Con piacere offriamo ai lettori questa pagina del vol. XII della Storia universale della Chiesa (La rivoluzione francese, la restaurazione, la frammentazione protestante) del Card. G. Hergenröther.


Il 2 settembre il Danton, quale ministro di giustizia, dichiarò che il suono della campana a martello significava l’assalto contro i nemici della patria, i quali si vincerebbero con l’audacia. La sessione fu sospesa, e il macello cominciò nelle prigioni piene già di sospetti d’ogni fatta, e durò dal 2 al 7 settembre 1792. Si contarono da dodicimila le vittime, e fra esse quattrocento preti fedeli, con l’arcivescovo ottantenne Dulau di Arles, due vescovi, il confessore del re Hebert, superiore degli eudisti. L’abate Sicard, successore del celebre abate de l’Epée nell’istituto dei sordomuti, dovette per due giorni essere testimone delle stragi fatte nell’abbazia, finché riuscì a scamparne. La principessa Lamballe, che aveva accompagnata la regina al Tempio, fu barbaramente trucidata in prigione; il cuore divoratone da uno di quei cannibali, portatane la testa per le strade su di una picca, e costretta la famiglia reale a contemplarla; la mano esposta in un banchetto dato dal Robespierre. Le province furono aizzate a schiantare i traditori, secondo l’esempio della capitale, e ciò si fece a Reims, a Chalons, a Meaux, a Lione e altrove. Veramente satanico era il procedere di quei rivoluzionari inumani. Crudeltà e dissolutezza si davano la mano; le donne pubbliche dovevano essere regolarmente sostentate; i figliuoli illegittimi uguagliati ai legittimi, i matrimoni liberi senza condizione, i testamenti aboliti. Tali erano le conquiste della moderna «civiltà».

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