Noncielodiconoh? No, chi conosce Radio Spada sa quanto da queste parti sia disapprovato quel complottismo un tanto al chilo e quell’attivismo sconclusionato, che finiscono per essere i migliori alleati dei nemici che sembrano combattere. Ci sono però una serie di fatti puntualmente taciuti (anche in casa “tradizionalista”) su questo viaggio bergogliano ad Astana – Nur Sultan, che vanno sottolineati. Il nostro blog ha iniziato ad occuparsene parecchio tempo fa, nel gennaio del 2021, quando l’argomento era poco di moda.

Il chiaro marchio relativista, indifferentista, liberale, anticattolico di questo viaggio kazako dovrebbe già essere evidente ai nostri lettori. Molto ancora sarebbe da aggiungere, ma focalizziamoci solo su tre punti:

1. Il ruolo di certi “tradizionalisti” (virgolette d’obbligo) nelle operazione ecumenico-indifferentiste.

Ne avevamo accennato già a gennaio 2021 – riporando fatti puntuali e ponendo dalle nostre pagine precise domande (rimaste senza risposta) – e ora abbiamo visto chiudersi il cerchio, come prevedibile. Ma andiamo con ordine, ripartendo dal nostro reportage.

Sul territorio dell’arcidiocesi di Astana (ora chiamata Nur-Sultan) ha giurisdizione l’arcivescovo T. Peta ed è vescovo ausiliare A. Schneider. Peta e Schneider sono due conservatori, o addirittura – per alcuni – ultraconservatori, “tradizionalisti” (in particolare il secondo). Noti per petizioni e appelli – talvolta condivisibili – dal sapore intransigente, si sono distinti come fustigatori del catto-modernismo internazionale.

Ma che succede in casa loro, dove hanno l’obbligo gravissimo di reggere un’arcidiocesi? Dal 2003 il Capo dello Stato (che è tale initerrottamente dal 1991 al 2019 e ancora oggi ricopre la carica di presidente del Consiglio di Sicurezza del Kazakistan), il celebre Nursultan Nazarbaev, ha “promosso” il Congress of Leaders of World and Traditional Religions, un’istituzione politico-religiosa, di marca chiaramente ecumenico-indifferentista. Durante l’edizione del 2015 Nazarbaev ebbe modo di incontrare il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moons e il re Abdullah II di Giordania.

Per quella del 2018 fu lo stesso arcivescovo Peta a dirsi entusiasta sull’Astana Times: “Prima di tutto, dovremmo congratularci con il nostro presidente, Nursultan Nazarbayev, per questa nobile idea. Il congresso dei leader religiosi è una piattaforma per la conoscenza e il riavvicinamento delle religioni tradizionali“.

A precindere dal Congress of Leaders of World and Traditional Religions, ma sempre in tema di ecumenismo, Schneider firmava un documento, congiutamente agli altri vescovi, in cui si dichiarava:

I vescovi e gli ordinari del Kazakistan accolgono con favore la creazione del Consiglio delle confessioni cristiane tradizionali del Kazakistan, tenutosi il 13 maggio 2019 nella sala sinodale del centro spirituale, culturale e amministrativo del distretto metropolitano del Kazakistan della Chiesa ortodossa russa nella città di Nur-Sultan.

Il 13 gennaio 2020, contraddicendo frontalmente l’insegnamento della Chiesa sulle riunioni pancristiane (Mortalium Animos e altre) partecipava personalmente all’incontro ecumenico di questo consiglio (foto qui).

È notizia dei giorni scorsi un’intervista a VaticanNews dello stesso Schneider in cui presentava il viaggio bergogliano ad Astana del 13-14-15 settembre 2022 (con partecipazione, giova ribadirlo, al famigerato Congress of Leaders of World and Traditional Religions), non solo senza una parola di condanna, ma addirittura affermando: “il Papa viene ora da noi, e questa è per noi la cattolicità della periferia. Per questo i nostri fedeli sono contenti che il Santo Padre venga. Quando viene un papa, significa sempre un rafforzamento della Chiesa locale, soprattutto dove siamo in minoranza“; “Per questo i nostri credenti si sono preparati bene, da settimane teniamo una preghiera quotidiana, la nostra stessa preghiera, in preparazione alla visita del Papa. Quindi penso e spero che anche questo porterà molte benedizioni“; “Il Papa celebrerà una Messa e il governo ci sta aiutando a organizzarla dal punto di vista pratico e logistico“. Ci vien solo da dire: altro che evangelizzazione e preghiere, qui l’unica preghiera da fare è quella di riparazione.

Schneider non si è visto il 13 al congresso ma era presente alla celebrazione liturgica presieduta da Francesco il 14 settembre e all’incontro con il clero del 15, in cui il Capo di Stato vaticano ha ripresentato il solito arsenale su chiesa sinodale, indietrismo, rigidità, clericalismo, fede da trasmettere in dialetto (latino? Non sia mai!). Qui il video EWTN, da cui è tratta l’immagine in evidenza.

Su questo punto c’è un aggiornamento (che però, rispetto alla questione, rimane tardivo e in ogni caso parziale): Schneider – riporta gloria.tv – avrebbe detto, che il Congresso ha dato l’impressione di un “supermarket delle religioni”, di uno “spettacolo” e della presentazione del Cattolicesimo come una religione tra le tante, mentre c’è solo una vera religione.

Resta da spiegare l’appoggio passato del vescovo kazako a molte iniziative ecumeniste. Anche quelle le reputa sbagliate? Anche per quelle, cui ha partecipato in prima persona, vale il principio del supermarket? Per il futuro esclude di prendervi parte? Inoltre: essendo noto da mesi il programma dell’evento, perché esprimersi solo dopo, quando i fedeli della sua diocesi avrebbero tratto giovamento dall’essere preservati da questo scempio, molto più che dal ricevere un commento ex post? Vedremo se a queste domande, a differenza delle precedenti, ci sarà risposta.

2. Tutto e il suo contrario, ovvero la fiera dell’ipocrisia.

L’atteggiamento bipolare non è prerogativa di certi “tradizionalisti”. Ci ha parecchio incuriosito un ulteriore fatto di cui quasi nessuno ha parlato ovvero la divergenza radicale tra l’atteggiamento tollerante, buonista e cerchiobottista del Congress of Leaders of World and Traditional Religions e le dichiarazioni extracongressuali degli stessi partecipanti.

Due casi: Ahmad al-Tayyib, Grande Imam di al-Azhar dal 2010, nel febbraio 2015 dichiarò che i terroristi dell’ISIS potevano essere «uccisi, crocifissi ed amputati delle mani e dei piedi». E questo è solo un esempio.

D’altro canto il rabbino capo sefardita Y. Yosef, seduto non lontano da Bergoglio al Congresso e noto per le sue prese di posizione, disse qualche tempo fa che secondo la legge ebraica, i gentili “non dovrebbero vivere nella Terra d’Israele” a meno che non pratichino le sette leggi di Noè. Persino i dirigenti dell’organizzazione ebraica Anti-Defamation League (ADL) hanno condannato le dichiarazioni di Yosef e chiesto la loro ritrattazione (qui). Anche in questo caso è solo un esempio.

Ma non c’è da stupirsi: chi ha guardato le immagini del mestissimo congresso vedeva quanto fosse contraddittorio, triste, vuoto.

3. Astana? Non è poi una novità

Sì, che la Chiesa abbia condannato in maniera chiara e difinitiva queste ammucchiate ecumenico-relativiste è cosa risaputa a chiunque abbia un abc di sana dottrina. Non ci stancheremo mai di citare i documenti che mettono la parola FINE a queste assurdità: da Qui Pluribus al Sillabo, da Immortale Dei a Pascendi, da Notre Charge Apostolique a Mortalium Animos.

Ma attenzione a pensare di cavarsela così: Astana è l’esito ineludibile di Assisi ’86 (Giovanni Paolo II) e Assisi ’11 (Benedetto XVI), così come il documento di Abu Dhabi è la conseguenza necessaria della dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae.

Il Congress of Leaders of World and Traditional Religions, questo scalcinato e patetico parlamentino delle religioni promosso dai vertici dello Stato kazako, è certamente abominevole ma – è bene ricordarlo – ha già avuto l’appoggio della gerarchia vaticansecondista. Dieci anni fa, in piena era ratzingeriana, il cardinale Jean-Louis Tauran, allora presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, parlò in quella sede del “ruolo delle religioni per l’unità della famiglia umana” (qui).

Per oggi può bastare.


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