È stato diramato poco fa un comunicato del Vaticano che, dopo una serie di reazioni in dissenso, può essere letto come una parziale frenata rispetto a Fiducia Supplicans. Cerchiamo però di capire.
Innanzitutto è impossibile comprendere la dinamica di quanto sta accadendo senza avere una visione complessiva della crisi nella Chiesa, per questo rimandiamo a due libri fondamentali: 1. Parole chiare sulla Chiesa. Perché c’è una crisi, dove nasce e come uscirne, a cura di don Daniele Di Sorco, postfazione di Aldo Maria Valli; 2. Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente, di don Andrea Mancinella, prefazione di don Curzio Nitoglia, postfazione di Aldo Maria Valli.
Andiamo ora al comunicato vaticano e alle ragioni di prudenza, per non cadere in disastrosi entusiasmi.
- La nota diffusa rimane ambigua, caratterizzata da un linguaggio modernista e, in ogni caso, non determina il ritiro della Dichiarazione Fiducia Supplicans, che al momento esce confermata e ribadita. Il comunicato era sostanzialmente inevitabile dopo la levata di scudi ma non muta la situazione per quanto concerne la possibilità di queste strane “benedizioni”, semplicemente la sposta nel campo dell’inafferrabile “discernimento”.
- Tutta la questione Fiducia Supplicans è e rimane solo una piccola tessera dell’atroce mosaico neomodernista. Tocca ripetersi ma l’origine delle questioni poste non sta né nel Sinodo di quest’anno, né in quello sulla famiglia di qualche anno fa, e nemmeno nella “svolta” del 2013. Il problema sta nello stravolgimento della Dottrina operato nel Concilio Vaticano II (vedere collegamenti sopra). Qui si continua a parlare di (una parte dei) sintomi e non della malattia. Il giorno prima che uscisse Fiducia Supplicans non eravamo in una situazione entusiasmante, non lo saremmo nemmeno se svanisse.
- Lo schema del “chiarimento postumo” utilizzato ora dal Vaticano è un “film già visto”, che non arresta ma consolida la marcia della Rivoluzione. È lo strumento classico della “frenata rivoluzionaria” che serve non per fermare ma per compattare la marcia della sovversione. Basti pensare alla curiosa “nota previa” (a fine testo!) messa a Lumen Gentium dopo le prime resistenze conservatrici, o alle sgangherate precisazioni della Dominus Iesus, a valle della corsa ecumenistica degli anni ‘80 e ‘90. Tutto, tra sospiri di sollievo e poco credibili peana, è proseguito come da copione.
Il gioco è sempre lo stesso.
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