Come si sa, fu l’Angelico San Tommaso a comporre l’officiatura della festa del Corpus Domini. Egli pertanto, giustamente chiamato dai Pontefici “Dottore Eucaristico”, è l’autore di quei sublimi componimenti poetici, a un tempo inarrivabile espressione del dogma cattolico, che sono: la sequenza Lauda Sion; gli inni Pange lingua, Sacris solemniis e Verbum supernun prodiens; e il ritmo Adoro te devote.
Quest’ultimo ebbe notevole diffusione da quando San Pio V, nel 1570, lo inserì nel Messale Romano fra le preghiere da dirsi dal sacerdote dopo la celebrazione della messa.
Col tempo i Sommi Pontefici lo arricchirono di copiose indulgenze, che al presente, secondo l’Enchiridion Indulgentiarum pubblicato nel 1952, sono le seguenti:
– indulgenza di sette anni, se si recita il ritmo o l’ultima strofa solamente davanti al Santissimo Santissimo dell’Eucaristia;
– indulgenza plenaria alle solite condizioni, se il ritmo viene recitato ogni giorno per un mese intero (S. C. Indulg., 15 iun. 1895; S. Paen. Ap., 12 mart. 1936 et 12 iul. 1941).

Testo latino

Adóro Te devóte, látens Déitas,
Quæ sub his figúris, vere látitas:
Tibi se cor meum totum súbjicit,
Quia, te contémplans, totum déficit.


Visus, tactus, gustus, in te fállitur,
Sed audítu solo tuto créditur:
Credo quidquid díxit Dei Fílius;
Nil hoc verbo veritátis vérius
.

In cruce latébat sola Déitas,
At hic látet simul et humánitas:
Ambo támen crédens átque cónfitens,
Peto quod petívit latro pœnitens.


Plagas, sicut Thomas, non intúeor,
Deum támen meum te confíteor.
Fac me tibi sémper mágis crédere,
In te spem habére, te dilígere.


O memoriále mortis Dómini,
Panis vivus, vitam præstans hómini,
Præsta meæ menti de te vívere,
Et te illi semper dulce sápere.


Pie pellicáne, Jesu Dómine,
Me immúndum munda tuo sánguine,
Cuius una stilla salvum fácere,
Totum mundum quit ab ómni scélere.


Iesu, quem velátum nunc aspício,
Oro fíat illud, quod tam sítio:
Ut, te reveláta cernens fácie,
Visu sim beátus tuæ glóriæ. Amen

Testo italiano adattato alla melodia gregoriana

Dio, che Ti celi sotto questi vel,
trepido T’adoro e m’affido a Te;
tutto a Te, Signore, s’abbandona il cuor,
tutto esulta e freme, quando guarda Te.

Nulla al tatto, nulla al gusto, nulla all’occhio appar;
ma la Tua parola io risento in cuor;
credo quanto disse il Divin Figliol,
Tu, ne sono certo, sei la verità.

Hai nascosto in croce la divinità;
qui tu mi nascondi pur l’umanità;
ma io credo e spero come il buon ladron:
quello ch’egli chiese chiedo anch’io a Te.

Vide Te Tommaso e credette allor;
senza ch’io Ti veda credo a Te, Signor;
fa’ che la mia fede cresca sempre più:
fammi in Te sperare arder sol per Te.

Vivo memoriale di Gesù che muor,
pane prodigioso, vita d’ogni cuor;
fa’ che questo cuore viva sol per Te:
nulla gli sia dolce quanto il Tuo sapor.

Pio pellicano, mio Gesù Signor,
dal peccato, grido, lavami, Signor.
Il Tuo sangue è fuoco, brucia il nostro error,
una sola stilla tutti può salvar.

O Gesù, che vedo sotto questi vel,
d’una sete grande spasima il mio cuor;
il Tuo volto santo possa contemplar
nella piena luce della gloria in ciel. Amen.



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fonte immagine beweb.chiesacattolica.it