di Luca Fumagalli

Per le puntate precedenti:

Prima puntata (1904-1925)

Seconda puntata (1925-1934)

Terza puntata (1935-1939)

Prima di iniziare, per chi fosse interessato ad approfondire la figura di Graham Greene e quella di molti altri scrittori del cattolicesimo britannico, si segnala il saggio delle Edizioni Radio Spada “Dio strabenedica gli inglesi. Note per una storia della letteratura cattolica britannica tra XIX e XX secolo”. Link all’acquisto.

Per quel che si sa, nel corso degli anni Trenta Greene ebbe solo delle relazioni passeggere finché nel 1939 non incontrò Dorothy Glover. Nonostante il suo matrimonio si trascinò ancora per un decennio e non fu mai ufficialmente dissolto, è ragionevole desumere che da quell’anno non fu molto più che un involucro vuoto. Dorothy faceva la scenografa e la costumista, anche se in seguito divenne illustratrice e autrice di testi per l’infanzia. Greene collaborò con lei ad almeno quattro libri dedicati ai più piccoli, tutti firmati con lo pseudonimo di Dorothy Craigie, e dopo il 1947, quando il loro rapporto si esaurì, gli rimase comunque legato, donandole non solo i ricavi del film tratto da Brighton Rock, ma assicurandole pure una piccola rendita. Per fortuna non tutti i mali vengono per nuocere e nel 1952, senza dubbio sotto l’influenza dello scrittore, Dorothy decise di convertirsi al cattolicesimo.

Greene a Londra nel 1945

Pochi giorni dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, fu dato alle stampe Missione confidenziale (The Confidential Agent), da cui, una manciata di anni più tardi, venne tratto un film con Charles Boyer e Lauren Bacall, uno dei pochi adattamenti hollywoodiani di una sua opera che Greene dimostrò di apprezzare. Men che mediocre risultò invece The Fugitive, di John Ford, pellicola ispirata a quello che molti lettori considerano il capolavoro dello scrittore inglese, ovvero Il potere e la gloria (The Power and the Glory), pubblicato nel 1940. Nel romanzo, ennesimo prodotto del suo viaggio in Messico, Greene si cimentò per la prima e unica volta nella sua carriera in un racconto con una tesi: che l’ufficio sacramentale di un prete è efficace indipendentemente dalla sua condizione morale. La storia, infatti, ha per protagonista un “whisky priest”, un sacerdote indegno e peccatore che sta fuggendo da una sicura condanna a morte, con i soldati del governo anticlericale che lo tallonano senza tregua. Lo sfondo è quello di un paese lacerato dalla miseria, dalla calura e dalla propaganda massonica, dove, però, anche ai più insospettabili è offerta l’opportunità della redenzione. Il libro, che indaga l’idea di Incarnazione fino all’ultimo, inquietante, grado, offrendo un saggio della complessa teologia del corpo di Greene, ricevette ottime recensioni su entrambi i lati dell’Atlantico, valendo inoltre all’autore la vittoria del prestigioso Hawthornden Prize.

L’edizione Oscar Mondadori del romanzo di Greene

Con la guerra in corso, nel tentativo di guadagnare qualche soldo per sostenere Vivien e i bambini in vista di una sua chiamata alle armi, Greene accettò un impiego come capo della sezione scrittori del ministero dell’Informazione che gli permise di lasciare la riserva degli ufficiali. Il suo lavoro, destinato ad avere vita breve, consisteva principalmente nel commissionare libri e pamphlet patriottici, sopprimendo al contempo quelli ritenuti dannosi per lo sforzo bellico. Divenne in seguito direttore letterario dello «Spectator», poche settimane dopo che la sua abitazione di Clapham Common era stata distrutta dalle bombe tedesche (molto probabilmente l’adulterio gli salvò la vita, poiché quella notte Greene si trovava dalla Glover). La sorella Elisabeth gli aprì poi le porte dell’MI6, il servizio britannico di intelligence, e come agente 59200 lo scrittore venne mandato per un periodo in Africa Occidentale, più precisamente a Freetown, in Sierra Leone, per poi essere rincasato e costretto, dietro una scrivania, a occuparsi di intercettazioni. Sui dettagli dei suoi incarichi si è molto discusso, anche e soprattutto per la sua vicinanza a Kim Philby, spia per conto dei sovietici, ma le prove sono per loro stessa natura insufficienti.

Greene e Philby

Greene, che nel frattempo aveva smesso di fumare, continuava comunque a scrivere al ritmo consueto. Il 1942 fu l’anno di British Dramatists, una storia del teatro inglese dal Medioevo all’epoca contemporanea, breve ma ben fatta, mentre nel 1943 vide la luce Quinta colonna (The Ministry of Fear), a detta dello scrittore il migliore dei suoi “divertimenti”, sebbene questa etichetta si addica poco a un romanzo che, oltre a parlare di spie, bombe, omicidi e rapimenti, è anche una sottile esplorazione della memoria, del sé, della politica, della psicanalisi e della pietà. L’anno dopo consegnò al produttore cinematografico Alexander Korda una storia intitolata Il decimo uomo (The Tenth Man) per farne una sceneggiatura, ma il testo sparì in un archivio della MGM o, più semplicemente, cadde nel dimenticatoio e non se ne fece nulla. Venne ripescato solamente nel 1985 e pubblicarlo in forma di romanzo.

Quando la guerra stava per volgere al termine, Greene iniziò a lavorare insieme a Douglas Jerrold alla casa editrice Eyre & Spottiswoode, un incarico che sarebbe durato in tutto tre anni. Jerrold, autore abbastanza prolifico ma poco talentuoso, era stato un sostenitore della British Union of Fascists di Mosley. Quantunque fosse anch’egli un cattolico, giudicava severamente la produzione del collega scrittore: «Il miglior romanziere vivente in termini di abilità, Greene era banale perché la sua ossessione per il dubbio e il fallimento non gli permise di comprendere l’essenza di una vita cattolica».

Correggendo le bozze de “Il nocciolo della questione”

Rispetto a quelle di Jerrold, le preferenze politiche di Greene rimasero sempre piuttosto misteriose. Se negli anni Sessanta faceva una donazione annua di dieci sterline al partito liberale, più avanti, vivendo all’estero, pare non abbia più votato. Affermò, però, che alle elezioni del 1979 avrebbe appoggiato Margaret Thatcher a motivo della sua «integrità» e perché i capi laburisti gli sembravano dei bugiardi patentati (in seguito prese le distanze dalla “Lady di ferro”, criticandone le scelte politiche a volte con grande ferocia). In un’intervista del 1984 si espresse a favore dei socialdemocratici, aggiungendo di non essere marxista e di disapprovare l’ala più radicale del partito laburista, ma di essere d’accordo con alcune affermazioni del leader di allora, Neil Kinnock, a proposito dell’America centrale. La verità è che a Greene, in fondo, i partiti politici non piacevano molto.

Edizione Vintage Classics del 2004

In questo periodo, oltre a continuare a coltivare la sua voracità da collezionista di romanzi thriller e di commedie del XVII secolo, ritornò a scrivere recensioni con regolarità. Stese inoltre i primi passaggi di quello che sarebbe diventato, nel 1948, Il nocciolo della questione (The Heart of the Matter), un romanzo che elevò il suo autore a un grado di celerità nel mondo letterario e religioso che, solo qualche tempo prima, sarebbe stato impossibile da prevedere. Selezionato dal Book of the Month Club, scelto dalla Book Society, libro del mese per l’«Evening Standard» e vincitore del James Tait Black Memorial Prize, vendette molto più degli altri romanzi di Greene. La storia di Scobie, un cattolico oppresso a tal punto dal senso di colpa da decidere di suicidarsi, portò allo scoperto la straordinaria desolazione presente nella vita di diversi fedeli, e svariati sacerdoti e laici cominciarono a considerare lo scrittore inglese come qualcuno in grado di comprendere i loro problemi personali (inutile sottolineare come questa cosa infastidisse non poco Greene, che consigliava loro di cercarsi piuttosto uno psichiatra). In ogni caso è innegabile che questi, sulla scorta di un Péguy, con i suoi lavori abbia contribuito a ridurre il divario tra il santo e il peccatore, a volte con risultati brillanti, altre, invece, con un’ambiguità che non mancò di suscitare aspre polemiche…

(la vita di Graham Greene continua nella prossima puntata)

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Seguici anche su

Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da N. SHERRY, The Life of Graham Greene (Penguin Books, 2004, vol. 2). Fanno eccezione quelle che ritraggono le copertine dei due romanzi, ricavate rispettivamente da https://www.amazon.it/potere-gloria-Graham-Greene/dp/8804724978/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=1Q3QW9OZO0J7F&keywords=green+il+potere+e+la+gloria&qid=1654353514&sprefix=greene+il+ptoere+e+la+gloria%2Caps%2C79&sr=8-1 e https://www.amazon.it/Heart-Matter-Graham-Greene/dp/0099478420