Volentieri offriamo ai lettori questo utile estratto del volume XI della Storia universale della Chiesa – La fondazione della massoneria, il febronianesimo, la soppressione dei Gesuiti (Card. G. Hergenröther).


[…] I giansenisti ingrandivano per ogni modo i diritti dei parroci; uno di essi (il Travers) nel 1734 insegnava che se il parroco non lo consente, nessuno si può confessare né al vescovo, né al Papa; e nel 1735 una scrittura anonima sosteneva, alla validità della assoluzione non ricercarsi giurisdizione alcuna, ma solamente la validità dell’ordinazione sacerdotale; ogni prete potere assolvere qualsiasi fedele, senza facoltà del vescovo, e i parroci dare podestà di assolvere anche a sacerdoti non approvati. Tali dottrine furono condannate anche in Francia. Nelle altre parti della Chiesa sorsero minori difficoltà. Nei domini spagnoli dell’America i regolari ebbero dai tempi di Pio V grandi privilegi; ma nel 1648 fu dichiarato non avere essi valore se non dove mancassero parrocchie[i]. […]

[i] Opposizione della Sorbona nel Du Plessis 1. c. III, 1, 138; P. 2, p. 338. Trattati contro i religiosi del 1601, 1607, 162l-1624, 1631, 1650 (ibid. II, 1, 538 s. 545 s., II, 2, 130 s. 142 s. 159 s. 329 s. 336 s.; I, App., XLIV). Il 1° marzo 1656 fu discusso alla Sorbona sopra la controversia e le pubblicazioni che vi si riferivano, particolarmente sulla scrittura, sottoposta all’esame dai parroci, del p. Bagot S. I: La défense du droit épiscopal, e sull’altra denunziata dai regolari: L’obligation des fidèles de se confesser à leurs curés. Dopo udite le relazioni dei dottori a ciò deputati, la Facoltà, come già aveva deciso il 2 gennaio 1622, voleva seppellire nel silenzio la controversia, astenersi dal censurare i due scritti, ma esprimere le sue idee in tal proposito, cioè: 1. I fedeli potersi confessare anche per Pasqua da ogni sacordote secolare o regolare. 2. e questi poterli assolvere valide et licite. 3. Ceteribus paribus, esser cosa migliore confessarsi per Pasqua dal proprio parroco ed ascoltarne la messa. 4. Doversi mantenere l’antica consuetudine di confessarsi per Pasqua dal parroco, e soltanto col suo permesso da un altro sacerdote. 5. I fedeli dovevano assistere nelle domeniche e nei giorni festivi, o almeno ogni tre domeniche, alla messa parrocchiale (ibid. III, l, 74). L’oratoriano Franz Bouichon, in difesa delle disposizioni prese dal vescovo Enrico Arnauld di Angers (+1692) contro gli ordini religiosi e in particolare contro i carmelitani (Rapin, Mém. I, 311), compose un’opera: L’autorité épiscopale defendue contro les nouvelles entreprises de quelques réguliers mendiants du diocése d’Angers sur la hiérarchie ecclés. (Angers, 1658), in cui dichiara invalida la confessione fatta coi regolari. Contro di lui scrisse il carmelitano Heredia. Censure delle sei tesi dei mendicanti di Gand, pronunziata dalla romana inquisizione, del 30 gennaio 1659, presso il Pignatelli 1. c. Cons. 174, n. 30 s., p. 287 s. Il 25 aprile 1656 le sei proposizioni erano già state proscritte dall’assemblea del clero francese; vedi Du Plessis 1. c. I, Ap., LXLI. Fino dal 1633 i religiosi di Parigi avevano dovuto ammettere la necessità dell’approvazione del vescovo (ibid. III, 1,43 s.). Anonimo del 1735: Consultation sur la jurisdiction et approbation necéssaire pour confesser renfermée en sept questions, etc. (ibid. III, 2. 215). Decr. Rom. in causa Ioh. Palafox, 1648 presso il Pignatelli 1. c. X, Cons. 95, n. 30 s., p. 171 s.

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Immagine di Pub. Dom. modificata da: La déroute janséniste (Jean Garnier), https://commons.wikimedia.org/wiki/File:La_déroute_janséniste_Jean_Garnier_09443.jpg