris, non sia in grado di accettare alcun compromesso, forse nemmeno momentaneo, con Putin o con qualsiasi altro. Il mondo anglosassone  ha fatto dell’illimitato la sua ragione di vita: all’illimitato della tecnica e del capitale globali corrisponde l’illimitato dell’espansione Nato verso Oriente.  Credo che sia incapace di fermarsi. Ciò tiene sempre aperta,  per forza di cose, la possibilità di un nuovo conflitto mondiale.

RS: Passando alle angosce italiane, che giudizio dà dello scenario partitico che arriverà alle urne?

MM: Pessimo. Abbiamo da un alto il partito del neototalitarismo atlantista e dissolutorio, anticristiano e antiumano, cioè il Partito democratico,  succursale dell’Asinello americano, di cui sposa da anni le assurde parole d’ordine  e qualsiasi folle ideologismo  sovversivo e guerrafondaio. E’ il partito si cui si regge il Sistema, nonostante vada raramente oltre il 20%.  Dall’altra parte vi sono solo forze politiche  che sembrano opporsi per certi versi alle follie del Pd, ma che quando il potere della finanza anglosassone fischia, si mettono prontamente sull’attenti. Governo Draghi docet. O pensiamo all’allineamento bovino alla Nato. E che comunque sembrano sempre incapaci, persino nei loro migliori momenti (penso a quando Salvini frenava l’immigrazione di massa) di proporre qualsiasi modello di civiltà alternativa al mondo da incubo proposto dalla sinistra liberal. Insomma: restano complici o  subalterni.

RS: Come vede la Sua Milano tra vent’anni?

MM: La mia amata Milano tra vent’anni sarà una città, come molte altre, in cui abiteranno  solo anziani e stranieri. Probabilmente sarà ancora una città importante, come è sempre stata. Ma in cui nessuno parlerà una parola di dialetto, cioè della lingua  del Porta e del Tessa (si è quasi completamente persa già oggi), e  dove quasi nessuno, a parte qualche immigrato,  andrà più in Chiesa e crederà in Gesù Cristo, mentre  quasi tutti andranno al centro commerciale e crederanno nel dio denaro.  E dove tutto ciò che genuinamente radicato e popolare (cioè non appartenente all’orrenda paccottiglia consumista) sarà sparito. Poiché Milano anticipa sempre quasi tutto il meglio e il peggio che accade in Italia, se non vi sarà quella rinascita spirituale che auspico ma certo non vedo all’orizzonte, diventerà una città sradicata e senz’anima prima di molte altre. Essendo innamorato della mia Milano, questo mi rattrista molto.

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