Volentieri offriamo ai lettori questo importante estratto di Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente (don Andrea Mancinella, prefazione di don Curzio Nitoglia, postfazione di Aldo Maria Valli). Si tratta di quattro passaggi che fanno luce su altrettanti colpi di mano portati avanti da Paolo VI in merito all’Eucarestia, alla cremazione e alla morale famigliare.


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– 30 aprile 1969: Paolo VI approva l’Istruzione Fidei custos[1] della S. Congregazione per i Sacramenti. Nella suddetta Istruzione Papa Montini, contro la precedente e costante proibizione della Chiesa fin dai tempi apostolici, autorizza i laici a distribuire la S. Comunione, col solito specioso pretesto di intervenute «particolari circostanze o nuove necessità»[2]. Quasi che le stesse circostanze e necessità non vi fossero state anche in passato, senza però che per questo i Papi osassero autorizzare simili provvedimenti. Insomma, un altro gesto ecumenico (in vista cioè di un futuro livellamento tra sacerdozio e laicato, come propugnato da Lutero) e demo-conciliare: i laici, uomini e donne, entrano nel Santo dei Santi e svolgono, in questo, lo stesso compito riservato da Cristo agli Apostoli e al Clero. Un passo dopo l’altro, i due sacerdozi (quello gerarchico derivante dal Sacramento dell’Ordine e quello comune dei semplici battezzati), teoricamente ancora dichiarati distinti per essenza, vengono gradualmente equiparati ed assimilati nella pratica ossia nel- la liturgia e nella pastorale, campo d’azione da sempre prediletto, per ovvie ragioni, dai modernisti d’ogni tempo.

– 29 maggio 1969: Paolo VI approva l’Istruzione Memoriale Domini[3] della S. Congregazione per il Culto divino, nella quale, con patente incoerenza ed illogicità, dopo aver ribadito l’opposizione della Chiesa alla distribuzione della SS. Eucaristia sulla mano, motivata specialmente dal «pericolo di profanare le specie eucaristiche» anche involontariamente, oltre che dalla necessità di conservare «il riverente rispetto dei fedeli verso l’Eucaristia», se ne esce poi, poche righe dopo, con un’autorizzazione (per le Conferenze episcopali delle nazioni dove la Comunione sulla mano era stata già abusivamente ed illegalmente introdotta) a deliberare con voto segreto sulla sua ammissibilità. A chi nutrisse ancora dei dubbi non resta che guardarsi intorno, per constatare come oggi quello che era stato esplicitamente chiamato un gravissimo abuso e un gesto potenzialmente sacrilego sia divenuto, ovviamente ad opera degli ineffabili Vescovi conciliari, usanza generale in tutto il mondo cattolico.

– 15 agosto 1969: Paolo VI approva il nuovo Rito delle Esequie[4] col quale, rompendo anche qui con la Tradizione apostolica, concede il rito delle esequie anche «a coloro che avessero scelto la cremazione del loro cadavere» con la sola condizione che «la loro scelta non risulti dettata da motivazione contraria alla dottrina cristiana». La materia era regolata, nel vecchio Codice, dal can. 1203 § 1 e 2, che privava delle esequie e della sepoltura ecclesiastica – in quanto pubblici peccatori – coloro che avessero deliberatamente scelto la cremazione del loro corpo[5] e condannava i cooperatori alla pena della scomunica e dell’interdetto[6] (tranne che in casi di necessità come epidemie, guerre, ecc.). Fin dai tempi apostolici, infatti, la Chiesa aveva ordinato ai fedeli la pratica dell’inumazione o sepoltura come manifestazione della fede cattolica nella risurrezione dei corpi. E proprio per questo motivo la propaganda per la pratica crematoria era stata uno dei cavalli da battaglia usato dalle logge massoniche tra la fine del 1800 e i primi decenni del 1900, nella speranza di corrodere gradualmente la fede del popolo cristiano. Oggi, questa propaganda ritorna, sempre più insidiosa e sorretta da vari argomenti pretestuosi (esigenze di spazio, di igiene, ecc.): ma stavolta – ed è qui la triste novità – con l’appoggio, sia pure indiretto, della Gerarchia conciliare. La spiegazione di questo ennesimo cambiamento ce la fornisce la rivista dei religiosi paolini Vita Pastorale, uno dei tanti periodici «cattolici» (come anche, per un pubblico più vasto, Famiglia CristianaJesus ed altri ancora) destinati al riciclaggio conciliare del clero e dei Religiosi: «La Chiesa continua a preferire l’inumazione, ma cancella le sanzioni canoniche avverse. In tal modo il cammino della riconciliazione con la massoneria viene facilitato»[7].

– 31 marzo 1970: Paolo VI, col Motu Proprio Matrimonia mixta[8] non richiede più al coniuge non cattolico la solenne promessa di lasciar battezzare ed educare la prole nella Chiesa Cattolica (come invece sempre previsto: cfr. Codex Iuris Canonici del 1917, can. 1061). Il coniuge non cattolico dovrà ora essere semplicemente informato degli impegni assunti dalla parte cattolica, senza più alcun impegno da parte propria. Questa normativa assurda e micidiale passerà poi nel nuovo Codice del 1983 (can. 1125). E così, oggi, grazie alla «longanime carità ecumenica e pastorale» di Paolo VI e del clero conciliare, resta solo da fare il conto di quante anime non hanno potuto ricevere il Battesimo, la vera Fede e la salvezza.

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[1] EV, vol. 3, nn. 1055-1065.
[2] Ivi, n.1055.
[3] EV, vol. 3, nn. 1273-1291.
[4] EV, vol. 3, nn. 1421-1447.
[5] Can. 1240, § 1, n. 5
[6] Can. 2339.
[7] Vita Pastorale, n. 3, anno 1999, p. 90 ss.
[8] EV, vol. 3, nn. 2415-2447.

Immagine in evidenza di Pub. Dom., modificata da: https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Paulus_VI_visit_to_Israel,_1964?uselang=it#/media/File:Pope_Paulus_VI_on_Mount_Tabor.jpg