da “Il dogma del Purgatorio” del Padre F. S. Schouppe della Compagnia di Gesù, ricaviamo e offriamo il seguente consolante insegnamento di san Francesco di Sales, nel quarto centenario della sua preziosissima morte.

«Dal pensiero del Purgatorio possiamo cavare più consolazione che timore. La maggior parte di quelli che tanto temono il Purgatorio, pensano piuttosto al loro proprio interesse che agli interessi della gloria di Dio: il che proviene dal riguardare unicamente le pene di quel luogo, senza considerare nel tempo stesso la felicità e la pace che alle anime Dio fa gustare. È vero che i tormenti sono tanto grandi che i dolori più atroci di questa vita non vi si possono paragonare, ma le interiori soddisfazioni altresì vi sono tali, da non esservi sulla terra prosperità o contentezza che le possa uguagliare … Le anime si trovano in una continua unione con Dio. Sono perfettamente sommesse alla sua volontà; o, per dir meglio, la loro volontà è talmente trasformata in quella di Dio, che non possono volere che ciò che Dio vuole: di maniera che, se loro fosse aperto il Paradiso, piuttosto si precipiterebbero nell’inferno, anziché comparire dinanzi a Dio colle sozzure che in sé veggono ancora. Volontariamente ed amorosamente vi si purificano, perché così piace a Dio. Esse vogliono essere come piace a Dio, e per tutto il tempo che a lui piacerà … Esse sono impeccabili, e non possono avere il menomo moto d’impazienza, né commettere la menoma imperfezione. Amano Dio più di se stesse e più di ogni cosa: l’amano d’un amore pieno, puro, disinteressato. Esse sono consolate dagli angeli, sono assicurate della loro salute e ripiene di una speranza che nella sua aspettazione non può esser delusa. L’amarissima loro amarezza gode una profondissima pace. Se quanto al patire è una specie d’inferno, è un paradiso quanto alla dolcezza dalla carità sparsa nel loro cuore: carità più forte della morte e più potente dell’inferno; carità le cui lampade sono tutte di fuoco e di fiamma (Cant. VIII) … Stato felice! continua il santo vescovo, felice stato, ben più da desiderarsi che da temersi, poiché quelle fiamme sono fiamme di amore e di carità»


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