Nell’agosto del 1218 la Vergine apparve contemporaneamente in Barcellona a san Pietro Nolasco, a san  Raimondo de Peñafort e al re Giacomo II d’Aragona per chiedere la fondazione di un ordine religioso dedito alla liberazione dei Cristiani caduti schiavi dei Mori. I tre corrisposero alle materne richieste e così gettarono le fondamenta dell’Ordine di Santa Maria della Mercede e della Redenzione degli Schiavi, che per secoli trasse dai bagni africani schiere di poveri schiavi. Ripercorriamo questa storia con la Sequenza della Messa della Discensione della Beata Vergine Maria della Mercede, propria dell’Ordine Mercedario e della Diocesi di Barcellona.

Plaudat agmen captivorum,
turba psallat Christianorum,
laetum sumat et decorum
in hac die canticum.

Simul omnes exsultemus,
atque grati celebremus,
lucem tantam, qua gaudemus,
vincla fracta cernere.

Fulget jam dies benigna,
qua caelitum plausu digna,
suae celebrando signa
caritatis exhibet.

Ecce fidem, ecce vitam,
astu, plagis impetitam,
fere tot malis contritam,
firma Virgo Genitrix.

Ejulatus et lamenta
fidae plebis, et tormenta
videns illa, non fuit lenta
dexteram porrigere.

Ut discrimina solvantur,
quibus mersi contristantur,
atque in patriam reducantur
fide cursus integri.

Dum Nolascus cogitaret,
ut opressos liberaret,
et assiduis vacaret
meditationibus:

Clemens se fronte serena,
ut misellos de catena
ipse levet Saracena,
illi dat conspicere.

Sibi gratum nimis fore,
Nato quoque promit ore,
sacrum si pro sui honore
ipse condat Ordinem.

Cui praesertim sit curare,
ferro vinctos explicare,
sospitesque revocare
a fera tyrannide.

Hoc insigne amoris rari
opus jubet asservari;
et ut possit propagari,
palam docet alios.

Coepit Petrus obsequendo,
cum sodalibus, vovendo,
si necesse sit, manendo
in pignus, redimere.

Dulcis Institutrix nostra,
Matrem nobis te esse monstra,
et captivos refove.

Ignem augem, fac praeclaram,
atque Nato redde caram,
quam fundasti sobolem.

Da quod tibi grati simus:
et ut tartara possimus
evitare, cum abimus,
vultum tuum exhibe.
Amen. Alleluja.

Batta le mani la schiera dei prigionieri,
erompa in salmi il popolo cristiano
e canti in questo giorno
un inno lieto e solenne.

Orsù, tutt’insieme esultiamo
e celebriamo con gratitudine
cotanto splendore che ci fa gioire
nel vedere le catene spezzate.

Ormai rifulge il giorno benigno
in cui l’Acclamata da tutti i cieli
mostra i segni
della sua carità.

Ecco che la Vergine Madre
rafforza la fede e la vita
impedita e quasi spezzata
dalle insidie e dai tormenti.

Ella non fu tarda
a porgere la destra
nel vedere pianti e lamenti
e tormenti del popolo fedele.

Perché siano liberati dai pericoli,
immersi nei quali, si contristavano,
e perché siano ricondotti in patria
integri nel cammino della fede.

Mentre il Nolasco pensava
a come liberare gli oppressi,
e così si esercitava
in assidue meditazioni,

Clemente ed ilare in volto,
gli fa conoscere che
egli stesso libererebbe
i poverini dalle catene dei Saraceni.

Gli dice che a lei a suo Figlio
sarebbe assai gradito
fondasse in suo onore
un sacro ordine.

Che in modo particolare curi,
liberi dai ceppi i prigionieri
e li tragga in salvo
dalla crudele tirannide.

Questa insigne opera di raro amore
gli comanda di osservare;
e perché si possa propagare
ella la rivela ad altri.

Pietro, obbedendo, inizia a redimere,
facendo voto coi compagni
di dare, se necessario,
se stessi in pegno.

Dolce nostra Istitutrice,
mostrati a noi come Madre
e conforta i prigionieri.

Infiamma e glorifica
e rendi gradita al tuo Figlio
la famiglia che fondasti.

Concedici di piacerti:
e perché possiamo
evitare l’inferno,
mostraci il tuo volto. Amen. Alleluia.

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fonte immagine beweb.chiesacattolica.it