Nel lontano 2017, quando ancora non c’era Traditionis Custodes, quando ancora non esisteva Desiderio desideravi, Francesco sentenziava: “Sono due eventi direttamente legati, il Concilio e la riforma [liturgica] … La direzione tracciata dal Concilio trovò forma … nei libri liturgici promulgati dal Beato Paolo VI”. Si udirono al tempo conservatori bollare come falsa l’affermazione. La Sacrosantum Concilium non prevedeva certo la messa in volgare, né il Novus Ordo Missae con tutti gli abusi, dicevano (e tuttora dicono). E via con tutto il consueto elenco di apologie del Concilio …
Ma, senza voler entrare nella questione della bontà o meno della costituzione conciliare sulla liturgia, già trattata su Radio Spada con svariati articoli [1], ci teniamo a sottolineare con forza che quanto a suo tempo disse Bergoglio, l’aveva già detto Paolo VI – o “San” Paolo VI per i conservatori – nel lontanissimo 1969. Precisamente in un discorso del 19 novembre di quell’anno, alcuni saggi del quale andiamo a riportare.

Diletti Figli e Figlie!
Vogliamo richiamare la vostra attenzione sull’avvenimento che sta per compiersi nella Chiesa cattolica latina, e che avrà la sua applicazione obbligatoria nelle Diocesi italiane a partire dalla prossima prima Domenica dell’Avvento, che cade quest’anno il 30 novembre; e cioè l’introduzione nella Liturgia del nuovo rito della Messa. La Messa sarà celebrata in una forma alquanto differente da quella che, da quattro secoli ad oggi, cioè da S. Pio V, dopo il Concilio di Trento, siamo soliti a celebrare …

Ma intanto, per questo breve ed elementare discorso, cerchiamo di togliere dalle vostre menti le prime e spontanee difficoltà sollevate da un tale mutamento, in relazione alle tre domande, che subito esso ha fatto sorgere nei nostri spiriti.
Come mai tale cambiamento? Risposta: esso è dovuto ad una volontà espressa dal Concilio ecumenico, testé celebrato. Il Concilio dice così: «L’ordinamento rituale della Messa sia riveduto in modo che apparisca più chiaramente la natura specifica delle singole parti e la loro mutua connessione, e sia resa più facile la pia e attiva partecipazione dei fedeli. Per questo, i riti, conservata fedelmente la loro sostanza, siano resi più semplici; si sopprimano quegli elementi che col passare dei secoli furono duplicati, o meno utilmente aggiunti; alcuni elementi invece, che col tempo andarono perduti, siano ristabiliti, secondo la tradizione dei santi Padri, nella misura che sembrerà opportuna o necessaria» (Sacr. Concilium, n. 50) …

La riforma perciò, che sta per essere divulgata, corrisponde ad un mandato autorevole della Chiesa; è un atto di obbedienza; è un fatto di coerenza della Chiesa con se stessa; è un passo in avanti della sua tradizione autentica; è una dimostrazione di fedeltà e di vitalità, alla quale tutti dobbiamo prontamente aderire. Non è un arbitrio. Non è un esperimento caduco o facoltativo. Non è un’improvvisazione di qualche dilettante. È una legge pensata da cultori autorevoli della sacra Liturgia, a lungo discussa e studiata; faremo bene ad accoglierla con gioioso interesse e ad applicarla con puntuale ed unanime osservanza. Questa riforma mette fine alle incertezze, alle discussioni, agli arbitri abusivi Non diciamo dunque «nuova Messa», ma piuttosto «nuova epoca» della vita della Chiesa.


[1] Bomba a orologeria. Due parole sulla “Sacrosanctum Concilium”;
‘Sacrosantum Concilium’. Il prologo della rivoluzione liturgica (1)
‘Sacrosantum Concilium’. Il prologo della rivoluzione liturgica (2)
I 50 anni della nuova messa: la costituzione Sacrosantum concilium
Il dramma liturgico del Cardinale Gaetano Cicognani


Discorso integrale su vatican.va

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