di Luca Fumagalli
Prima di iniziare, ai seguenti link sono disponibili la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta e la sesta puntata della rubrica.
Uno degli esiti positivi del romanticismo britannico fu la riscoperta della bellezza del Medioevo cattolico. Tale spirito “neomedievale” ispirò il Gothic Revival architettonico, i quadri dei preraffaelliti e la nascita del Movimento di Oxford all’interno della chiesa anglicana, gettando i semi di quella rinascita della cultura “papista” che avrebbe caratterizzato, in particolare, la seconda metà dell’Ottocento.
Nel 1829 il governo tory guidato dal duca di Wellington approvò il Catholic Emancipation Act che finalmente garantì libertà religiosa ai cattolici inglesi, ponendo fine a tre secoli di persecuzioni. Venne inoltre concesso loro il diritto di voto e la possibilità di essere eletti in entrambi i rami del parlamento. Anche se alcune leggi anti-cattoliche rimasero in vigore, il Catholic Emancipation Act fu un grande passo in avanti in termini di un’equiparazione dei diritti.
Intanto andava crescendo il numero dei fedeli e venivano inaugurati nuove scuole e nuovi seminari.
Altra data significativa è il 1834, anno in cui l’architetto Augustus Pugin – campione del Gothic Revival – si fece battezzare, dichiarando di avere appreso «le verità della Chiesa cattolica nelle cripte delle vecchie cattedrali d’Europa». Il suo nome è oggi ricordato soprattutto per il progetto della House of Parliament e della torre che ospita il celebre Big Ben, ma a lui si deve anche l’edificazione di svariate chiese in tutto il paese.
Il Movimento di Oxford, da parte sua, contribuì indirettamente alla conversione al cattolicesimo di un gran numero di intellettuali, compreso uno dei suoi uomini di punta, ovvero John Henry Newman. Oltre a lui merita di essere menzionato pure Henry Edward Manning, come Newman destinato a ricevere la berretta cardinalizia (nel 1879 i cardinali inglesi erano tre, un numero impensabile solo una manciata di decenni prima: Manning, Newman ed Edward Henry Howard).
Nuove tensione tra i “papisti” e le istituzioni sorsero nel 1850, quando papa Pio IX decise di ristabilire la gerarchia in terra inglese sotto la guida del cardinale Nicholas Patrick Wiseman, nominato arcivescovo di Westminster. Tuttavia l’opposizione delle frange più irriducibili del protestantesimo britannico si esaurì presto e le nuove leggi restrittive di fatto non vennero mai applicate.
Ebbe quindi inizio quella che qualche storico ha definito la “seconda primavera” del cattolicesimo britannico, che produsse un grande fervore religioso e culturale. Si assistette inoltre a una rinascita della letteratura cattolica con autori come Aubrey de Vere, Coventry Patmore e il gesuita Gerard Manley Hopkins a fare da apripista a un’ondata di nuovi talenti. Né va dimenticato, Richard Simpson il quale con i suoi articoli sullo Shakespeare “papista” diede il la a una rilettura della storia inglese spurgata da ogni pregiudizio ideologico di marca protestante.
Nel 1865, con la scomparsa di Wiseman, Manning divenne il nuovo arcivescovo di Westminster. Fino alla morte, avvenuta nel 1892, si dimostrò una figura formidabile sia dal punto di vista religioso – ad esempio fu uno dei più strenui difensori dell’infallibilità pontificia durante il Concilio Vaticano I – sia dal punto di vista sociale, spingendo il governo ad approvare riforme in aiuto dei più poveri secondo una visione che in qualche misura anticipò quella espressa da Leone XIII nell’enciclica Rerum Novarum (1891). Da guida dei cattolici inglesi Manning inaugurò in totale quaranta chiese, inclusa la pro-cattedrale di Our Lady of Victories a Kensington. Per quanto non sempre in ottimi rapporti, lui e Newman costituirono un duo formidabile per la promozione della causa “papista” in tutto l’impero …
Gli appunti sulla storia dell’Inghilterra cattolica continuano nella prossima e ultima puntata.




















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Nell’immagine: Newman e Manning (https://ontheruinofbritain.files.wordpress.com/2021/01/newmanmanning.jpg?w=1080)
