di René François Rohrbacher
La quarta sessione, che fu tenuta il 6 di luglio, si aggirò principalmente sulla riunione de’ greci alla chiesa romana. Le cerimonie e i gradi furono gli stessi che all’apertura del concilio. Si collocarono gli ambasciatori greci alla destra del papa, dopo i cardinali: in faccia a lui erano gli ambasciatori tartari. Il mondo intero vi era così rappresentato; imperocché, come abbiam veduto, i Tartari signoreggiavano lutta l’Asia, compresa la Cina e la Corea.
Il cardinale vescovo d’Ostia, Pietro di Tarantasia, fece un sermone analogo al principale obietto.
Poscia papa Gregorio parlò al concilio, rappresentando le tre cagioni per le quali era stato convocato; e aggiunse che, contra l’opinione di quasi tutto il mondo, i Greci venivano liberamente all’obbedienza della Chiesa Romana, senza chieder nulla di temporale.
E continuò: «Noi abbiamo scritto all’ imperator greco che, se non voleva da se medesimo venire all’obbedienza della chiesa romana ed alla sua sede , mandasse ambasciatori per trattar di quello che egli voleva dimandare; e per la misericordia di Dio, questo principe ha riconosciuto liberamente la fede della Chiesa Romana e il suo primato; ed ha mandato i suoi ambasciatori per dichiarar ciò alla nostra presenza, come è espressamente dello nelle sue lettere».
Allora il papa fece leggere la lettera dell’imperator Michele, quella de’ vescovi e l’altra di Andronico[1], primogenito dell’imperatore associato da poco tempo all’impero, tulle e tre sigillate in oro e tradotte in latino. La lettera dell’imperatore dava a san Gregorio, fin dal suo principio, i titoli di primo e di sommo pontefice, di papa ecumenico e di padre comune di tutti i cristiani. Essa conteneva la professione di fede mandata a Michele da papa Clemente IV nel 1267, sette anni prima, copiata una parola dopo l’altra.
Indi l’imperatore aggiungeva: «Noi riconosciamo questa fede per vera, santa cattolica e ortodossa; noi la riceviamo e la confessiamo col cuore e colla bocca, come insegna la chiesa romana, e promettiamo di osservarla inviolabilmente, senza mai dipartirci da essa. Riconosciamo il primato della Chiesa Romana, com’è espresso in questo testo, solo noi preghiamo la Santità Vostra di permettere che la nostra Chiesa dica il simbolo, come lo diceva prima dello scisma e sino al presente, e che noi rimaniamo nei nostri usi che praticavamo innanzi lo scisma, e che non sono contrarii né alla precedente professione di sede, né alla santa Scrittura, né ai concili generali, né alla tradizione dei Padri, approvata dalla Chiesa Romana. Noi conferiamo la facoltà ai nostri legati di affermare tutto quanto sopra, da parte nostra, alla presenza di Vostra Santità».
La lettera de’ prelati non qualifica papa Gregorio che di grande ed eccellente pontefice della sede apostolica e non manifesta quelli che la scrivono che per le loro sedi, senza punto nominar le persone, in questa maniera: il metropolitano d’ Efeso, esarca di tutta l’Asia col mio concilio; il metropolitano di Eraclea in Tracia, col mio concilio; i metropolitani di Calcedonia, di Tiane, d’Iconio, e cosi degli altri sino al numero di ventisei. Quello che essi nominano loro concilio sono i vescovi soggetti alla loro giurisdizione. Indi sono nove arcivescovi, componenti insiem coi metropolitani, trentacinque prelati, i quali, coi vescovi della loro dipendenza formano presso a poco tutto ciò che riconosceva il patriarca di Costantinopoli. Dopo di ciò sono nominate le dignità della grande Chiesa patriarcale; il grande economo e gli altri, parlanti in nome di tutto il clero.
Nel corpo della lettera notano i prelati la sollecitudine dell’imperatore per la riunione delle Chiese, nonostante la resistenza di alcuni di loro, indi soggiungono: «Noi abbiamo pregato il nostro patriarca[2] di assentirvi, ma egli è troppo tenero del suo primato, e tutte le nostre istanze non poterono riuscire a farlo mulare di sentimento. Noi gli abbiam dunque ordinato, e insiem con noi l’imperatore, di rimanersene ritirato in uno de’ monasteri di Costantinopoli, infino a che gli ambasciatori siano giunti alla santità vostra e abbiano udito la vostra risposta; e se lo giudicate a proposito, voi manderete de’ nunzii insiem co’ nostri. Se noi possiamo recare il patriarca a rendere alla Santa Sede l’onore che è stato a lei renduto in passato, noi lo riconosceremo qual patriarca come in prima; ma se egli la dura ostinato e inflessibile, lo deporremo e ne nomineremo un altro che riconosca il vostro primato».
Finita la lettura, Giorgio Acropolita, gran logotela, rappresentante l’imperatore, pronunziò in suo nome il giuramento in questi termini: «lo abiuro lo scisma pel mio signore e per me; credo di cuore e professo colla bocca la fede cattolica, ortodossa e romana che abbiam letto or ora, e prometto di seguirla sempre senza discostarmene mai; riconosco il primato della chiesa di Roma e l’obbedienza che è a lei dovuta. lo confermo il tutto con giuramento sull’anima del mio signore e la mia».
Allora il santo papa Gregorio X intonò il Te Deum, che ascoltò cantare in piedi e senza mitra, spandendo lagrime di gioja. Essendosi poscia seduto, favellò in poche parole sulla felicità e l’allegrezza di quel gran giorno. Il patriarca Germano[3] e l’arcivescovo Teofane scesero nell’assemblea per mescolarsi con essa, mentre si cantò il simbolo in latino: il papa l’aveva intonato sempre a capo scoperto. Essi lo cantarono alla loro volta in greco, e si ripeté per ben due volte l’articolo dello Spirito Santo: che procede dal Padre e dal Figliuolo.
Storia universale della Chiesa cattolica dal principio del mondo sino ai dì nostri, Tomo XIX, Milano, 1854, pp. 95-98.
- Quando, alla morte del padre (1282), assunse tutto il potere, ripudiò l’Unione. ↩︎
- Giuseppe I. Patriarca una prima volta dal 28 dicembre 1266 al 9 gennaio 1275, fu deposto da Michele VIII per essere contrario all’Unione). Quando salì al trono Andronico II Paleologo fu richiamato a occupare il seggio patriarcale una seconda volta dal 31 dicembre 1282 alla morte, il 23 marzo 1283. ↩︎
- Patriarca di Costantinopoli dal 25 maggio 1265 al 14 settembre 1266. ↩︎
🔴Papa Adriano IV e la riunione dei Greci
🔴L’Unione Fiorentina dei Greci e dei Latini.


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