In onore dell’Immacolata Concezione offriamo ai lettori la poesia “Preghiera alla Vergine” di Giovanni Papini.

O Vergine, che sempre intercedesti
per noi con Quello che del sangue e latte
Tuoi volle farsi le carnali, vesti,

or che le genti, imbriacate e matte
del nero vino che dalle ferite
cola, son mandre senza legge fatte,

e da vecchi feticci insatirite
pestano l’Evangelo col calcagno
e son contro il Tuo Figlio in campo uscite,

abbassa il viso sul vermiglio stagno
e per le dolci membra illividite
che ribaciasti nel notturno bagno,

per quelle membra dal Tuo ventre uscite
pure e perfette, e furono sul legno
della croce chiodate e ribadite;

per il Suo sangue, eterno contrassegno
d’eterno amore, e per quella ceffata
sopra la bocca che annunziava il regno

dei cieli, accogli Tu la disperata
preghiera che il più basso de’ tuoi schiavi
T’innalza dalla terra contristata.

Fa’ che a’ sopravvissuti non s’aggravi
l’acre ferocità delle nazioni;
prega che i nostri cuori raschi e lavi

il Tuo Gesù, ché le suppurazioni
l’hanno infettati d’ogni marcimento,
dopo le pervicaci infirmazioni

dei comandi del Doppio Testamento.
La legge santa delle Due Montagne,
squassata e rotta nel vacillamento

delle guerre che il mondo tardi piagne,
è un cencio in bocca al bruto che nel vizio
s’è avvoltacchiato fin dentro l’entragne.

Se nella terra vedi un interstizio,
Madre, di luce per la sua salute,
vinci coll’innocenza il malefizio

che le generazioni ha possedute
da quando rinnegarono Betlemme.
Ammutolisci le sibille argute

che buttaron nel brago le tue gemme;
comanda che agli stracthi apra le porte
la celestiale Tua Gerusalemme.

Tu che calpesti il serpente e la morte
e col Tuo pianto spegni ogni martorio,
cambia del mondo la faccia e la sorte.

Torre Davidica, Torre d’Avorio,
siam di lercie capanne ospiti inquieti,
lagrime e sangue son nostro offertorio.

Regina de’ Patriarchi e de’ Profeti,
fugge ogni branco per il suo cammino,
chiuso è il futuro agli ultimi poeti.

Porta del Cielo, Stella del Mattino,
agli occhi nostri tutte sono spente
l’antiche stelle del manto divino.

Arca del Patto, Vergine Potente,
noi traditori fummo all’alleanza
fermata sotto i soli dell’oriente.

Golfo d’Amore, Abisso di Speranza
noi da Te sola aspettiamo l’aiuto
in questo poco lume che ci avanza.

Tu che miseria e spregio hai conosciuto
qua sulla terra, e fosti poveretta
nella povera casa che veduto

ha il tuo Dio colla pialla e coll’accetta;
e sapesti il terrore, il nascondiglio,
la fuga, la ripulsa, ogni distretta,

e pesticciar vedesti il Tuo bel giglio,
e contemplasti le ferite aperte
dentro la carne del Tuo proprio Figlio,

abbi pietà delle madri diserte,
delle vedove mogli, dei dolenti
figli che l’odio in barbari converte

risuscitando nei cuori roventi
l’istigazione della rappresaglia.
Pietà per gli omicidi e gl’innocenti

sacrificati all’avida battaglia;
pietà per i feroci senza amore
che un sortilegio vince ed abbarbaglia.

Abbi pietà di quelli che il sudore
spandono per offrire a tutti il pane;
abbi pietà del tacito dolore,

delle superbie, delle voglie vane;
abbi pietà del gemito tenace
che sale su dalle terrestri tane

verso di Te, Regina della Pace.

Seguite Radio Spada su:


fonte immagine commons.wikimedia.org