di Luca Fumagalli

Per le puntate precedenti:

Prima puntata (1904-1925)

Seconda puntata (1925-1934)

Terza puntata (1935-1939)

Quarta puntata (1939-1948)

Quinta puntata (1948-1951)

Sesta puntata (1951-1958)

Prima di iniziare, per chi fosse interessato ad approfondire la figura di Graham Greene e quella di molti altri scrittori del cattolicesimo britannico, si segnala il saggio delle Edizioni Radio Spada “Dio strabenedica gli inglesi. Note per una storia della letteratura cattolica britannica tra XIX e XX secolo”. Link all’acquisto.

Greene fu aiutato a raggiungere il Congo da un’amica cattolica, la vedova del barone Henri Lambert, membro del ramo belga della famiglia Rothschild. Il paese era allora a un passo dall’indipendenza e il clima rimaneva molto teso, tant’è che quando lo scrittore arrivò a Léopoldville, nel gennaio del 1959, trovò la città ancora sul piede di guerra.

A Greene, almeno per una volta, non interessavano le vicende politiche – come sempre era convinto che la potenza coloniale che lasciava il territorio africano non dovesse interferire con i valori tradizionali e le strutture sociali – quanto visitare i lebbrosari, ai suoi occhi un perfetto esempio di luogo-limite, di periferia esistenziale. Ebbe così modo di conoscere moltissime persone coraggiose, quelle che sopportavano la lebbra e quelle che si occupavano di loro. Incontrò pure Andrée de Jongh, eroina della resistenza belga durante la Seconda guerra mondiale e, all’epoca, volontaria nella colonia africana; si commosse quando venne a sapere che la donna si era convertita al cattolicesimo nel 1947 dopo aver letto Il potere e la gloria.

Il lebbrosario di Yonda, nel Congo belga

Dalla parentesi congolese Greene trasse il materiale per un nuovo romanzo, pubblicato nel 1961, dopo che un avvocato truffaldino, tale Tom Roe, lo aveva derubato dei suoi risparmi (Roe in realtà fece un servizio inconsapevole alla letteratura: nel 1960 pare che Greene avesse intenzione di smettere di scrivere, ma, vistosi improvvisamente privato della pensione, fu costretto a riprendere in mano la sua Parker 51). Un caso bruciato (A Burnt-Out Case) è la storia di Quarry, un architetto di fama internazionale, in crisi con sé stesso e con il mondo, che fugge dal successo e trova infine rifugio in un lebbrosario africano. Il romanzo, soprattutto nelle ambientazioni, si rifà a Cuore di tenebra di Conrad, anche se l’idea iniziale deve più a Robert Louis Stevenson, lontano cugino di Greene, che a suo tempo aveva scritto del missionario Damiano de Veuster, il famoso “apostolo dei lebbrosi”. Altra influenza fondamentale fu quella del gesuita Teilhard de Chardin, la cui opera più famosa, Il fenomeno umano, aveva colpito profondamente lo scrittore. All’uscita del romanzo la reazione dei cattolici fu eterogenea: se alcuni, come il poeta benedettino Ralph Wright, accolsero il libro con favore, altri, al contrario, lo trovarono contorto, con un finale semplicemente assurdo. Evelyn Waugh pensò addirittura che l’amico stesse sconfessando la propria fede.

La prima edizione di Un caso bruciato

Nell’ottobre del medesimo anno Greene diede alle stampe anche un libro di viaggi, Caccia al personaggio. Quaderni d’Africa (In Search of a Character: Two African Journals), il primo dei suoi lavori ad essere pubblicato dalla Bodley Head dopo la rottura con la Heinemann, e nel 1962 l’università di Cambridge lo premiò con una laurea ad honorem.

Il fratello Hugh, che nel frattempo era stato nominato direttore generale della BBC, continuava a essere l’amico di sesso maschile che gli era più vicino e spesso i due, appassionati collezionisti, facevano passeggiate insieme alla ricerca di pub e librerie. Greene, oltre ai racconti di spionaggio, amava molto la poesia. Fatta eccezione per Robert Frost, W. H. Auden era il poeta vivente che più stimava.

La laurea ad honorem a Cambridge (1962)

Nel 1959, in Camerun, aveva conosciuto la francese Yvonne Cloetta. La donna, madre di due figlie, era invischiata in un matrimonio che da tempo non funzionava e così aveva iniziato a frequentare lo scrittore. La loro relazione, sebbene agli inizi fu abbastanza complicata a causa dei forti sentimenti che Greene provava ancora per la Walston, durò trentadue anni, interrotta solo dalla morte di lui. Lo scrittore, desideroso di stare più vicino possibile alla nuova compagna e di fuggire alla pesante tassazione britannica, colse la palla al balzo per trasferirsi definitivamente in Francia. Comprò un piccolo appartamento a Parigi, al 130 di Boulevard Malesherbes, una zona nota per le ambasciate, i musei e le istituzioni accademiche, legata anche al nome di celebri autori quali, ad esempio, Proust.

Già a partire dall’inizio degli anni cinquanta Greene aveva cominciato a tracciare l’attività di quello che definiva «l’altro», anche se, in verità, si trattava di più di una persona. Chi siano questo «altro» è presto detto: la notorietà gli aveva consegnato uno stuolo di ammiratori, più o meno squilibrati, che per almeno quarant’anni si divertirono a spacciarsi per lui in svariate occasioni. Tra le figure più improbabili che, almeno per un giorno, gli rubarono l’identità, vi furono un evaso e un tipo così sfrontato che negli anni ottanta si presentò a una lettura pubblica affettando la proverbiale timidezza di Greene e finendo pure per rilasciare un’intervista.  

Kim Philby

Quando nel 1963 venne fuori che Kim Philby, amico di vecchia data dello scrittore, era una spia sovietica, questi ne prese le difese, dichiarando di provare un grande affetto per l’uomo che in quel momento tutto l’Occidente condannava. Cresciuto all’ombra della grande Guerra, Greene trovava disgustoso il nazionalismo, e preferiva la lealtà alle persone rispetto alla lealtà agli stati. Inoltre fece proprio il disprezzo cattolico di vecchia data nei confronti della cultura e della politica americana, che considerava tra gli esiti senz’anima dell’Illuminismo. Il suo antiamericanismo divenne più forte dopo il soggiorno in Vietnam. Pensava che l’ingerenza degli americani negli affari degli altri paesi fosse negativa come quella dei russi, perciò non aveva intenzione di essere ipocrita se un sodale si era ritrovato a guardare a Est mentre la maggior parte dei britannici guardava a Ovest. In più a lui piacevano gli scontri e aveva un debole per i meno fortunati. Inutile dire che la sua posizione, ancora una volta, gli attirò l’odio di molti…

(la vita di Graham Greene continua nella prossima puntata)

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Seguici anche su

Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da N. SHERRY, The Life of Graham Greene (Viking Press, 2004, vol. 3). Fanno eccezione la foto della prima edizione di Un caso bruciato (https://www.lwcurrey.com/pictures/155628.jpg?v=1464112114) e quella di Philby (https://cdni.russiatoday.com/rbthmedia/images/2019.11/original/5ddd0b5f85600a63db22e409.jpg)