Pio XII, tra le altre cose meritorie, ha lasciato alla Chiesa l’eredità di quarantuno encicliche, una serie che si apre e si chiude con l’invito a sottomettersi alla regalità sociale di Cristo. Di seguito riportiamo alcuni estratti dell’ultima enciclica, Meminisse iuvant, pubblicata il 14 luglio 1958.

Se esaminiamo con animo pensoso le cause di tanti pericoli, presenti e futuri, facilmente vediamo che le decisioni, le forze e le istituzioni degli uomini sono inevitabilmente destinate a venir meno, qualora l’autorità di Dio – che illumina le menti con i suoi comandi e i suoi divieti, che è principio e garanzia della giustizia, fonte della verità e fondamento delle leggi – o venga trascurata, o non collocata al suo giusto posto, o addirittura soppressa. Ogni casa, che non poggi su una base solida e sicura, crolla; ogni intelligenza, che non sia illuminata dalla luce di Dio, più o meno si allontana dalla pienezza della verità; sorgono le discordie, aumentano, si accrescono, se la carità fraterna non infervora i cittadini, i popoli e le nazioni.
Orbene, soltanto la religione cristiana insegna questa verità piena, questa giustizia perfetta, e questa carità divina, che elimina odi, animosità e lotte; essa sola, infatti, le ha ricevute in custodia dal divino Redentore, via verità e vita (cf. Gv 14, 6), e con tutte le forze deve farle mettere in pratica. Non vi è dubbio allora che coloro i quali vogliono deliberatamente ignorare la religione cristiana e la chiesa cattolica, oppure si sforzano di ostacolarle, misconoscerle, sottometterle, indeboliscono per ciò stesso le basi della società, o ve ne sostituiscono altre, che assolutamente non possono reggere l’edificio dell’umana dignità, libertà e benessere.
È necessario pertanto ritornare ai precetti del cristianesimo, se si vuole formare una società solida, giusta ed equa. È dannoso, è imprudente venire a conflitto con la religione cristiana, la cui perenne durata è garantita da Dio e provata dalla storia. Si rifletta che uno stato, senza la religione, non può avere dirittura morale, né ordine. Essa, infatti, fa sì che gli animi siano formati alla giustizia, alla carità, all’obbedienza delle giuste leggi; condanna e proscrive il vizio; induce i cittadini alla virtù, anzi regge e regola la loro condotta pubblica e privata; insegna che la miglior distribuzione della ricchezza non si ottiene con la violenza e la rivoluzione, ma con giuste norme, talché il proletariato, che non abbia ancora i mezzi necessari e opportuni di vita, può essere elevato a una più decorosa condizione, con felice soluzione delle contese sociali; in tal modo essa porta un validissimo contributo al buon ordine e alla giustizia, benché non sia stata istituita unicamente per procurare e accrescere gli agi della vita.
Ripensando pertanto a tali cose con quella disposizione d’animo, che Ci pone al disopra degli umani contrasti, e che Ci fa paternamente amare i popoli di tutte le stirpi, due cose Ci stanno innanzi, e Ci procurano intense angustie e preoccupazioni. Vediamo, infatti, da un lato, che in non pochi paesi, i precetti cristiani e la religione cattolica non sono tenuti nella necessaria considerazione. Folle di cittadini, specialmente del popolo meno istruito, sono attratte con facilità da errori ampiamente divulgati, e spesso rivestiti dall’apparenza della verità; le lusinghe e gli incentivi del vizio, che turbano con influssi nefasti gli animi, per mezzo di pubblicazioni di ogni genere, di spettacoli cinematografici e televisivi, corrompono specialmente l’incauta gioventù. Molti scrivono e diffondono le loro opere non per servire la verità e la virtù, e dare un giusto svago ai lettori, ma per eccitarne, a scopo di lucro, le torbide passioni; oppure per offendere e infangare con menzogne, calunnie e offese tutto ciò che è sacro, nobile e bello. Molto spesso – è doloroso dirlo – la verità è travisata; e si dà pubblico risalto a cose false e vergognose. Non è dunque chi non veda quanto male ne derivi alla società stessa e quanto danno alla Chiesa …

La società fondata da Cristo può essere impugnata, ma non vinta, perché attinge la sua forza non dagli uomini, bensì da Dio. Anzi, non vi è dubbio che essa dev’essere martoriata nei secoli da persecuzioni, contrasti, calunnie, come avvenne al suo divin Fondatore, secondo la profezia: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15, 20); ma è ugualmente certo che essa, alla fin fine, come Cristo, nostro redentore, trionfò, riporterà su tutti i nemici una pacifica vittoria. Confidate dunque; siate forti e costanti. Vi esortiamo ancora con le parole di sant’Ignazio, benché siamo certi che non avete bisogno di esortazioni: «Siate graditi a colui, per il quale combattete. … Nessuno fra di voi diventi disertore. Il vostro battesimo sia come un’arma, la fede come un elmo, la carità come una lancia, la pazienza come una completa armatura. Le vostre opere siano i vostri tesori, affinché meritiate una degna mercede» [S. IGNATIUS, Ad Polycarpum, VI, 2: PG 5, 723-726].
Inoltre, le bellissime parole di sant’Ambrogio vescovo vi diano una sicura speranza e una fortezza inconcussa: «Stringi il timone della fede, affinché le tempestose procelle di questo mondo non ti turbino. È ben vero che il mare è vasto e immenso, ma non temere; poiché egli la fondò sui mari, e la stabilì sui fiumi (Sal 23, 2). Non senza ragione, dunque, la chiesa del Signore rimane immobile in mezzo a tanti flutti, perché fondata sulla rocca apostolica, e persevera sopra il suo fondamento, immobile contro le furie del mare (cf. Mt 16, 18). È sbattuta dalle onde, ma non scossa; e sebbene i marosi di questo mondo frangendosi rumoreggino intorno, essa ha tuttavia un porto sicurissimo, per accogliere i naviganti affaticati» [S. AMBROSIUS, Ep. II: PL 16, 917].

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