La domenica quarta dopo la Pentecoste è legata a quello che gli antichi messali chiamavano “natale Apostolorum“, alla festa cioè dei santi Apostoli Pietro e Paolo del 29 di giugno, la quale, al pari delle maggiori solennità dell’anno, costituiva un termine cronologico per computare le varie settimane del ciclo liturgico.
Il Vangelo della messa odierna è quello della pesca miracolosa di san Pietro raccontata da san Luca (V, 1-11):

In quel tempo, affollatesi le turbe attorno a Gesù per udire la parola di Dio, egli si teneva sulla riva del lago di Genezareth. E vide due barche tirate a riva, poiché i pescatori erano discesi e lavavano le reti. Salendo in una barca, che era di Simone, lo pregò di allontanarlo un poco dalla spiaggia; e sedendo insegnava alle turbe dalla navicella. Quando finì di parlare, disse a Simone: “Va’ al largo, e gettate le reti per la pesca”. E rispondendogli, Simone disse: “Maestro, per tutta la notte abbiamo lavorato senza prendere niente, tuttavia, sulla tua parola, getterò la rete”. E fattolo, presero una così grande quantità di pesci che le reti si rompevano. E allora fecero segno ai compagni che erano nell’altra barca affinché venissero ad aiutarli. E vennero e riempirono le due barche al punto che stavano per affondare. Visto questo, Simone Pietro si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: “Allontanati da me, o Signore, poiché sono un peccatore”. Lo spavento infatti si era impadronito di lui e di quelli che erano con lui a causa della pesca; ed erano sbigottiti anche Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano compagni di Simone. E Gesù disse a Simone: “Non temere: d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E avendo tirato a secco le barche, lasciata ogni cosa, lo seguirono.

La Chiesa lo spiega, nell’officio del Mattutino del Breviario, attraverso le parole di uno dei suoi Padri e Dottori, Ambrogio:

Dal momento che Signore ebbe resa, con diversi miracoli, a molti la sanità, la folla di quelli che bramavano d’essere guariti non si lasciò più arrestare dalle difficoltà di tempo e di luogo. La sera incombeva, ed essi lo seguivano ancora: sul lago accorsa, la folla premeva, e tanto, che fu costretto entrare nella barca di Pietro. Questa barca Matteo ce la rappresenta sbattuta dai flutti e Luca la mostra piena di pesci: ciò ti fa conoscere le agitazioni della Chiesa al suo nascere, e la sua prodigiosa fecondità di poi. I pesci figurano quelli che navigano in questa vita. Là Cristo dorme ancora per i discepoli, qui comanda; egli fatti dorme nei tiepidi, veglia nei perfetti. Non corre alcun rischio questa barca che porta la sapienza, da cui è assente la perfidia e che voga soffio della fede. Come infatti poteva temere mentre aveva per pilota colui nel quale la Chiesa è rafforzata? Il pericolo si trova dove c’è poca fede; qui c’è sicurezza, perché l’amore è perfetto. E mentre agli altri è comandato di gettare le proprie reti, soltanto a Pietro è detto: «Prendi il largo», cioè penetra profondo della dottrina. Che cosa infatti di più alto che scoprire l’abisso delle ricchezze celesti e conoscere il Figlio di Dio e confessare la sua divina generazione? Generazione che lo spirito umano non riesce certo pienamente a comprendere coll’investigazione della ragione, ma che l’abbraccia la pienezza della fede.

Il passo, tratto dal commento che il Vescovo di Milano scrisse al vangelo di Luca, è uno dei tanti luoghi ambrosiani in cui si insegnano il primato e l’infallibilità petrina.
Lo riassume infatti così uno dei successori più insigni di Ambrogio, il cardinale Schuster:

Gli Apostoli aiutano, ma Pietro è quello che getta la rete in mare e compie la pesca prodigiosa, ad indicare che nella Chiesa, il centro dell’autorità risiede nel Romano Pontefice, di cui i vescovi e il clero sono gli ubbidienti cooperatori ed ausiliari nel sublime ministero della salvezza del mondo.



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