Dal Discorso di Pio XII ai Romani del 22 dicembre 1946.

Dai sette colli, protese le braccia materne, essa estende il suo impero spirituale sul mondo, che misteriosamente avvolge nella sua luce. Quella luce, che prima apparve, quando la Chiesa, Sposa di Cristo, si sciolse dalle gramaglie delle persecuzioni e, coronata con segno di vittoria, uscì dai circhi e dagli anfiteatri dianzi ruggenti alla sua rovina; quando, immortale vindice della verità, più sicura dell’avvenire che il pontefice di Giove ascendente con la tacita vergine il Campidoglio – dum Capitolium scandet cum tacita virgine Pontifex – (Horat. Carm. III, 30, 8-9), Si accinse con la spada dello spirito, che è il verbo di Dio, a continuare e ad estendere la pacifica religiosa conquista di un mondo di popoli, più vasto di quello domato dal ferro e dalle legioni dei Cesari.
Fate che la vostra vita e la vostra condotta, i vostri giudizi e le vostre opere, siano profondamente pervasi e regolati dalla vigile e chiaroveggente coscienza di quella singolare missione, non meno onorifica che grave di responsabilità e di doveri.
Le innumerevoli schiere dei vostri martiri e dei vostri Santi vi guardano. Mostratevi degni di loro.
Dal suolo romano il primo Pietro, circondato dalle minacce di un pervertito potere imperiale, lanciò il fiero grido d’allarme: «Resistete forti nella fede» (1 Petr. 5, 9).
Su questo medesimo suolo Noi ripetiamo oggi con raddoppiata energia quel grido a voi, la cui Città natale è ora il teatro di sforzi incessanti volti a rinfiammare la lotta fra i due opposti campi: per Cristo o contro Cristo, per la sua Chiesa o contro la sua Chiesa.
Destatevi, o romani. L’ora è sonata, per non pochi fra voi, di svegliarvi da un troppo lungo sonno (cfr. Rom. 13, 11). Agire fortemente e fortemente patire: è la divisa del nome romano.

fonte: vatican.va
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