Strappata con un (semi involontario) stratagemma, faziosa, romanzesca, inquinata da una pregiudiziale ideologica gigantesca. Eppure, questa intervista è un interessantissimo documento storico della resistenza al neomodernismo nell’immediatezza dell’elezione del Papa polacco (che, nonostante le speranze adombrate nell’intervista, spingerà poi alle estreme conseguenze la “rottura” di Mons. Lefebvre).
L’agnostico intervistatore non prova neppure a comprendere dove stia il vero cattolicesimo e dove la sua contraffazione, che cosa sia obbedienza e che cosa sia mero arbitrio, che cosa sia la Chiesa, il sacerdozio, la Messa.
Ai lettori, affamati di gossip e – oggi come ieri – di nemici pubblici da esporre in ceppi con l’etichetta di “fascista”, desiderosi di piccole storie su cui ridacchiare piuttosto che di grandi storie per le quali commuoversi, tutto questo non interessa.
A noi sì, e questo sguardo oltre il cancello di Albano Laziale ci fa rivivere qualche emozione e, magari, ci fa riflettere su tutto ciò che oggi diamo per scontato, o sulle tentazioni di acquiescenza, di “intese col nemico”, di blandire chi ha sempre sputato in faccia a tutto quello che siamo e in cui crediamo. [RS]

Le scansioni dell’articolo, gentilmente forniteci dall’amico Guido Ferro Canale, provengono dalla Domenica del Corriere del 31 gennaio 1979, pagine 14-17.

Immagine: rielaborazione da Antonisse, Marcel / Anefo, CC BY-SA 3.0 NL https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/nl/deed.en, via Wikimedia Commons [ file originario: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marcel_Lefebvre_1981.jpg ]


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