L’Arcidiocesi di Bologna prende posizione e difende ufficialmente la “messa di ringraziamento” a seguito dell’unione sodomitica avvenuta a Budrio.

La cosa, se non fosse drammatica, sarebbe comica, ma un “merito” nella vicenda va riconosciuto: la chiarezza, almeno sul fatto che quell’atto è accettato a pieno titolo dalle autorità (neomoderniste) diocesane. Su tutto il resto regna la confusione e la falsità.

Confusione, quando ad esempio il comunicato sostiene che si “mira ad accompagnare e a sostenere nella vita cristiana anche persone con tendenza omosessuale”, perché qui – al netto di cerchiobottismi poco riusciti – non si parla di “tendenza” ma di “pratica”. E pratica rivendicata in pubblico.

Falsità poi, conclamata, quando – con disprezzo della realtà – si arriva a sostenere che “la Chiesa di Bologna, in piena sintonia con il Magistero e la Dottrina della Chiesa, prosegue per la strada indicata a tutti”. Ora, chiunque abbia un abc di Dottrina non può che sorridere amaramente di fronte a parole del genere (vedere: Sodoma distrutta. Le parole di Santi e Papi contro l’omosessualismo).

Il fariseismo del comunicato, del resto, tocca l’apice con la frase: “Si precisa che non vi è stata alcuna benedizione della coppia”.

Che dire? L’unica cosa da precisare è che l’Arcidiocesi di Bologna ha cambiato religione da tempo.

Anche per questo bisognerà riparare ed è buona cosa che il Comitato Beata Giovanna Scopelli abbia già fissato un appuntamento a luglio, proprio in Emilia.

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