Maria Goretti spirò la sua bell’anima verginale il 6 luglio 1902. Ha undici anni. Due anni dopo nel Santuario di Nostra Signora delle Grazie in Nettuno le fu eretto il primo monumento. Il processo canonico per la beatificazione e canonizzazione fu introdotto presso la Diocesi di Albano nel 1935, passando poi a Roma presso la Congregazione dei Riti, postulando la causa i Passionisti. Pio XII riconobbe il martirio della verginella nel 1945. Approvati i due miracoli richiesti, ne dispose la beatificazione nel 1947. Canonicamente sanzionati i due ulteriori miracoli, il Pontefice stabilì di canonizzarla il 25 giugno dell’anno santo 1950. Tuttavia il numero di coloro che richiesero di poter assistere alla solenne funzione superò in pochi giorni le possibilità di capienza della Patriarcale Basilica Vaticana. Tanti furono infatti i pellegrinaggi che si organizzavano per poter soddisfare la devozione del popolo verso la piccola Santa. Così la Postulazione e l’ufficio del Maestro di Camera giunsero alla deliberazione seguente: la canonizzazione sarebbe stata celebrata “in via del tutto eccezionale” in Piazza San Pietro il 24 giugno, a sera a motivo del caldo, e il giorno successivo il Papa avrebbe celebrato in Basilica il solenne pontificale.
Il trono papale fu innalzato sotto la loggia centrale, da cui pendeva l’arazzo della canonizzanda. Il rito si svolse secondo le secolari prescrizioni cerimoniali. Le tre richieste della Congregazione dei Riti per la canonizzazione, il canto delle Litanie dei Santi e del Veni Creator per implorare l’assistenza della curia celeste e dello Spirito Santo. Finalmente, a seguito dell’ultima postulazione fatta per mezzo dell’Avvocato del Sacro Concistoro dal Cardinale Clemente Micara, Prefetto della Congregazione dei Riti, mons. Antonio Bacci, Segretario dei Brevi ai Principi, a nome del Pontefice rispose: “Audiatis omnes, quotquot adestis; ii etiam audiant, qui ubique terrarum radiophonicae artis ope, sacris hisce ritibus auscultando quodammodo intersunt. Sollemne iam advenit horae momentum, quo Augustus Pontifex oraculum laturus est. Candidum hoc virginitatis lilium, martyrii cruore purpuratum, laetabundi veneremur, ac sanctam eiusmodi morum innocentiam, qua tantopere nostrum indiget saeculum, imitari contendamus“. Dopo di che, mentre tutti si alzavano e si scoprivano il capo, il Sommo Pontefice, ricoperto del manto rosso e redimito della mitria preziosa, assiso in Catterdra, nella pienezza dell’Apostolico Ministero solennemente pronunziò: «Ad honorem Sanctae et Individuae Trinitatis, ad exaltationem Fidei Catholicae et Christianae Religionis augmentum, auctoritate Domini nostri Iesu Christi, Beatorum Apostolorum Petri et Pauli, ac Nostra: matura deligeratione praehabita, et divina ope saepius implorata, ac de Venerabilium Fratrum Nostrorum Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalium, Patriarcharum, Archiepiscoporum et Episcoporum, in Urbe exsistentium, consilio, Beatam Mariam Goretti, Sanctam esse decernimus et definimus ac Sanctorum catalogo adscribimus: statuentes ab Ecclesia Universali illius memoriam quolibet anno die eius natali, sexta nempe iulii, inter Sanctas Virgines et Martyres pia devotione recoli debere. In nomine Patris et FiIii et Spiritus Sancti. Amen».
Al rito assistette una folla immensa, tra cui la madre, i fratelli e lo stesso uccisore della piccola Vergine e Martire.
A tutti il Vicario di Cristo rivolse il seguente discorso.

Venerabili Fratelli e diletti figli,
Per un amoroso disegno della Provvidenza divina l’esaltazione suprema di una umile figlia del popolo è stata celebrata in questo vespro luminoso con una solennità senza pari e in forma sin qui unica negli annali della Chiesa: nella vastità e nella maestà di questo luogo di mistero, fatto tempio sacro, cui è volta il firmamento che canta le glorie dell’Altissimo; da voi così bramata, prima che da Noi disposta; con un concorso di fedeli numerosissimo, quale non videro mai eguale le altre canonizzazioni; e soprattutto quasi così imposta dall’abbagliante fulgore e dalla inebriante fragranza di questo giglio, ammantato di porpora, che or ora con intimo gaudio abbiamo ascritto all’albo dei Santi : la piccola e dolce Martire della purezza : Maria Goretti.
Perchè, diletti figli, siete accorsi in così sterminato numero alla sua glorificazione? Perché, ascoltando o leggendo il racconto della sua breve vita, così somigliante a una limpida narrazione evangelica per semplicità di linee, per colore di ambiente, per la stessa fulminea violenza della morte, vi siete inteneriti fino alle lacrime? Perché Maria Goretti ha conquistato così rapidamente i vostri cuori, fino a divenirne la prediletta, la beniamina? Vi è dunque in questo mondo, apparentemente travolto e immerso nell’edonismo, non soltanto una sparuta schiera di eletti assetati di cielo e di aria pura, ma folla, ma immense moltitudini, sulle quali il soprannaturale profumo della purezza cristiana esercita un fascino irresistibile e promettente : promettente e rassicurante.
Se è vero che nel martirio di Maria Goretti sfolgorò soprattutto la purezza, in essa e con essa trionfarono anche le altre virtù cristiane. Nella purezza era l’affermazione più elementare e significante del dominio perfetto dell’anima sulla materia; nell’eroismo supremo, che non s’improvvisa, era l’amore tenero e docile, obbediente ed attivo verso i genitori; il sacrificio nel duro lavoro quotidiano; la povertà evangelicamente contenta e sostenuta dalla fiducia nella Provvidenza celeste; la religione tenacemente abbracciata e voluta conoscere ogni dì più, fatta tesoro di vita e alimentata dalla fiamma della preghiera; il desiderio ardente di Gesù Eucaristico, ed infine, corona della carità, l’eroico perdono concesso all’uccisore: rustica ghirlanda, ma così cara a Dio, di fiori campestri, che adornò il bianco velo della sua prima Comunione, e poco dopo il suo martirio.
Così questo sacro rito si svolge spontaneamente in un’accolta popolare per la purezza. Se alla luce di ogni martirio fa sempre amaro contrasto la macchia di una iniquità, dietro a quello di Maria Goretti sta uno scandalo, che all’inizio di questo secolo parve inaudito. A distanza di quasi cinquant’anni, tra la spesso insufficiente reazione dei buoni, la congiura del malcostume, valendosi di libri, di illustrazioni, di spettacoli, di audizioni, di mode, di spiagge, di associazioni, tenta di scalzare in seno alla società e alle famiglie, a danno principalmente della fanciullezza anche tenerissima, quelli che erano i presidi naturali della virtù.
O giovani, fanciulli e fanciulle dilettissimi, pupille degli occhi di Gesù e dei Nostri, – dite – siete voi ben risoluti a resistere fermamente, con l’aiuto della grazia divina, a qualsiasi attentato che altri ardisse di fare alla vostra purezza?
E voi, padri e madri, al cospetto di questa moltitudine, dinanzi alla immagine di questa vergine adolescente, che col suo intemerato candore ha rapito i vostri cuori, alla presenza della madre di lei, che, educatala al martirio, non ne rimpianse la morte, pur vivendo nello strazio, ed ora s’inchina commossa ad invocarla, – dite – siete voi pronti ad assumere il solenne impegno di vigilare, per quanto è da voi, sui vostri figli, sulle vostre figlie, affine di preservarli e difenderli contro tanti pericoli che li circondano, e di tenerli sempre lontani dai luoghi di addestramento alla empietà e alla perversione morale?
Ed ora, o voi tutti che Ci ascoltate, in alto i cuori! Sopra le malsane paludi e il fango del mondo si stende un cielo immenso di bellezza. È il cielo che affascinò la piccola Maria; il cielo a cui ella volle ascendere per l’unica via che ad esso conduce: la religione, l’amore di Cristo, la eroica osservanza dei suoi comandamenti.
Salve, o soave e amabile Santa! Martire sulla terra e angelo in cielo, dalla tua gloria volgi lo sguardo su questo popolo, che ti ama, che ti venera, che ti glorifica, che ti esalta. Sulla tua fronte tu porti chiaro e fulgente il nome vittorioso di Cristo (cfr. Apoc. 3, 12); sul tuo volto virgineo è la forza dell’amore, la costanza della fedeltà allo Sposo divino; tu sei Sposa di sangue, per ritrarre in te l’immagine di Lui. A te, potente presso l’Agnello di Dio, affidiamo questi Nostri figli e figlie qui presenti e quanti altri sono a Noi spiritualmente uniti. Essi ammirano il tuo eroismo, ma anche più vogliono essere tuoi imitatori nel fervore della fede e nella incorruttibile illibatezza dei costumi. A te i padri e le madri ricorrono, affinché tu li assista nella loro missione educativa. In te per le Nostre mani trova rifugio la fanciullezza e la gioventù tutta, affinché sia protetta da ogni contaminazione e possa incedere per il cammino della vita nella serenità e nella letizia dei puri di cuore. Così sia.

fonte: vatican.va
fonte immagine: tuacitymag.com


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