di Luca Fumagalli
Prima di iniziare, per chi fosse interessato ad approfondire la figura di mons. R. H. Benson e quella di molti altri scrittori del cattolicesimo britannico, si segnala il saggio delle Edizioni Radio Spada Dio strabenedica gli inglesi. Note per una storia della letteratura cattolica britannica tra XIX e XX secolo. Link all’acquisto.

Conosciuto in Italia quale autore dell’apocalittico Il Padrone del Mondo e di svariati altri romanzi a tema storico, mons. Robert Hugh Benson vanta nella sua corposa bibliografia anche tre titoli riconducibili, in qualche modo, al filone soprannaturale. Assecondando la passione vittoriana ed edoardiana per le ghost stories, il monsignore seppe infatti piegare la moda alle esigenze apologetiche, firmando narrazioni certamente affascinanti, ma anche contraddistinte da un innegabile spessore spirituale[1].
Fra l’estate e l’autunno del 1902, Benson, allora ancora anglicano, mise mano a una raccolta di racconti intitolata La luce invisibile (The Light Invisible), data alle stampe l’anno seguente[2]. Probabilmente il progetto fu ispirato da un manoscritto di storie a sfondo mistico inviatogli dal fratello Arthur, noto accademico, e pubblicato in seguito col titolo di The Hill of Trouble.
La luce invisibile non è né un romanzo né un trattato religioso, ma un’esposizione di sensazioni e fatti spirituali, esperienze vive narrate dalla voce di un vecchio sacerdote all’autore, che ne ha poi predisposto una trascrizione accurata. L’anziano, ormai troppo debole per gestire una parrocchia, vive con qualche domestico in una casa di campagna. È una persona dotata di una straordinaria percezione spirituale e per questo isolato, incapace di narrare le sue visioni agli altri se non a quelli a cui Dio ha fatto il grande dono di comprenderle. Di lui non si sa altro, nemmeno se sia anglicano o cattolico (la voluta ambiguità è un segno della confusione che albergava nella mente di Benson in quei mesi di terribile incertezza, quando l’opzione “papista” si stava facendo sempre più intrigante).

I quindici racconti che compongono il volume sono caratterizzati da una singolare e poco ortodossa commistione tra mistica cristiana e occultismo, con qualche accento teosofico. A esperienze giovanili caratterizzate da sinistre coincidenze e visioni profetiche, si alternano brani di un valore religioso maggiore in cui sono affrontati temi quali l’aldilà, il peccato e i sacramenti. L’idea del sovrannaturale come una realtà vera, paradossalmente concreta, sarà, del resto, uno dei nuclei tematici più forti della futura produzione di Benson: il mondo in cui gli uomini vivono, essendo finito e limitato, altro non è che non una pallida ombra, un simulacro della vita autentica in Paradiso, eternamente a contatto con Dio.
Il testo riflette la resa del monsignore davanti all’incapacità della teologia di fornire risposte adeguate ai suoi interrogativi. All’epoca credeva di scorgere nell’intuizione spirituale uno strumento per giungere là dove la ragione aveva fallito. L’esito è commovente e romantico, così come la prosa mostra già molte delle qualità dei romanzi della maturità, ma i racconti spingono verso un fideismo che è il risultato di una frattura fin troppo evidente tra razionalità e spiritualità.
Dopo la conversione, forse anche per la fastidiosa sensazione di aver rivelato troppo di sé e dei suoi scrupoli più intimi, l’autore ritrattò le tesi contenute nel libro: «Non apprezzo affatto La luce invisibile. Lo scrissi in un momento di grande eccitazione e in ciò che ora riconosco come uno stato d’animo di sottile sentimentalismo. Cercavo di rassicurarmi sulle verità della religione, e assumevo di conseguenza un tono assertivo e positivo in gran parte insincero; ne è la prova lo stile affettato e ricercato»[3].

In ogni caso, il primo libro pubblicato da Benson – che nel gennaio del 1914 raggiunse l’undicesima edizione – mostrava tra le righe una certa tendenza cattolica, ed ebbe almeno il merito di avvicinare il giovane Ronald Knox «alle idee della Vergine Maria come figura centrale della devozione, e del sacerdozio quale condizione peculiare, la cui funzione non era principalmente amministrativa, esortativa o esemplare, ma sacramentale»[4].
Il 1907 fu invece l’anno di Lo specchio di Shalott (A Mirror of Shalott), una raccolta di racconti del mistero, tra fantasmi ed eventi inspiegabili, figlia di una collaborazione, poi naufragata, con la sorella Meggie e un loro comune amico[5].
La vicenda narrata è quella di un gruppo di preti che, radunati nella chiesa canadese di San Filippo a Roma – un’idealizzazione di San Silvestro, dove Benson venne ordinato –, raccontano una serie di storie tratte dalla loro esperienza personale. I temi variano dalle evocazioni spiritiche alle possessioni demoniache, e tutti i brani sono accomunati dalla presenza dell’elemento soprannaturale (il titolo del libro rimanda al poemetto La dama di Shalott di Tennyson, in cui la cui protagonista è costretta, a causa di una maledizione, a spiare la realtà attraverso uno specchio, non potendola guardare direttamente). Se manca una morale evidente è perché, secondo le intenzioni dell’autore, a prevalere doveva essere l’orrore e il non detto.
Il libro – che nei temi e nelle ambientazioni anticipa in qualche misura La nonna e i servi di Dio di Taylor Caldwell (1963) – si rivelò un’azzeccata manovra commerciale, finendo per garantirsi una robusta nicchia di affezionati.

Due anni più tardi, nel 1909, venne pubblicato I necromanti (The Necromancers), tra i migliori romanzi di Benson e l’unico ad affrontare scopertamente il tema dello spiritismo[6].
Ambientato tra il 1901 e il 1902, in esso si racconta la storia di Laurie Baxter, ex universitario di Oxford convertito al cattolicesimo e ora tirocinante presso uno studio legale a Londra. La sua carriera è orientata al meglio, ma Amy Augent, la promessa sposa, muore improvvisamente e il ragazzo è preda di una cupa disperazione. Maggie Deronnais, la sorella adottiva, cerca di aiutarlo a sostenere il peso del lutto facendo leva sulla comune appartenenza alla Chiesa di Roma. Nel frattempo Laurie viene a conoscenza di come un certo Mr. Vincent riesca a evocare le anime dei morti. Preso contatto con la cerchia del celebre occultista, il ragazzo partecipa ad alcune sedute e giunge in un’occasione a vedere l’amata. Assaporata, anche se solo per un istante, la gioia di rincontrare Mary, Laurie dedica tutto se stesso allo spiritismo e abbandona la pratica cristiana. Ma tutto questo ha un prezzo: tornato a casa alla vigilia di Pasqua per trascorrere le vacanze in famiglia, il giovane è chiaramente mutato; taciturno e apatico, il suo volto mostra i segni di quella creatura demoniaca che si sta lentamente impossessando di lui. Maggie, resasi conto del pericolo che corre Laurie, è costretta a ingaggiare una disperata battaglia contro le forze del male potendo contare solo sull’amore che prova per il fratello.
I necromanti descrive il conflitto tra due mondi inconciliabili, quello della Fede e della magia, che, cortocircuitando, generano i mostri di un romanzo gotico la cui potenza emotiva non trova paragoni in nessun’altra opera di Benson. In altri termini, il volume offre un’efficace sintesi della sua poetica, dove nell’eterno scontro tra terra e Cielo, alla fine, pur tra mille difficoltà, la vittoria non può che andare sempre a quest’ultimo.
[1] Ciò vale anche se lo stesso Benson coltivò per tutta la vita una passione per la magia non sempre opportuna. Sul tema cfr. l’articolo Spiritismo, fantasmi e magia: il lato “occulto” di mons. Robert Hugh Benson (https://www.radiospada.org/2019/12/spiritismo-fantasmi-e-magia-il-lato-occulto-di-mons-robert-hugh-benson/).
[2] R. H. BENSON, La luce invisibile, ABEditore, Milano, 2011. A causa della difficile reperibilità del testo, si segnala che pure in L. FUMAGALLI, Robert Hugh Benson. Dal Trionfo del re al Padrone del mondo, Mimep Docete, Pessano con Bornago, 2016, pp. 180-195, è possibile trovare una piccola selezione di brani tratti dal libro. In ogni caso, l’intero volume è disponibile on line in formato ebook e tradotto in italiano: https://www.totustuus.cloud/prodotto/r-h-benson-la-luce-invisibile/
[3] R. H. BENSON, Confessioni di un convertito, Gribaudi, Milano, 1995, p. 75. Secondo Arthur Benson, il fratello aveva preso le distanze da La luce invisibile soprattutto perché il testo «gli ricordava di quel tempo in cui si muoveva tra le ombre» (A. C. BENSON, Hugh. Memoirs of a Brother, John Murray, Londra, 1920, p. 164).
[4] E. WAUGH, The Life of Right Reverend Ronald Knox, Penguin, Londra, 2012, p. 56.
[5] Del libro esiste una versione italiana in formato ebook, un progetto realizzato nel 2015 da REA Multimedia.
[6] R. H. BENSON, I necromanti, Fede & Cultura, Verona, 2018.




















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