Volentieri presentiamo ai lettori questo importante estratto del V volume della Storia universale della Chiesa scritta dal Card. Hergenröther – L’apice della potenza ecclesiastica-politica dei Papi, le Crociate, la Scolastica


Questo periodo ci dimostra il pieno svolgersi della cristianità occidentale in una grande associazione di popoli, in una famiglia di nazioni, accolta sotto la direzione suprema della podestà spirituale, che la sostiene e la guida a comuni intraprese. L’universalità della Chiesa trionfava dall’amor proprio delle singolenazioni le quali avevano da lei ricevuta la loro comune civiltà. 

1) Questo è il tempo del maggiore splendore per il primato del Papa, che felicemente si adopera a subordinare le cose terrene alle celesti, e a far trionfare universalmente la legge di Cristo: ma è il tempo altresì della decadenza dell’impero, il quale degenerando dal suo ideale, si indebolisce e si smembra in sterili lotte e in una rovinosa politica. 2) È il tempo delle Crociate e degli sforzi tentati a riunire da capo con sodi vincoli l’Oriente e l’Occidente. 3) È il tempo in cui sorgono e si stabiliscono le università, fioriscono gli studi della giurisprudenza e della scolastica, e un potente risveglio si manifesta nell’arte religiosa. 4) È il tempo, in cui la cavalleria e la borghesia, avvivate dallo spirito di fede, operano di accordo in grandiose associazioni; in cui nuove congregazioni religiose provvedono largamente alle necessità del mondo cristiano, portano con gran frutto la guerra alle sette pericolose, e nuovi domini conquistano alla Chiesa. Il sacerdozio, la cavalleria, la borghesia operano di concerto: politica, scienza ed arte e con essi tutta intera lavita sono compenetrate dallo spirito cristiano ed in perfetta armonia. Ogni resistenza contro i principii della Chiesa torna insieme una resistenza contro l’ordine dello Stato.

Due grandi idee vi erano che tutti avevano per supreme, e per cui ponevano anche la vita: libertà e religione (Giovanni di Salisbury, lettera 193). Ambedue si sostenevano a vicenda. La Chiesa, in cui era come incarnata la religione, difendeva ad un tempo la libertà. Il bene più grande e più sublime era la religione: la libertà veniva dopo e in lei trovava freno insieme e difesa. Il non essere soggetto che alla legge di Dio, la quale insegna a bene usare della libertà terrena, e il resistere alla ingiustizia, quando pure fosse sostenuta dal principe più potente, era tenuto per vanto e decoro dell’uomo libero e grande. Il difendere la libertà della Chiesa era il primo dovere, e il più bell’onore dei suoi pastori (Pietro di Blois, lettera 10).

La civiltà medievale tocca il suo colmo sotto il pontificato di Innocenzo III. Da indi in poi comincia a decadere: le sue parti difettose prevalgono: l’entusiasmo rattiepidisce e dà luogo a un molle torpore. Le grandi istituzioni tralignano, e nuove lotte violente col potere civile assodatosi e con nuove tendenze e dottrine preparano a poco a poco una totale trasformazione: questa minaccia di dar morte al medioevo, come il medioevo ha dato morte all’antichità pagana; ma alla Chiesa da dure prove tribolata prepara in un nuovo ordine di cose, nuove vittorie e nuovi trionfi. […]

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