Volentieri offriamo ai lettori questo estratto del Libro d’Oro di Maria Santissima (sezione Glorie di Maria, Sant’Alfonso M. de’ Liguori).
[…] Ecco l’amore che già glielo fa vedere agonizzante per la mestizia nell’orto, lacerato dai flagelli e coronato di spine nel Pretorio, appeso finalmente ad un legno d’obbrobrio sul Calvario. Ecco, o Madre, diceva l’amore, qual Figlio amabile ed innocente tu offri a tante pene, ad una morte così orribile! E che ti servirà sottrarlo dalle mani di Erode, per riservarlo poi ad una fine così compassionevole?
Sicché Maria non offrì solamente nel tempio il Figlio alla morte, ma l’offrì in ogni momento di sua vita; poich’ella rivelò a S. Brigida che questo dolore che l’annunziò S. Simeone non si partì mai dal suo cuore, finché fu assunta in cielo: Dolor iste usquedum assumpta fui corpore et anima in caelum, numquam defecit a corde meo. Onde le dice S. Anselmo: Signora, io non posso credere che voi, con tal dolore avreste potuto vivere un sol momento, se lo stesso Dio, che dona la vita, non vi avesse confortata con la sua virtù divina: Pia Domina, non crediderim te ullo puncto potuisse stimulos tanti cruciatus, quin vitam amitteres, sustinere, nisi ipse Spiritus vitae te confortasset. Ma ci attesta S. Bernardo, parlando appunto del grande affanno che provò Maria in questo giorno, ch’ella d’allora in poi Moriebatur vivens, dolorem ferens morte crudeliorem; vivea morendo ad ogn’istante, perché ad ogn’istante l’assaliva il dolore della morte del suo diletto Gesù, ch’era più crudele d’ogni morte.
Quindi la divina Madre per il gran merito che acquistò in questo gran sacrificio ch’ella offrì a Dio per la salute del mondo, giustamente venne chiamata da S. Agostino la riparatrice del genere umano: Reparatrix generis humani (De fide ad Petr.). Da S. Epifanio la redentrice degli schiavi: Redemptrix captivorum (De laud. Virg.). Da S. Idelfonso la riparatrice del mondo perduto: Reparatrix perditi orbis (Serm. 1 de Ass.). Da S. Germano il ristoro delle nostre miserie: Restauratio calamitatum nostrarum (In enc. Virg.). Da S. Ambrogio la madre di tutti i fedeli: Mater omnium credentium (Ap. S. Bon., Spec., c. 10). Da S. Agostino la madre dei viventi: Mater viventium (Serm. 2, de Ass.). E da S. Andrea Cretense la madre della vita: Mater vitae (Hom. 2, de Ass.). Poiché dice Arnoldo Carnotense: Omnino tunc erat una Christi et Mariae voluntas, unumque holocaustum ambo pariter offerebant; unde communem in mundi salute cum illo effectum obtinuit (Tr. de laud. Virg.).
Nella morte di Gesù, Maria unì la sua volontà a quella del Figlio, talmente che ambedue vennero ad offrire uno stesso sacrificio, e perciò dice il santo abate che così il Figlio come la Madre operarono l’umana Redenzione, ottenendo la salute agli uomini, Gesù col soddisfare per i peccati nostri, Maria coll’impetrarci che ci fosse applicata una tal soddisfazione. E perciò parimenti asserisce il B. Dionisio Cartusiano che la divina Madre può chiamarsi salvatrice del mondo; poiché per la pena sofferta nel compatire il Figlio – volontariamente da lei sacrificato alla divina giustizia – meritò che fossero comunicati agli uomini i meriti del Redentore: Dici potest Virgo mundi salvatrix propter meritum suae compassionis, quae patienti Filio acerbissime condolendo excellenter promeruit, ut per preces eius meritum Passionis Christi hominibus communicetur (Lib. 2, de laud. Virg., art. 23).
Essendo stata fatta dunque Maria, per il merito dei suoi dolori e dell’offerta del suo Figlio, madre di tutti i redenti, è giusto il credere che solo per mano di lei si doni ad essi il latte delle divine grazie, che sono i frutti dei meriti di Gesù Cristo, ed i mezzi per conseguire la vita eterna. Ed a ciò allude quel che dice S. Bernardo che Dio ha posto in mano di Maria tutto il prezzo della nostra Redenzione: Redempturus humanum genus, universum pretium contulit in Maria (Serm. de aquaed.). Con le quali parole ci fa intendere il santo che per mezzo dell’intercessione della B. Vergine s’applicano all’anime i meriti del Redentore, mentre per sua mano si dispensano le grazie che sono appunto il prezzo dei meriti di Gesù Cristo.
E se Dio tanto gradì il sacrificio d’Abramo per avergli offerto il suo Isacco, che s’obbligò in premio a moltiplicare i suoi discendenti come le stelle del cielo: Quia fecisti hanc rem et non pepercisti filio tuo unigenito propter me, benedicam tibi et multiplicabo semen tuum sicut stellas caeli (Gen. XXII); dobbiamo certamente credere che molto più grato fosse stato al Signore il sacrificio più nobile che gli fece la gran Madre del suo Gesù; e perciò sia stato a lei concesso che per le sue preghiere si moltiplichi il numero degli eletti, e per conseguenza dei suoi devoti. […]
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