A seguito dell’ormai nota vicenda di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia (vedere: ”La casalinga di Rubiera”: nella Diocesi di Reggio Emilia c’è aria di “scomunica”, con virgolette d’obbligo e “Scomuniche” reggiane, vescovi inglesi e Fede Romana: i fedeli non ci stanno e scrivono alla Curia), riportiamo la replica inviataci da due fedeli alla missiva dei potravoce del gruppo correggese operante in base al Traditionis Custodes.

Oltre a quanto scritto nel testo seguente, aggiungiamo una riflessione che i lettori di Radio Spada devono aver ben presente: ciò che le autorità neomoderniste concedono è principalmente un piccolo effetto collaterale della battaglia tra la Tradizione Cattolica e la Rivoluzione, se non ci fosse stata l’opera di Mons. Lefebvre (su cui si possono aver letture legittimamente diverse) non ci sarebbero state le ritirate reali o strategiche vaticansecondiste che hanno permesso a certo “mondo di mezzo” di ricavarsi una “terra di nessuno” in cui tirare avanti.

Solo paio di note finali:

  1. I correggesi hanno avuto in gentil concessione una ventina di messe all’anno, mai di domenica (qui il calendario). A Reggio Emilia ci sono intere chiese date in affido stabile, per ogni funzione, a scismatici e veglie LGBT in una celebre parrocchia. Il “padigione pizzi e merletti” nell’esposizione ecumenica conciliare è trattato piuttosto male. A poche centinaia di metri da questo luogo di celebrazioni targate “Traditionis Custodes”, c’è una cappella della Fraternità San Pio X, ristrutturata a spese dei fedeli (e non con l’8 per mille), in cui due DOMENICHE al mese si assicurano la Santa Messa, le confessioni e la direzione spirituale.
  2. Nel loro comunicato i portavoce della gruppo di Correggio parlano anche della processione di riparazione appena svolta a Reggio, scrivendo che “purtroppo […] certe esperienze avvengono non in piena comunione col Vescovo e con la Chiesa”. Va precisato a lorsignori che: A. la Processione fa proprio ciò che la Dottrina indica e ciò che la Chiesa ha sempre insegnato; B. Chi ha rotto la comunione con la Tradizione della Chiesa sono quegli ecclesiastici che tacciono sui gay pride o permettono esibizioni LGBT negli edifici di culto.


Gentile Redazione,

Leggendo il Comunicato del gruppo stabile «Beato Rolando Rivi» in riferimento ai recenti fatti di Casalgrande Alto in cui si «condanna la grave scelta da parte dei membri della suddetta comunità», risulta difficile trattenere il sorriso.

Sorridiamo a leggere nel comunicato termini come «la nostra esperienza», «la nostra storia».

Già, perché, pensiamo a quei cattolici conservatori che amano sentirsi una volta al mese «tradizionalisti»; rigorosamente in un giorno feriale, possibilmente in orario serale in modo da non disturbare la quiete del limbo in cui sono immersi da tempo immemore, con l’approvazione e il compiacimento del Monsignore modernista di turno che, a volte, fa persino loro visita, rinvigorendo il morale delle truppe da estasiare con turbinii di pizzi e merletti.

Pensiamo a quei cattolici che vivono e producono l’accomodamento rispetto allo scandalo e all’ingiustizia di rinchiudere la Messa di Sempre, la Messa degli Apostoli, la Messa di San Pio V, celebrata nei secoli da schiere di Santi Sacerdoti (e che peraltro ha riempito di grazie l’anima e il cuore dello stesso Beato Rolando Rivi), relegata ad un giorno infrasettimanale dopo le sette di sera ogni trenta giorni – o, quando va di grassa, al primo venerdì del mese.

Ma tale modalità, il rinchiudere cioè il Cielo nel baule dei pizzi e dei merletti da rispolverare ogni tanto per far felice la zia, non tocca più di tanto le coscienze dei catto-conservatori, considerando quei sessanta minuti al mese una gentile concessione della Gerarchia Vatican-secondista, un’esperienza da loro stessi definita «straordinaria» in contrapposizione all’ordinarietà (intesa come normalità) del rito modernista a cui loro stessi, magari, presenziano abitualmente, pur essendo, magari, consapevoli dell’inconciliabilità totale tra i due riti, l’uno cattolico e l’altro di chiara matrice protestante. 

A nostro giudizio, tale «storia» e tale «esperienza» nella tradizione non hanno portato niente, se non nocumento alla tradizione stessa. 

Perché le cose vanno così, con cattolici rigorosamente a targhe alterne, per cui la «Messa straordinaria» in comunione con tutto e tutti, viene folcloristicamente celebrata a comando, con tanto di schiere di confratelli vestiti mensilmente della loro miglior tunica. 

Alla domenica, però, si può tornare in parrocchia con le chitarre, la comunione sulla mano, e il «non sono degno di partecipare alla tua mensa» in comunione — questo sì — con Lutero e tutta l’attuale gerarchia che lo ha riabilitato.

Al sabato, i bambini vanno al catechismo con catechiste che insegnano loro quanto è  bella la raccolta differenziata.

I nostri catto-conservatori però continuano a lamentarsi, magari, perché no, comodamente seduti in una riunione del «consiglio pastorale».

Ebbene, a differenza di ciò che dicono le accuse, crediamo che i fatti ci abbiano dimostrano come i vescovi che si sono succeduti negli ultimi decenni non solo non hanno riconosciuto il reale valore della Messa cattolica di sempre, ma si sono continuamente adoperati per osteggiarla, nascondendola al proprio gregge, sperando di affogarla nell’oblio, avendo come primi collaborazionisti proprio i «cattolici» del compromesso, quelli con il piede in due scarpe, dell’unità a tutti i costi senza Verità, gli equilibristi di una novella Democrazia Cristiana che, per rimanere nelle grazie di uomini di Chiesa ormai di un’altra fede, mostrano di saper colpire con cinismo ed opportunismo chi la Messa vera, quella di Sempre, la vive e la difende quotidianamente.

Ringraziamo infine il gruppo stabile «Rolando Rivi» che ci invita a «ravvederci» e a rientrare «in piena comunione con la Chiesa», tranquillizzando i «fuochi amici» con le parole di un Santo vescovo di Campos, Monsignor Antonio De Castro Mayer:

«Non c’è nessuna opposizione fra noi e la Roma degli Apostoli. Basterebbe che le autorità della Chiesa si riconciliassero con la Tradizione infallibile di Roma, che condannassero le deviazioni del Concilio Vaticano II e le follie del cosiddetto “spirito del Concilio” e la riconciliazione sarebbe automatica»  

Cristiano Lugli

Alessandro Corsini 

(Anche a nome di altri membri della comunità di Casalgrande Alto)


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