di Luca Fumagalli

Prima di iniziare, per chi fosse interessato ad approfondire la figura di Fionn Mac Colla e quella di molti altri scrittori del cattolicesimo britannico, si segnala il saggio delle Edizioni Radio Spada “Dio strabenedica gli inglesi. Note per una storia della letteratura cattolica britannica tra XIX e XX secolo”. Link all’acquisto.

Molti degli scrittori scozzesi nati a inizio Novecento invocarono un ritorno al tradizionale cattolicesimo celtico come antidoto all’arrogante politica inglese e a un’industrializzazione asfissiante che stava facendo tabula rasa della loro terra e della loro cultura. Tra questi, oltre ai più celebri Compton Mackenzie e George Scott-Moncrieff, figura anche Thomas MacDonald (1906-1975), i cui lavori vennero tutti pubblicati con il nom de plume di Fionn Mac Colla.  

Nato nel piccolo paese di Montrose, sulla costa est, ed educato nel rigido settarismo dei Plymouth Brethren, MacDonald, dopo aver completato gli esami con voti brillanti, divenne preside della Laide Public School, a Wester Ross, appena diciannovenne. Tuttavia già l’anno successivo si spostò in Palestina, dove lavorò come missionario per tre anni prima di tornare in patria e di convertirsi al cattolicesimo, nel 1935.

La scelta era maturata di pari passo alla consapevolezza che la Chiesa presbiteriana aveva tradito la cultura gaelica, rimuovendo quel legame tra religione e stato-nazione che ancora esisteva, ad esempio, nella vicina Irlanda (tra l’altro suo padre parlava perfettamente gaelico ed è grazie a lui che MacDonald, ancora giovane, maturò quell’interesse per la storia e la politica scozzese che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita). Dal momento in cui divenne un fiero “papista” si dedicò con passione a un diuturno lavoro apologetico in senso anti-protestante, vivendo per molti anni a Barra, un’isola delle Ebridi.

Nell’introduzione del suo primo romanzo, The Albannach (1932), dato alle stampe quando ancora non si era deciso a imboccare la via per Roma, scrisse che «il protestantesimo della Riforma non era cristianesimo, e nemmeno una forma di cristianesimo, ma era la sua completa antitesi». Al sacerdote che compare nella storia, Padre O’Reilly, basato su un prete realmente esistito, l’autore affida il compito di evidenziare la dimensione gioiosa e anti-puritana del cattolicesimo, di contro al freddo calvinismo della maggioranza degli scozzesi. Simili idee vennero espresse da MacDonald in un altro romanzo di poco posteriore, And the Cock Crew (1935), nel racconto Scottish Noel (1958) e in un volume di saggi, singolarmente pungente, intitolato At The Sign of the Clenched Fist (1967).

Al pari dell’amico Hugh MacDiarmid, MacDonald si risolse sin dall’inizio della sua carriera a utilizzare uno pseudonimo di origine celtica. Fionn Mac Colla è la forma gaelica di Fionn MacCool, un eroe del Ciclo feniano, che rimanda pure ad Alasdair Mac Colla, il famoso guerriero cattolico del XVII secolo, originario della Highlands. Non sorprende perciò trovare il nome dello scrittore tra quello dei fondatori del National Party of Scotland e, più in generale, tra quello dei promotori del cosiddetto “Scottish Renaissance”.

Di MacDonald, i cui libri non sono mai stati tradotti in italiano e che oggigiorno risultano difficilmente reperibili persino nella loro edizione originale, rimane anche un ritratto che gli fece l’artista Edward Baird, capace, con pochi tocchi, di cogliere la vera anima del suo soggetto. Intitolato Portrait of a Young Scotsman e attualmente collocato alle National Galleries of Scotland, rappresenta infatti MacDonald con indosso la divisa dei nazionalisti, il volto sereno e lo sguardo fiero: un degno figlio della Scozia e della Chiesa di Roma.


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Fonte immagine di copertina: https://twitter.com/HighlandHistory/status/1375152753584996355/photo/1