Tra i passi biblici che la Santa Chiesa applica all’Immacolata Concezione ve n’è uno del Cantico dei Cantici (IV, 7-8) in cui lo sposo dice alla sposa: “Tota pulchra es amica mea et macula non est in te. Veni de Libano, sponsa mea: veni de Libano, veni, coronaberis: de capite Amana, de vertice Sanir et Hermon, de cubilibus leonum, de montibus pardorum“, “Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia. Vieni dal Libano, o mia Sposa, vieni dal Libano, sarai coronata, dalla vetta dell’Amana, dalla cima del Sanir e dell’Hermon, dalle tane dei leoni, dai monti dei leopardi“.

Così commenta questo passo il conventuale Filippo Cagliola nella “Lettra di Messina in diffesa dell’Immacolata Concettione” (1643):

Lo Spirito Santo … v’aggiunge l’altra battaglia e gloriosa vittoria de cubilibus leonum et de montibus pardorum, che sono peccato originale e la varietà degl’attuali, come il leopardo appare variamente dipinto nella sua spoglia. Però questo congresso, che fé Maria con questi leopardi, e leoni, non fa come quello di Davide, di Sansone, di Lisimaco, di Daniele e del valoroso Maccabeo: perché questi furono da quelle fiere assaliti; Maria non fu assalita, ma ella le assediò, e non lasciò che le si avventassero perché sola era bastevole a formare una formidabile ed invitta schiera, terribilis ut castrorum acies ordinata. Armossi ben ella con l’acciaio forbito della proteggente preservatrice grazia, e perciò nell’istesse caverne del tartareo deserto ne riportò le palme. E non lo vedete chiaro? Non dice lo Spirito Santo, de leonibus et de pardis, ma de cubilibus leonum et de montibus pardorum perché negl’istessi covili de’ leoni, nei monti, prima che i pardi alle pianure scendessero a divorar i mortali, pose ella l’assedio, li vinse, li sconfisse, li legò, e debellati li portò nel glorioso trionfo dell’innocenza originale. 

E ancora il padre francescano osservate Pedro Gaul nella sua Dissertazione Teologica sulla definibilità dell’Immacolata Concezione (1852):

Ecco che il celeste Sposo, contemplandosi a suo piacere la Vergine Maria, sin d’innanzi alla sua Concezione la vede tutta bella, sua amica, e non nemica per la colpa, e senza alcuna macchia di peccato. Il perché, o bisogna confessare, che la divina Sposa sin dalla sua Concezione fu bella, amica di Dio, e senza macchia di peccato originale; o deve ammettersi, che questa autorità non ha il senso che esprimono le parole, e che contiene qualche falsità. Perché, come sarà vero che il suo Sposo la potesse aver veduta tutta bella nel contemplarla innanzi la sua Concezione, vedendola intanto in qualche istante della sua vita macchiata della colpa di origine? Come chiamarla sua amica, essendo per lo peccato di Adamo sua nemica, almeno per qualche tempo? Come celebrarla senza macchia, già bruttata dal neo della prima colpa? No, se Maria non fu esente dall’ originale peccato, non può dirsi né scriversi con tutta proprietà, che innanzi alla sua Concezione fu tutta bella, ma sì che in un tempo fu deforme, e in un altro bella; non può dirsi che fu amica di Dio, ma che in un tempo ne fu nemica, e in un altro amica; non può dirsi che fu senza macchia, ma sì che primamente fu macchiata, e poi purificata. Ma il testo è determinato; imperocché il divino Amante concepitala nelle sue eterne idee tutta vaga, sua amica, e senza macchia, quindi la invita di venire dal Libano (che s’interpreta bianchezza simile a quella della neve), ad essere coronata: cioè la chiama alla esistenza per mezzo della sua Concezione effettuata nella candidezza dell’ innocenza, onde sia coronata col diadema della grazia sopra le cime dei mistici monti della Chiesa, che molto s’innalzano in santità, e sono lontani tanto dalle tane de’ leoni, e dei leopardi infernali; dalle quali Maria si spicca al tutto inviolata, e punto morsa da’ lor denti.


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