Volentieri offriamo ai lettori questo interessante passaggio del volume VIII della Storia universale della Chiesa I Papi rinascimentali, l’unione con i greci, la scoperta dell’America (Card. Hergenröther).
[…] La Germania poté ben tosto gareggiare con l’Italia. Essa e nella moralità e nella cultura fu grandemente migliorata sia per gli sforzi e le riforme di Niccolò Cusano, sia per le scuole eccellenti dei fratelli della vita comune; e con l’invenzione della stampa per mezzo di tipi metallici mobili (circa il 1430-1440) si rese sommamente benemerita di tutti gli altri popoli. Quest’«arte meravigliosa», poi al 1462 diffusa dai tedeschi in tutti i paesi, promosse e universalizzò la coltura e il commercio letterario; e più che una parte dell’industria, parve un mezzo di civiltà cristiana, onde anche il clero la sostenne efficacemente e, per diffonderla, si concederono pure delle indulgenze. Di già al 1467 si fondò in Roma la prima stamperia da due tedeschi, Pannartz e Schweynheim, i quali nel 1466 avevano pubblicato nel monastero di Subiaco la prima edizione di Lattanzio. Ben presto, per il favore massimamente di Sisto IV, seguirono edizioni in gran numero e nella forma più svariata; sicché al 1500 si erano già stampate solo in Roma novecentoventicinque opere.
Con ciò il principale impedimento degli studi, cioè la penuria di libri e la fatica del trascriverli, era tolto: onde universalmente si vide una tendenza generale all’istruzione, un fondarsi di nuovo e un migliorare di scuole superiori e medie, un ardente gareggiare nelle opere di scienza e di arte. L’Italia fu quella che fece meglio uso della nuova invenzione; le sue stamperie, massimamente di Venezia, pubblicarono eccellenti edizioni di classici e di padri della Chiesa, di oratori e di poeti, di filosofi e di teologi. Né la Germania restò indietro; alcune città contavano sopra venti stamperie, come Augusta, Norimberga, Colonia. Nell’industria libraria di Germania si continuò in larga misura il commercio dei manoscritti, usatosi lungamente, massime nelle grandi città, il quale aveva già tanto operato per i bisogni del popolo. L’arte della lettura si diffuse quindi fra il popolo rapidamente. […]
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Immagine: Melozzo da Forlì, Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana (1477), affresco, Roma, Pinacoteca Vaticana. Nell’affresco del pictor papalis Melozzo da Forlì, che compare qui a fianco, è affiancato dai suoi nipoti delle famiglie Della Rovere e Riario, dei quali vennero nominati cardinali Raffaele Riario (alla sua destra) e Giuliano della Rovere, il futuro papa Giulio II che gli sta di fronte (Pubblico Dominio).
