Dopo i recenti sviluppi relativi alla mostra blasfema di Carpi è bene fare il punto della situazione, proponendo qualche strumento informativo e (soprattutto) formativo per tenere una posizione chiara ed efficace. Vediamo alcuni errori da evitare:

  1. SCAMBIARE LA CAUSA PRIMARIA CON LA SECONDARIA. Le opere esposte al museo diocesano Carpi banalizzano e offendono figure primarie della Religione Cattolica: l’aspetto provocatorio è stato riconosciuto, secondo diversi articoli giornalistici, persino da una guida ufficiale dell’esibizione. Fin qui siamo alla pacifica evidenza. Ma il problema è l’ennesimo pittore non credente che dipinge l’ormai prevedibile quadro dissacratorio, o la diocesi che gli dà spazio e lo difende? Gli empi sono sempre esistiti ma la novità è che siano tutelati dalla Gerarchia ecclesiastica. In tempi normali il signore dal pennello facile sarebbe stato accompagnato alla porta prima di poter fiatare, mentre oggi viene celebrato da preti e monsignori. Il vero problema non è dunque l’autore ma chi lo promuove. Si scriveva giustamente nel primo comunicato del Comitato Scopelli: “Per non fermarsi alla constatazione dei mali e per risalire correttamente alle cause, non si può tuttavia evitare una riflessione generale: da circa 60 anni procede nella vita ecclesiale uno smantellamento attivo della dottrina e della liturgia. La portata disastrosa delle innovazioni del Vaticano II tocca inevitabilmente tutti i campi: se si ammettono una dottrina e una liturgia non più aderenti alla tradizione cattolica, inevitabilmente si ammetterà anche un’arte che di cattolico non ha più nulla, e una gerarchia ecclesiastica pronta a difenderla. Esattamente quanto accaduto: simul stabunt vel simul cadent”. Chi ha letto Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente e Parole chiare sulla Chiesa. Perché c’è una crisi, dove nasce e come uscirne avrà già le idee più chiare sul punto. Dunque: guardiamo la luna e non il dito. Speranze mal riposte, compromessi, e paludi da cortile parrocchiale sono da evitare accuratamente. O qualcuno pensa ancora di risolvere la situazione con una lettera di protesta da inviare al vicario di turno?
  2. USARE ARGOMENTI LIBERALI PER COMBATTERE IDEE LIBERALI. Chi si oppone a una mostra non cattolica in nome di idee non cattoliche ha già fallito. Non siamo contro quelle opere semplicemente perché urtano la nostra sensibilità, o perché vanno genericamente contro l’identità e la tradizione popolare. Ancora: non preghiamo per riparare in base alle fantomatiche “libertà di opinione” o “di espressione”, “libertà” che assolutizzate in senso moderno si ritorcono contro i cattolici e sono condannate dal Magistero (vedere: Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano e L’illusione liberale, di Louis Veuillot). Siamo lì per difendere la verità e i suoi diritti. Crediamo nel primato della verità sulla coscienza, avendo presente ciò che insegnava Pio XII nel celebre discorso Ci riesce: “Ciò che non risponde alla verità e alla norma morale, non ha oggettivamente alcun diritto né all’esistenza, né alla propaganda, né all’azione”. Può essere tollerato per evitare un male maggiore, tenendo ben fermo – come scritto dal Comitato Scopelli – che “nessuno può farsi giustizia da solo con gesti sconsiderati, e che l’onere di impedire atti dissacratori spetta al potere pubblico”, ma partendo dal presupposto che non esiste un diritto a offendere la Religione Cattolica, mentre esiste un dovere a difenderla.
  3. FISSARSI SUL PARTICOLARE A SCAPITO DEL GENERALE. Il problema della mostra di Carpi non sta solo nel quadro più agghiacciante ma nell’intera iniziativa: sostanzialmente tutte le opere banalizzano, ridicolizzano, abbassano, distorcono le figure più importanti del Vangelo. Parlare sempre e solo dell’affronto più evidente rischia di essere un’arma di distrazione di massa. Una domanda ai lettori: veramente togliendo la peggiore delle raffigurazioni, il resto delle pitture sarebbe accettabile?
  4. FARSI GUIDARE ROBOTICAMENTE DAI MEDIA; OCCHIO AL FAI DA TE. Bisogna informarsi ma non morire di informazione. Seguire solo il fatto o la dichiarazione del momento può essere un boomerang. Per giorni abbiamo visto la stampa nazionale e internazionale parlare di “accoltellamento al collo dell’artista”. Dopo poco si è capito che le cose probabilmente non stavano così, ma ormai la notizia era diventata virale. Già il 29 marzo la Gazzetta di Modena riconosceva: “Nel filmato, infatti, è chiaro che non si tratta di un accoltellamento, come invece era stato ipotizzato nelle ore immediatamente successive al grave fatto”. È solo un esempio ma dimostra la prudenza che bisogna usare. Non solo: le iniziative che si oppongono alla mostra blasfema devono essere animate da principii chiari (vedere i 3 punti precedenti), sostenuti con mezzi legittimi e ordinati, attuate ragionevolmente e in coordinamento. Ci vuole passione, senza dubbio, ma anche equilibrio. Si parla già di una grande processione di riparazione da fare a Carpi: sono in corso valutazioni e adesioni (numerose), al momento si vagliano ipotesi e idee. Cristiano Lugli fornirà informazioni più precise a Reggio Emilia, il 25 aprile, nel corso della giornata di formazione della Fondazione Pascendi ETS – Radio Spada. Sarà una bella occasione aperta a tutti per fare il punto e incontrarsi.

In campana, ragazzi.


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Immagine in evidenza (modificata) da qui: https://www.provitaefamiglia.it/blog/carpi-nostri-camion-vela-contro-mostra-blasfema-brandi-intervenga-il-vaticano