di Luca Fumagalli

Per la prima puntata: https://www.radiospada.org/2022/04/vertigine-la-vita-di-graham-greene-prima-puntata/

Prima di iniziare, per chi fosse interessato ad approfondire la figura di Graham Greene e quella di molti altri scrittori del cattolicesimo britannico, si segnala il saggio delle Edizioni Radio Spada “Dio strabenedica gli inglesi. Note per una storia della letteratura cattolica britannica tra XIX e XX secolo”. Link all’acquisto.

Poco prima della laurea, nel 1925, Greene scrisse un articolo per l’«Oxford Outlook» intitolato “The Average Film” che conteneva una breve invettiva: «Oggi la maggior parte di noi è fissata con il sesso. Andiamo indifferentemente in chiesa a venerare la Vergine Maria o in un pub a ridacchiare di storielle e poesie umoristiche; e questa esagerazione dell’istinto sessuale ha un effetto negativo sull’arte, sul cinema come sul teatro». Le sue affermazioni provocarono la reazione di una cattolica fervente e molto preparata, Vivienne Dayrell-Browning, segretaria privata dell’editore Basil Blackwell. La infastidiva che si parlasse di “venerazione” per quanto riguardava la Madonna e lo informava che il termine corretto era “iperdulia”, parola tecnica che indicava un grado di venerazione inferiore soltanto a quello dovuto a Dio. Greene, sempre pronto a flirtare, colse la palla al balzo e la invitò a prendere un tè con lui per farsi perdonare. Iniziarono così a frequentarsi, si innamorarono e, dopo un’iniziale resistenza da parte della ragazza, si fidanzarono dietro la promessa che Greene si sarebbe fatto cattolico.

Nata anche lei nel 1904, Vivien – come più tardi semplificò la grafia del suo nome – aveva lunghi capelli castani e lineamenti classici. Quando aveva diciassette anni, la madre fece pubblicare una raccolta di sue poesie e saggi intitolata The Little Wings, corredata da un’introduzione di G. K. Chesterton (un grandissimo onore per un’autrice così giovane). Ciononostante Vivien, destinata a diventare una delle massime esperte mondiali di case di bambole, in seguito prese a considerare il libro con imbarazzo.

Padre George Trollope

Mentre Greene iniziava il praticantato al «Nottingham Journal», continuava a tentare di scrivere un romanzo, producendo sistematicamente cinquecento parole al giorno con una disciplina che sarebbe rimasta inalterata fino alla tarda età, quando fu costretto a ridurre il carico di lavoro. Scriveva anche delle recensioni per la «Westminster Gazette» e per il supplemento letterario del «Times».

Intanto aveva preso contatto con padre George Trollope per le lezioni di catechismo. L’alto e corpulento sacerdote, amministratore della cattedrale di Nottingham, era un convertito, ex attore nel West End, un tipo affabile con cui era facile andare d’accordo. Il battessimo avvenne nel febbraio del 1926 e Greene scelse il nome di Thomas, non per Tommaso d’Aquino, ma per l’apostolo del dubbio. L’anno successivo, il 15 ottobre, lui e Vivien poterono finalmente sposarsi a St. Mary, una minuscola chiesa di Hampstead, e trascorsero una luna di miele di due settimane nel sud della Francia.

Vivien a 17 anni

Ritornato a Londra per lavorare al «Times», Greene si fece inutilmente in quattro per trovare una casa editrice disposta a pubblicare i suoi scritti (fino ad allora aveva dato alle stampe solamente una raccolta poetica di scarso valore, Babbling April). Non si arrese, e oltre a farsi notare in redazione per le sue ottime critiche cinematografiche, quando fu costretto a passare del tempo in ospedale a causa di un’appendicite, occupò le ore abbozzando un nuovo romanzo, L’uomo dentro di me (The Man Within), che conteneva diversi elementi che sarebbero rimasti in Greene nel corso della sua carriera, in particolare la figura dell’uomo braccato e il problema del “Giuda”. Il libro venne accettato dalla casa editrice Heinemann che lo pubblicò nel 1929.

Il buon successo, assolutamente imprevisto, convinse l’autore ad abbandonare l’attività giornalistica per dedicarsi completamente alla letteratura. Sull’onda dell’entusiasmo partorì due nuovi romanzi, The Name of Action (1930) e Rumors at Nightfall (1931), che però si rivelarono un clamoroso flop commerciale e di critica (Greene non permise mai che fossero ripubblicati e alla fine della sua vita lasciò al suo esecutore letterario precise istruzioni in tal senso; questo spiega anche il motivo perché dei due libri non esistano traduzioni italiane). Ormai a corto di soldi, lui e Vivien furono costretti a trasferirsi fuori Londra, e per una sterlina a settimana affittarono Little Orchard Cottage, a Chipping Campde, una città del Gloucestershire sede di mercato. Senza elettricità, l’illuminazione era affidata a lampade di Aladino fumanti.

Il matrimonio di Greene

Se fino a quel momento tre romanzi piuttosto mediocri si erano fatti strada fino alla pubblicazione, stranamente una biografia ben fatta avrebbe dovuto attendere fino al 1973 per essere data alle stampe dalla Bodley Head. Si tratta di Lord Rochester. La carriera di un libertino (Lord Rochester’s Monkey), lavoro dedicato al noto poeta e drammaturgo che visse all’epoca di Carlo II e che la Heinemann rifiutò forse perché voleva evitare di incorrere in un procedimento penale per oscenità. L’interpretazione che Greene dà delle idee religiose di Rochester è sorretta da quello che divenne un punto nodale della sua stessa vita. Man mano che si faceva più vecchio e tormentato in relazione alla propria fede, sentiva allo stesso tempo che la miscredenza richiedeva una certezza che non poteva essere giustificata. Rochester, dice, vedeva «le crepe dell’universo di Hobbes, gli inquietanti dubbi a proposito della sua stessa incredulità». Con il passare degli anni, scoprì che non avrebbe mai potuto condividere l’ordinata sicurezza di un ateo.

Dopo gli ultimi fallimenti era importante che Greene scrivesse un romanzo di successo: «Per la prima e ultima volta mi accinsi deliberatamente a scrivere un libro che piacesse, un libro dal quale, con un po’ di fortuna, si potesse trarre un film. Il diavolo protegge la sua genìa e, con Il treno d’Istanbul (Stamboul Train), riuscì in entrambi gli scopi». Pubblicato nel 1932, il libro risollevò le sorti di una carriera che pareva dover terminare anzitempo, una tendenza positiva riconfermata due anni più tradì con Un campo di battaglia (It’s a Battlefield), un ritratto impietoso della Londra contemporanea che piacque molto anche a un grande vecchio della letteratura britannica come Ford Madox Ford. Un lauto accordo con la Fox per trarre un film da Il treno d’Istanbul e la collaborazione, in qualità di recensore, con lo «Spectator», furono un’ulteriore manna dal cielo e garantirono a Greene la tanto agognata stabilità economica.

La prima edizione del romanzo d’esordio di Greene

Gli unici problemi che persistevano erano quelli in famiglia: da qualche tempo, infatti, l’amore per la moglie si era raffreddato e lo scrittore aveva iniziato a frequentare delle prostitute…

(la vita di Graham Greene continua nella prossima puntata)

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Seguici anche su

Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da N. SHERRY, The Life of Graham Greene (Penguin Books, 2004). L’ultima è invece tratta dal sito https://www.biblio.com/book/within-greene-graham/d/1393790289.