Chiarita qual è l’unica cosa che conta IN questa vita, e PER la nostra vita (ossia per non perderla definitivamente, dannandoci!), un primo strumento offertoci dalla spiritualità ignaziana in quel gioiello fecondissimo che sono gli Esercizi Spirituali, è il silenzio.

La dignità e grandezza del silenzio è un po’ come, si passi il paragone, quella della verginità: non che si faccia necessariamente “male” a parlare (o a far uso della natura), ma sicuramente è più facile sbagliare. Durante le mie esilaranti lezioni di scuola guida, l’istruttore soleva rammentarmi che andare troppo veloce durante l’esame pratico era sconsigliato, in quanto “più vai in giro per la città, più rischi di commettere errori”. Più si parla, più si rischia di fare maldicenza, peccare di vanità, perdere tempo…

Il silenzio è la prima e più evidente mortificazione della natura che gli Esercizi stimolano. Ok, ma perché mortificarci, cioè “farci morti”? Il termine, nell’accezione corrente, ha davvero un senso deteriore e viene utilizzato per indicare qualcosa che non valorizza, che non rende giustizia a ciò che siamo!

La mortificazione cristiana è l’esatto opposto di tutto ciò. Finché siamo su questa terra, dobbiamo purtroppo fare i conti con gli effetti del peccato originale e con la arcinota triplice concupiscenza: della carne, degli occhi e del cuore (orgoglio). Questo è l’uomo vecchio. E’ lui che andiamo a mortificare, a “uccidere” un po’! Tale abbattimento è necessario per dare vigore all’uomo nuovo rigenerato dai Sacramenti, alla versione di noi che ci consente di vivere davvero.

La carne non è sempre cattiva, ma è decaduta, e quindi tende a portare più male che bene, se le si lascia la briglia sciolta. Con la mortificazione, invece, la si tiene al guinzaglio, insegnandole chi comanda (lo spirito). In questo modo potrà esserci utile a salvarci, anziché ostacolarci di continuo con le sue pretese fuori posto.

Basandoci sulle preziose indicazioni del Cardinal Mercier, che ha raccolto tante suggestioni presenti negli scritti e nelle vite dei Santi, possiamo buttar giù 20 spunti pratici per vivere la mortificazione cristiana ogni giorno e raccoglierne (ve lo garantisco) abbondante frutto. Eccoli:

  1. Parrà molto banale, ma la prima mortificazione del corpo passa per il cibo: proviamo a mangiare un po’ meno, solo quello che basta a saziarci, ed evitiamo i fuori pasto se non sono necessari.
  2. In generale evitiamo le troppe raffinatezze a tavola, salvo siamo ospiti.
  3. Magari per molti sarà una chimera, ma per i fortunati che possono decidere liberamente quando svegliarsi la mattina, è d’uopo evitare di impigrirsi e quindi fissare una sveglia cercando con risolutezza di rispettarla.
  4. Se abbiamo qualche leggero acciacco, evitiamo di ingigantirlo con gli altri per farci commiserare o per lavorare meno.
  5. Cerchiamo di non rimandare mai i doveri della giornata, salvo sia inevitabile.
  6. Mortifichiamo la curiosità dello sguardo, sia per evitare spettacoli pericolosi per la nostra anima, sia per non disperdere il pensiero: per strada o sui mezzi pubblici, ad esempio, non fissiamoci troppo sulle altre persone.
  7. Minimizziamo lodi e lusinghe che riceviamo, e tronchiamo educatamente i discorsi che comportano maldicenze, indiscrezioni, derisioni malevole del prossimo.
  8. Cerchiamo di sopportare caldo e freddo (nei limiti della salute) senza subito correre a scaldarci o rinfrescarci.
  9. Mortifichiamo le fantasticherie su ciò che avrebbe potuto essere se…, su chi non potremo mai essere, su ciò che non potremo mai fare: non sono peccaminose in sé, ma sono inutili e tolgono vigore allo spirito.
  10. Cerchiamo di evitare abitudini troppo frivole e/o che potrebbero diventare vizi (es. gioco d’azzardo).
  11. Essere affettuosi con gli altri va benissimo, ma è bene mortificare gli affetti troppo naturali e le eccessive sensibilità.
  12. Anche se può essere alla moda, evitiamo di crogiolarci nella malinconia.
  13. Nel dialogo, diamo precedenza a ciò che hanno da dire gli altri (anche ove non fosse particolarmente geniale).
  14. Mortifichiamo la nostra volontà, le nostre preferenze, ad ogni possibile occasione, per esempio adeguandoci ai programmi o ai gusti altrui.
  15. La mortificazione più grande possibile è amare le umiliazioni: per cominciare, cerchiamo di non ribellarci troppo ad esse.
  16. Evitiamo di “parlar male” di noi stessi credendo con ciò di risultare umili (no, l’effetto che ne sortisce è il contrario): la vera mortificazione è non parlare di sé, provando a farsi “dimenticare” dagli altri.
  17. Freniamo il desiderio di cose frivole (es. durante lo shopping).
  18. Smettiamola coi paragoni tra le nostre croci e le altrui: è la nostra croce che dobbiamo portare e non un’altra, e il suo merito non sta nella qualità o quantità o appariscenza, ma nella perfezione con cui la portiamo.
  19. I nostri limiti, fallimenti ecc. non devono indurre inquietudine e tristezza o rabbia, tutti segni dell’amor proprio.
  20. Il contegno fisico richiede di stare ben dritti, senza affettazione e senza “tirarsela”, di camminare e di sedersi con compostezza sia che siamo da soli sia che siamo in compagnia; il vestiario non deve mai essere sporco o evidentemente rovinato; l’igiene e l’ordine personali fanno parte del decoro.

+ BONUS: Proviamo a lodare qualcuno che saremmo tendenzialmente portati a invidiare.

Si avvicina la festa di Santa Rita, che quanto a mortificazione se ne intendeva: scoprite le sue gemme spirituali nel libretto Ricever grazie da Rita da Cascia, Santa degli impossibili.


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