Ogni tanto la minoranza “conservatrice” e/o “tradizionalista” si balocca con alcuni membri del Sacro Collegio: ora Burke, ora Sarah, ora Müller.
E proprio di quest’ultimo, già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (sic) dal 2012 al 2017, vi vogliamo parlare. Essendogli stato impedito di parlare a concistoro del 29 e 30 agosto scorsi, il nostro ha propalato il suo discorso tramite lifesitenews.com lo scorso 1° settembre.
Da questo intervento, che contiene anche interessanti punti come la critica alla laicizzazione della curia e del governo ecclesiastico (ai laici e alle laiche però dal 1973 è concesso di dare la comunione, ma è un’altra storia) caviamo la seguente frase:

“It is not progress in ecclesiology … but a blatant contradiction to its fundamental principles, if all jurisdiction in the Church is deduced from the jurisdictional primacy of the Pope. Also the great verbiage of ministry, synodality, and subsidiarity cannot conceal the regression to a theocratic conception of the papacy”

Insomma la riforma della Curia posta in essere da Bergoglio sarebbe un ritorno a una concezione teocratica del papato e a una ecclesiologia secondo cui tutta la giurisdizione nella Chiesa discenda dal primato del Papa.
Un brivido ci percorre la schiena: scopriamo che la riforma di Bergoglio è un ritorno al cattolicesimo romano.
Infatti Cristo ha trasmesso e trasmette tuttora a Pietro TUTTA la giurisdizione, che ATTRAVERSO PIETRO passa ai Vescovi e a tutti coloro che esercitano la potestas iurisdictionis, il potere sul corpo mistico di Cristo, la quale è altra cosa rispetto alla potestas ordinis che si riceve con il sacramento e che dà potere sul Corpo fisico di Gesù Eucaristico.
E questo è un dogma della nostra religione.
Insegnano Pio IX e il Vaticano I: “Al SOLO Simon Pietro, dopo la sua risurrezione, Gesù conferì la giurisdizione di sommo pastore e di guida su tutto il suo ovile”.
Insegna Pio XII nella enciclica Ad Sinarum gentem: “La potestà di giurisdizione, che al Sommo Pontefice viene conferita DIRETTAMENTE per diritto divino, proviene ai Vescovi dal medesimo diritto, ma SOLTANTO MEDIANTE il successore di san Pietro, al quale non solamente i semplici fedeli, ma anche tutti i vescovi devono costantemente essere soggetti e legati con l’ossequio dell’obbedienza e con il vincolo dell’unità”.
Pertanto è un “bene” che si critichi l’operato dell’attuale Sedente, anche da parte di modernisti come Müller, ma il Bene deve essere criticarlo secondo la fede cattolica e quindi promuovendo una vera restaurazione del Papato Romano, fatto da sessant’anni bersaglio delle frecce della teppaglia conciliare che, dietro Lumen gentium, Unitatis redintegratio, Dominus Iesus e simile lordura, si palesa sempre più degna erede dei Fozi, dei Luteri e dei Febronii.

Qui per altre “perle” del cardinale Müller



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Immagine in evidenza modificata da: Elke Wetzig, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons