«Fra tutti gli omaggi atti al culto del Sacro Cuore, il primo posto e la prima menzione spetta alla Consacrazione. Mediante essa noi riconosciamo che abbiamo avuto tutto dall’eterna bontà, e consacriamo noi e tutto ciò che ci appartiene al divin Cuore di Gesù».
(Pio XI, Miserentissimus)

Quando santa Margherita Maria e il beato Claudio de la Colombière fecero la loro consacrazione, vollero darsi completamente al Sacro Cuore e fargli una solenne e definitiva dedicazione della loro vita. Che cosa non avrebbe voluto dire la santa quando nel suo atto protestava «che si offriva e si consacrava al Sacro Cuore per non servirsi più di alcuna parte del suo essere se non per onorarlo, amarlo e glorificarlo; che la sua irrevocabile volontà era di unirsi a Lui e di fare tutto per amor suo»!
Con quale coscienza d’immolazione il beato Claudio de la Colombière scriveva: «Io mi consacro al tuo Sacro Cuore nel modo più perfetto e più esteso che mi sia possibile… No, o mio amabile Salvatore, io non mi distaccherò mai da Te e non mi unirò che a Te»!
È appunto in questo senso che santa Margherita Maria scriveva: «Faresti cosa molto gradita a Dio consacrandoti e sacrificandoti al Sacro Cuore … facendogli il sacrificio di te stesso e consacrandogli tutto il tuo essere per dedicarti al suo servizio e procurargli tutta la gloria, l’amore e la lode che sarà in tuo potere. Ecco una cosa, a mio parere, che il divin Cuore chiede per perfezionare e completare l’opera della tua santificazione».

Le esigenze della consacrazione.

Sarebbe dunque un’illusione limitare la nostra consacrazione alla semplice recita, anche devota, d’una formula composta da un santo e approvata dalla Chiesa, ma il cui influsso non si farebbe sentire affatto nella condotta della nostra vita. Il Signore non vuole da noi delle parole, anche se pronunciate con sincerità. Vuole egli atti, e atti che impegnino tutto il nostro essere e trasformino la nostra vita. Quando un religioso si consacra a Dio con i voti, sa bene a che cosa lo impegnino i termini della formula che pronuncia. Si opera allora un cambiamento radicale nella sua esistenza: d’ora in poi egli non appartiene più a se stesso, diventa l’uomo di Dio, la sua vita è consacrata a Lui in nei minimi particolari, e si dà senza riserve e per sempre prendendo il Cielo e la terra come testimoni della sua donazione. Fatta riserva del voto, la nostra consacrazione al Sacro Cuore dovrebbe avere sulla nostra vita il medesimo influsso. E questo era appunto il pensiero di santa Margherita Maria: «Se vuoi essere del numero dei suoi amici – diceva ancora – gli offrirai il sacrificio di te stesso … Dopo di che, non ti considererai più che come appartenente e dipendente dall’adorabile Cuore».
Forse il Signore chiederà a chi si é dato a Lui grandi sacrifici, ma che importa, quando egli darà la forza per compierli, e non vi é tristezza per colui che ama? Egli userà con lui il duro linguaggio di una volta: «Chi vuol essere mio discepolo, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua». È infatti un obbligo che s’impone ad ogni cristiano, e quindi in modo del tutto speciale a chi vuol seguire Cristo più da vicino. Ma chi non vede come questo programma austero é reso più facile e perfino attraente quando il cuore é ripieno d’amore e di fiducia per un Dio al quale si è dato e dal quale si sa di essere teneramente amati?!

I vantaggi della consacrazione

Ma ancora, quale ricompensa attende coloro che apparterranno a quel divin Cuore! Se la professione dà alla vita del religioso un valore considerevole raddoppiando il merito delle sue azioni, santa Margherita Maria ci avverte che «per coloro che si sono consacrati al Sacro Cuore e cercano solo di onorarlo, questa sola intenzione darà alle loro azioni più merito davanti a Dio e sarà a Lui più accetta di tutto ciò che potrebbero fare senza di essa». La santa promette che coloro i quali saranno devoti del Sacro Cuore non periranno mai, e aggiunge: «Il Sacro Cuore mi scopre tesori d’amore e di grazia per le persone che si consacreranno e si sacrificheranno per rendergli e procurargli tutto l’onore, l’amore e la gloria che sarà in loro potere». «Non posso credere che le persone consacrate a questo Sacro Cuore periscano, o che cadano sotto il dominio di Satana con il peccato mortale» – ma alla condizione che – «se, dopo essersi consacrate interamente a Lui, cercano per quanto possono di onorarlo, amarlo e glorificarlo, conformandosi in tutto ai suoi santi precetti».
Così compresa, la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù produrrà frutti copiosi e duraturi e, praticata in tutto il mondo, contribuirà, secondo il voto dei Sommi Pontefici, ad unire tutti i popoli con i legami della carità cristiana e d’una pacifica convivenza.

Ecco il testo della Consacrazione che santa Margherita Maria fece di se stessa e che le era stata dettata dal Sacro Cuore, come la santa scrisse al P. Croiset.

«Io, N.N. mi dono, e consacro al Cuore di nostro Signor Gesù Cristo la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze, per non volermi più servire di alcuna parte del mio essere se non per amarlo, onorarlo e glorificarlo. È mia volontà irrevocabile di essere tutto suo e di fare tutto per amor suo, rinunciando con tutto il cuore a quanto potrebbe recargli dispiacere. Io ti prendo o Sacro Cuore, come l’unico soggetto del mio amore, il protettore della mia vita, la garanzia della mia salvezza, il rimedio della mia debolezza e della mia incostanza, il riparatore di tutte le mancanze della mia vita, e il mio sicuro asilo nell’ora della mia morte. Sii ,o Cuore di bontà, la mia giustificazione al cospetto di Dio Padre tuo, e allontana da me gli sguardi della sua giusta ira. O Cuore d’amore, io ripongo tutta la mia fiducia in te, poiché temo tutto dalla mia malizia e dalla mia debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà. Togli dunque in me tutto ciò che può dispiacerti o resisterti. Il tuo puro amore ti imprima così profondamente nel mio cuore che io non abbia mai a dimenticarti, o ad essere separato da te. Ti scongiuro per tutte le tue bontà che il mio nome sia scritto in te, poiché voglio far consistere tutta la mia felicità e tutta la mia gloria nel vivere e nel morire come tuo schiavo. Così sia!».

INDULGENZA: Indulgenza di tre anni. Indulgenza plenario, alle solite condizioni, se ripetuto ogni giorno per un mese intero (S. C. Indulg., 1 iun. 1897, 13 ian. 1898 et 21 apr. 1908; S. Paen. Ap., 25 febr. 1934).

fonte: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 424-426



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