Ogni Ordine Religioso nel proprio Calendario contempla una solennità di tutti i propri Santi. L’Ordine dei Predicatori anticamente la celebrava il 9 di novembre, per concessione di Innocenzo X fatta nel 1674. Ricorrendo questa memoria cumulativa di tanti Eroi ed Eroine della Fede, condividiamo coi Lettori queste belle meditazioni del vescovo domenicano mons. Pio Alberto Del Corona (1837-1912).

Per altri approfondimenti sull’Ordine dei Predicatori rimandiamo all’ottimo libro: Il Rito Domenicano – Storia e liturgia, di Archdale A. King, curato e tradotto da Padre Didier Pietro Maria Baccianti O.P.

A Domenico di Gusman nessuna delle legittime grandezze mancò, vuoi nell’ordine della natura, vuoi nell’ordine della grazia. Il figlio di Giovanna e di Felice, eredi della più pura nobiltà Castigliana, fu vicino a tutto ciò che è grande; al Pontefice Romano, alla cui famiglia sermoneggiava; agli Apostoli di Cristo, coi quali ebbe comuni i carismi profetando e risuscitando i morti; alla Santa Madre di Dio, da cui ebbe virginali carezze che travalicano l’umano pensiero; al Figliuolo di Dio, di cui intuì la presenza sotto i veli della Eucaristia, e di cui ritrasse la somiglianza sino alle fattezze del volto; al cielo, di cui intravide gl’inenarrabili splendori nell’estasi della contemplazione che fu suo respiro. La Chiesa lo appella uomo di apostolico petto, colonna della fede, occhio del mondo, tromba del vangelo, lucerna e secondo precursore di Cristo, grande economo delle anime, cui molteplici corone fregiano in cielo. Tutte queste magnificenze si adunano, a dir cosi , nello splendore del soave suo nome. I santi, dice un dottore, hanno questo di proprio che sortiscono un peculiare nome da Dio, del quale è scritto che novera la moltitudine degli astri e li chiama. Al nostro patriarca toccò il nome di Domenico, che vuol dire del Signore, a dinotare che fu tutto e sempre di Dio; del quale possesso parve suggello il bagliore che gli brillò in fronte al battesimo e che più non si spense. Ecco la nobiltà terrena e celeste congiunte nel patriarca dei Frati Predicatori.
Di questa nobiltà indubitatamente un riverbero cade su tutti i figli e le figlie di s. Domenico, né dee parere soverchio se cotale riverbero noi chiamiamo tesoro. Corre divario tra la nobiltà dei santi e la nobiltà dei mondani. La nobiltà dei mondani che va col sangue, è caduca, nutrice di altezzosi istinti, impotente a preservare da corruttele. Non è sovente se non l’ombra di un nome, labile prestigio, chiarore fatuo che non ti mette niente nel. l’anima. Non cosi la nobiltà dei santi; essa tanto sovrasta alla mondana, quanto la grazia alla natura, è ispiratrice di umiltà vereconda, preservatrice da corrompimenti, perché non discompagnata dalla luce di Dio, il quale abbassa lo sguardo sui figli a cagione del padre santo … I santi, come la fede insegna, intercedono a uopo nostro lassù, dove in Dio vivono. Nella essenza divina in che figgono l’intellettuale sguardo leggono i nostri bisogni, i certami, i pericoli; ardono per noi di carità consumata e sono potenti della stessa potenza divina in cielo.
Posta la qual verità, certissimo a seguirne che il glorioso s. Domenico e i suoi figli viventi in cielo son patroni e avvocati nostri, cui non fallisce né scienza delle cose nostre, né potenza di amore. E dico i santi, non fo motto dei beati, de’ quali Iddio traricchi la famiglia Domenicana. Fu detto da un pontefice, tanti essere i beati nostri da bisognarvi un peculiare Martirologio. E all’uopo di non preterirne pure uno, fu istituita la Festa di tutti i Santi dell’Ordine che il 9 novembre si solenneggia. In quel giorno si va schierando allo sguardo innamorato una moltitudine grande di beati fratelli nostri e ti viene all’orecchio il concento di mille voci. Si direbbe che noi raccogliamo nell’anima una potente musica di amore che esce dall’Arpa Gusmana in cielo. O sacre falangi di spiriti immortali che da ogni parte della terra saliste alle regioni dell’immutabile dopo aver combattuto sotto il candido abito di s. Domenico, io non vi conosco, non intendo gl’idiomi che voi parlaste, ma sento che mi appartenete e che io sono fratello vostro. L’amore che in voi arde inestinguibile e ineffabile è fonte d’intercedere perenne. Voi parlate di me a Dio e il sapermi in vostra tutela mi rincora, mi rende forte …
Sono da oltre seicento anni che la famiglia Gusmana cumula spirituali ricchezze amando e patendo. Quanti diurni e notturni salmeggiamenti, quante guise di espiazione, quanta rigorosità di digiuni, quanta copia e forza di lacrime! La grotta di Segovia serbò a lungo la traccia del sangue di s. Domenico, né quella traccia fu sola. L’amore o innocente o penitente lasciò solchi gloriosi nelle celle Gusmane, e il sangue di oltre a tremila martiri corse quasi fiumana regale a fecondare la piantagione del patriarca. Ne furono meno splendide le ricchezze di meriti adunate dai confessori. Che dire del soave Giordano, dell’amabile Reginaldo, di Giacinto e di Ceslao, dei primi figli e delle prime figlie di s. Domenico, fiori fragranti sbocciati al caldo del suo cuore vergine e irrigato dalle sue ardenti lacrime? Il solo Giacinto, infaticabile apostolo, addusse interi popoli a Cristo. Che dire di Raimondo, di Alberto Magno e di Tommaso d’Aquino, i quali scaldarono di amore le filosofiche e teologiche contemplazioni, e nel campo della Chiesa lasciarono una semente immortale? Lodovico Bertrando porta la fiaccola del vangelo nelle Indie Occidentali; Vincenzo Ferreri a maniera di sole illumina e corre l’Europa rinnovando i tempi apostolici. Pio V dal trono pontificale muove principi e popoli a pugnare per la civiltà della croce minacciata dall’Islamismo; e dà splendore di culto e di disciplina al mondo cristiano. S. Antonino, dalle rive dell’Arno manda fragranze virginee, ringiovanisce l’Ordine Gusmano in Toscana, detta le due Somme Istoriale e Morale, e dalla cattedra di Zanobi fulmina tutti i vizi, allevia tutti i dolori; e nella compagnia de’ Buonomini di s. Martino, occulti amici dei poveri, lascia il patrimonio e il monumento della sua carità.
Allato ai sommi dell’Ordine è una schiera di grandi incanutiti nel rigore della disciplina monacale, nelle vigilie della scienza, nel ministero della parola, non che una moltitudine di umili fratelli e di sorelle converse, faticanti nella oscurità e celebranti un incruento martirio in sé. Or questi gloriosi meriti vivono nell’immortale sguardo di Dio e compongono il censo, il peculio, il patrimonio sacro della famiglia Gusmana …
E qui tornano acconce le parole dell’Ecclesiastico allegate dal Breviario Domenicano nella Festa di tutti i Santi dell’Ordine: Diamo lode agli uomini gloriosi, ai maggiori no. stri, dai quali fummo noi generati. In essi fece Dio splendere la sua magnifica gloria. La loro stirpe resta posseditrice de’ loro beni; i loro nipoti sono un popolo santo (XLIV, 1, 12).

Il Rosario. Memorie Domenicane, Anno sesto, Ferrara, 1899, pp. 679-683



Seguite Radio Spada su:


fonte immagine beweb.chiesacattolica.it