di Piergiorgio Seveso

La benefica bagarre del Web

Ci fu un periodo che oggi ci sembra assai lontano in cui le “cose tradizionaliste” nell’ambito culturale e “lato sensu” politico erano poche, in presenza, di solito ben confezionate e sempre le stesse. Ogni mese aveva la sua, ogni gruppo aveva le sue: si sapeva tutto con largo anticipo, ci si informava (di solito via mail e ancora prima via telefono) e poi si andava. Ritrovandosi tra amici vecchi e nuovi, ci si ritirava in qualche alberghetto sperduto e vagamente demodè, si deprecava il bel tempo andato, si analizzava tramite pettinati relatori e/o sacerdoti dal nitido collare romano, e (per i più elitari) coi gemelli neri, il presente miserando ed il futuro spesso ancora più oscuro, ci si scambiavano indirizzi, ci si passavano opuscoli e segnalazioni bibliografiche e poi si tornava a casa. A volte ci si accapigliava per gli eterni dilemmi che attraversavano il nostro mondo (Papa sì, Papa No, Italia sì, Italia no e, per i palati più fini, riforme liturgiche pacelliane sì o no). Era il lato “sociale” del tradizionalismo cattolico italiano prima che il web diventasse tanto preponderante nelle nostre vite.

All’inizio si è cercato di spegnere il web: ci stanno solo gli oziosi, gli sfaticati, gli studenti, i pazzi, quelli che hanno litigato coi preti, si soleva dire così. Erano fatwe di periferia. Poi si diceva: “l’hanno creato massoni e loro ben noti mandatari per controllarci meglio”. Spegnere tutto e subito. Invece non è stato così ovviamente: il web, il social, il mondo parallelo è diventato per una creatura con poche occasioni di socialità come il “tradizionalista cattolico” medio luogo di ritrovo, paese dei balocchi, ring per boxeur irlandesi avvinazzati. Nel web al serio approfondimento e alle fertili diatribe si sono accompagnate spesso la confusione, la baruffa inutili, il personalismo sterile, la recriminazione partigiana o le pose salottiere da dottore della Chiesa a dispense o da cavalier con Ronzinante arrivato tardi alla partenza della nave per la Crociata.

Beninteso: se ci fosse un nuovo gran guerrone (come a volte pare in questi tempi), forse reimpareremmo a rimodulare il nostro tempo, i nostri spazi, ha riempire ulteriormente il nostro silenzio di preghiera e meditazione. Per ora però siamo qui e hic Rhodus, hic salta e qui dobbiamo saltare ovvero rimanere, tenendo le posizioni, correggendo le palesi sciocchezze, intervenendo se serve sulle materie libere e tacendo ove serva per non amplificare deleterie entropie.

Dobbiamo avere anche la “pazienda del Web”: come in una colossale tinozza ribollente, i tanti elementi che compongono il mondo “tradizionalista” si mescolano, si raggrumano, si fondono e confondono, si diluiscono e si contaminano. I frutti di questo ribollire sono spesso benefici nel solco di “Nuove apologetiche”, a volte sorprendenti, qualche volta sconcertanti e persino ripugnanti. La Provvidenza di Dio, la prudenza e l’azione degli uomini, l’incostanza di alcuni, la volatilità di altri certamente farà giustizia delle cose infeconde e venefiche: a questa aurea e realistica constatazione dovrebbero far riferimento i fruitori cattolici della Rete per evitare travasi di bile, sovraeccitazioni inutili e eccessivi indugi in polemiche maculanti e impoverenti.

Teste di leone

Massima del giorno per “cattolici ex Motu proprio”: “Infilare la testa nelle fauci di un leone è sempre rischioso, anche se si accarezza la criniera (o la Mitra)”.


Seguite Radio Spada su:



Photo by Pixabay: https://www.pexels.com/photo/lion-roaring-inside-cager-36843/