Tradidi vobis quod et accepi” dice san Paolo scrivendo ai Corinzi (1Cor. I, 2). Ma che cos’è quella Tradizione che in queste parole è significata? Poiché oggigiorno la sua nozione, a ragione degli errori del Vaticano II, è assai poco ben conosciuta, vediamo di capirla dalla spiegazione di Mons. Francesco Spadafora (1913-1997), famoso Ordinario di Esegesi alla Lateranense, tra i membri più eminenti di quella scuola teologica romana che cercò di opporsi al neomodernismo.

Il depositum fidei. “O Timoteo, custodisci il deposito, evitando le profane vanità e i contrasti di una pretesa scienza, della quale facendo professione, alcuni hanno deviato dalla fede” 1 Tim. 6, 20 s.
Il deposito è tutta la dottrina e i precetti del Divino Maestro che Timoteo e, in generale, i ministri della Chiesa devono custodire intatto, senza alterazione (A. Vaccari).
E ancora: “Sono certo che egli (Dio) è in grado di custodire fino a quel giorno (dell’incontro con Cristo – giudizio particolare) il mio deposito il complesso delle verità rivelate, secondo tutti i Padri greci). Come norma di sane dottrine tieni quelle, che hai da me ricevute, con la fede e la carità che si hanno in Gesù Cristo. Custodisci il buon deposito con la virtù dello Spirito Santo che abita in noi” (2 Tim. 1, 12-14). (P. Medebielle, in DBs., II, 374 ss. – C. Spicq, Les Ep. Pastorales, Tome II, J. Gabalda, Paris 1969, 4eme ed., p. 719 s.; Justo Collantes s.j., Cartas Pastorales, ne La Sagrada Escritura, Nuevo Testamento, II, BAC 211, Madrid 1962, p. 1042).
“Il buon deposito, il prezioso deposito, è senza dubbio l’insieme della dottrina rivelata, trasmesso da san Paolo. Prezioso perché è in realtà un tesoro inestimabile. La forza per conservarlo intatto si ha dallo Spirito Santo, data a Timoteo nella sua ordinazione (2 Tim. 1, 6 s.) e che permane perennemente in lui” (Justo Collantes).
Questo complesso di verità, Gesù Nostro Signore affidò ai suoi Apostoli, si senta il Concilio di Trento nella sua formulazione chiarissima.
Sacrosancta … Tridentina Synodus … hoc sibi perpetuo ante oculos proponens, ut sublatis erroribus, puritas ipsa Evangelii in Ecclesia conservetur: quod promissum ante per Prophetas in Scripturis Sanctis, Dominus noster Iesus Christus, Dei Filius, proprio ore primum promulgavit, deinde per suos Apostolos, tamquam fontem omnis et salutaris veritatis et morum disciplinae, omni creaturae praedicari iussit: perspiciensque hanc veritatem et disciplinam contineri in libris scriptis et sine scripto traditionibus, quae ab ipsius Christi ore ab Apostolis acceptae, aut ab ipsis Apostolis Spiritu Sancto dictante, quasi per manus traditae, ad nos usque pervenerunt: orthodoxorum Patrum exempla secuta, omnes libros tam Veteris quam Novi Testamenti … nec non traditiones ipsas, tum ad fidem, tum ad mores pertinentes, tamquam vel oretenus a Christo, vel a Spiritu Sancto dictatas, et continua successione in Ecclesia catholica conservatas, pari pietatis affectu ac reverentia suscipit ac veneratur” [1] (Sessione IV, 8 aprile 1546; Denz. 783-784).
La tradizione apostolica (sine scripto traditiones) è dunque il complesso delle verità rivelate che Gesù trasmise immediatamente ai suoi Apostoli e che fu completato dalle rivelazioni “dettate” ai medesimi dallo Spirito Santo. Essa è la fonte insieme alla Sacra Scrittura, di ogni verità rivelata e della morale.
Tradizione: verità conservata per continua successione nella Chiesa Cattolica.
Per le rivelazioni “dettate” agli Apostoli dallo Spirito Santo, vedi lo studio magistrale dell’esimio esegeta André Feuillet: Munus doctrinale Paracliti in Ecclesia.
Adhuc multa habeo vobis dicere (è Gesù che parla, nel discorso d’addio ai suoi Apostoli), sed non potestis portare modo, cum autem venerit ille Spiritus veritatis, deducet vos in totam veritatem …” (Giov. 16, 12-15) [2]. Lo Spirito di verità vi guiderà per tutta intera la verità (A. Vaccari).
Apostolis – commenta il Feuillet – Paraclitus datur ad constituendam Traditionem apostolicam, quae fundamentum fidei pro tota vita Eccelsiae usque ad finem mundi habenda est; lumen Paracliti ulteriori Ecclesiae conceditur … ad magis magisque investigandas divitias traditionis apostolicae” [3].
La Tradizione apostolica costituisce il depositum fidei, cioè il complesso delle verità rivelate comunicate da Gesù. il rivelatore definitivo (Hebr. 1, 1 s.), agli Apostoli e completate dall’azione dello Spirito Santo sui medesimi.
Questo complesso di verità gli Apostoli insegnarono ai primi fedeli, trasmisero fedelmente ai primi vescovi (es. Timoteo, Tito). È quel che risulta ineccepibilmente da tutte le lettere di san Paolo (cf. 1 Cor. 1, 17; 9, 16; 15, 1-11, ecc.) fino alle Pastorali.
Trasmisero donde “traditiones“. “Tenete traditiones, quas didicistis, sive per sermonem sive per epistolam nostram” (2 Tess. 2, 15; 3, 14) [4].
Il complesso delle verità rivelate è un tutto già completo quando gli Apostoli incominciano ad attuare il mandato di predicare in Palestina e fino ai confini della terra. Gesù per quaranta giorni, tra la Risurrezione e la sua visibile Ascensione in cielo, apparve ai suoi Apostoli, nel duplice scopo (espressamente rivelato da S. Luca): “confermare la loro fede nella Resurrezione, questa prova suprema del Cristianesimo, e completare la loro istruzione” (J. Renié, Actes des Apotres, La Ste Bible, Pirot-Clamer, XI, 1. Paris 1949, p. 37): “parlando loro del regno di Dio” (Act 1, 13). “È normale che gli ultimi colloqui di N.S. con gli Apostoli abbiano riguardato la costituzione del regno di Dio, la Chiesa”.
Gli scritti occasionali degli Apostoli e degli altri autori ispirati verranno in seguito e non muteranno il mandato di Gesù, la costituzione della Chiesa.
La tradizione apostolica non è soltanto una fonte di trasmissione delle medesime verità rivelate attestate dalla Sacra Scrittura e nemmeno solo una sorgente di luce per la retta interpretazione delle rivelazione contenuta nei Libri Sacri; ma è fonte o canale anche di distinte verità teoriche o pratiche; derivanti anch’esse da Gesù Cristo o dallo Spirito Santo, tramite il ministero apostolico. Si ha così la Tradizione costitutiva. Tra queste verità è da porre fuori discussione a) il Canone dei Libri Sacri, b) la loro ispirazione estendentesi a tutte e singole le loro porti.
È alla Sacra Gerarchia, il Magistero, che Gesù Cristo ha affidato la custodia del depositum fidei, garantendone al tempo stesso la fedeltà e l’interpretazione infallibile. Secondo la testimonianza di Sant’Agostino: Ego vero Evangelio non crederem, nisi a me catholicae Ecclesiae commoveret auctoritas (Contra Epist. Manich. , 5: PL 42, 176).
Se i Protestanti ammettessero quanto in realtà è abbastanza chiaro rivelato nella S. Scrittura (Giov. 14, 16), cioè l’aiuto indefettibile promesso da Gesù Cristo alla sua Chiesa, a fine di renderla idonea ad illustrale e interpretare rettamente il deposito della rivelazione, lasciando l’erroneo, infondato principio della sola Scriptura, finirebbe con l’accettare senza difficoltà alcuna tutti i dogmi, non eccettuati i mariani. Invece, fino a quando non riconosceranno il Magistero, e non riterranno la Tradizione come un’altra fonte costitutiva della rivelazione, non accetteranno mai i recenti dogmi mariani e sarà illusorio l’attendersi che siano a ciò indotti dalle nostre così dette dimostrazioni scientifiche.
Il Salverri (Theologia Fundamentalis, p. 756 ss.) precisa:
1. Divina Apostolorum traditio est primarius revelationis fons:
2. Traditio ut revelationis fons, antiquitate, plenitudine et sufficienza, ipsam sacram Scripturam antecellit. [5]
Si tratta di dottrina implicite definitiva nei Concili Tridentino e Vaticano I (D. 783, 1787) o almeno theologice certa, cioè dedotta con certezza dalle definizioni degli stessi Concili (D. 786, 1788).
[…] [Nella formulazioni della Dei Verbum [6] ] la dottrina cattolica era mortificata: immotivatamente mortificata … Per proporre a riguardo la dottrina cattolica bisogna ritornare allo schema approntato dalla Commissione preparatoria ed inconsultamente archiviato dal Concilio Vaticano II. La formulazione era chiarissima e perfetta: “Sacra Scriptura non est unicus fons Revelationis quae continetur in deposito fidei. Nom praeter divinam Traditionem, qua Sacra Scriptura interpretatur (tradizione interpretativa), habetur Traditio divina veritatum quae in sacra Scriptura non continentur (Tradizione costitutiva)” [7].

Monsignor Francesco Spadafora, La Tradizione contro il Concilio, Volpe Editore, Roma, 1989, pp. 50-58.

[1] “Il sacrosanto … Concilio Tridentino, legittimamente riunito nello Spirito Santo, sotto la presidenza dei medesimi tre legati della sede apostolica, ha sempre presente che, tolti di mezzo gli errori, si conservi nella chiesa la stessa purezza del Vangelo, quel Vangelo che, promesso un tempo attraverso i profeti nelle scritture sante, il signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, prima promulgò con la sua bocca, poi comandò che venisse predicato ad ogni creatura per mezzo dei suoi Apostoli, quale fonte di ogni verità salvifica e della disciplina dei costumi. E poiché il Sinodo sa che questa verità e disciplina è contenuta nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte – che raccolte dagli apostoli dalla bocca dello stesso Cristo e dagli stessi Apostoli, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, tramandate quasi di mano in mano sono giunte fino a noi … ed anche le tradizioni stesse, che riguardano la fede e i costumi, poiché le ritiene dettate dallo stesso Cristo oralmente o dallo Spirito santo, e conservate con successione continua nella Chiesa Cattolica”.
[2] “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera”
[3] “Agli Apostoli il Paraclito è dato per costituire la Tradizione Apostolica, che si deve tenere per fondamento della fede fino alla fine del mondo. Il lume del Paraclito è concesso alla Chiesa nei secoli … per sempre più investigare le ricchezze della Tradizione Apostolica”.
[4] “Mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera”.
[5] “La divina Tradizione apostolica è fonte primaria della Rivelazione. La Tradizione, come fonte della Rivelazione, precede per antichità, pienezza e sufficienza la stessa Sacra Scrittura”.
[6] La costituzione conciliare Dei Verbum sostituì lo schema De fontibus revelationis, frutto della teologia romana, fatto respingere dai Padri e periti progressisti, o meglio modernisti, con la complicità di Giovanni XXIII perché riproponeva il dogma cattolico fissato a Trento, compresa la nozione di Tradizione come esposta dallo Spadafora, invisa ai protestanti, con cui bisognava instaurare però il dialogo ecumenico.
[7] “La Sacra Scrittura non è l’unica fonte della Rivelazione che è contenuta nel Deposito della Fede. Infatti oltre alla divina tradizione per cui si interpreta la Sacra Scrittura, si ha anche la divina Tradizione di verità che non sono contenute nella Sacra Scrittura”.



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fonte immagine clarusonline.it