di Luca Fumagalli

Per chi si fosse perso la prima parte: QUI; la seconda si trova invece QUI, mentre la terza QUI.

A uno sguardo d’insieme, la carriera letteraria di Marshall può essere distinta grossomodo in tre fasi, ossia quella degli esordi, che va dai primi lavori fino alla Seconda guerra mondiale e che è segnata, al di là de Il miracolo di padre Malachia, da una serie di titoli mai tradotti in italiano, quella dell’affermazione critico-commerciale e quella del declino, iniziato nella seconda metà degli anni Cinquanta.

Volendo dare una rapida scorsa ai titoli migliori, non si può non partire da Il miracolo di padre Malachia, di gran lunga il più noto tra questi.

Il vecchio benedettino Malachia Murdoch, temporaneo ospite di una parrocchia d’Edimburgo, un giorno è trascinato in una discussione con il reverendo Hamilton, un ministro della Chiesa riformata di indole più “moderna”, e arriva a sfidare l’incredulità di quest’ultimo promettendogli un miracolo. Gli avvenimenti e le reazioni si susseguono con tagliente umorismo fino alla fatidica sera, quando tra lo sbigottimento generale padre Malachia fa scomparire Il Giardino dell’Eden, la nota e discussa sala da ballo della zona. Il resto del racconto, dedicato alla descrizione delle reazioni a quanto è accaduto, è una raffinata analisi della stupidità delle persone accompagnata da una riflessione ironica e seria insieme, ma mai irriverente, sul miracolo e sull’eccezionalità della normalità, cioè di un quotidiano pieno e trasfigurato dall’esperienza cristiana[1].

Candele gialle per Parigi (Longanesi, 1952)

Con Candele gialle per Parigi Marshall firmò un altro dei suoi testi più forti e impegnativi.

Il titolo del libro, un riferimento alle candele di cera vergine che la Chiesa usa nelle messe funebri solenni, riflette il perenne stato di disordine che regna nella Parigi del 1934, anno in cui incomincia la storia di Bigou, ex soldato al fronte durante la Grande guerra e ora povero contabile che deve prendersi cura di una moglie gravemente ammalata e di una figlia che ha troppa voglia di crescere. Sfruttato dai datori di lavoro che approfittano del suo buon cuore per arricchirsi – in barba alle misere condizioni a cui costringono i propri dipendenti – e incerto nei confronti di quella fede nella quale è cresciuto, Bigou trova un po’ di consolazione solamente nel bar sotto casa dove la sua esistenza si incrocia con quella degli altri abitanti del quartiere. Tra l’alcol, il fumo e le immancabili discussioni le giornate passano in un clima di generale decadenza, mentre all’orizzonte si profila sempre più nettamente l’ombra di un’imminente sciagura.

Descrizioni vivaci e momenti umoristici particolarmente azzeccati si alternano senza soluzione di continuità in un volume di ampio respiro, capace di abbracciare l’angoscia di una nazione guidata da burocrati ottusi e di sondare in profondità l’animo del protagonista, la cui natura semplice, pur tra mille e più contraddizioni, gli permette perlomeno di cogliere sporadici bagliori di verità e bellezza nell’immenso buio che lo circonda.

A ogni uomo un soldo (Jaca Book, 2023)

Selezionato nel giugno del 1945 dal Book of the Month Club e ristampato in un’edizione economica di grande diffusione per i soldati americani, Tutta la gloria nel profondo, scritto «in uno stile che ricorda quello di Flannery O’Connor»[2], è altrettanto pregevole e in qualche misura prepara il terreno alla complessità di A ogni uomo un soldo.

La narrazione segue la parabola umana e spirituale di Padre Smith, umile sacerdote scozzese, dagli inizi del Novecento fino agli anni Quaranta, lungo una vita segnata da due guerre mondiali, da rivolgimenti sociali e culturali e dalle piccole e grandi difficoltà che caratterizzano il ministero in una nazione così visceralmente avversa ai “papisti” (la piccola comunità cattolica, infatti, si ritrova per la messa domenicale al mercato della frutta, preso in affitto dal municipio, e spesso i muri esterni dell’edificio vengono coperti da scritte oscene). Il titolo, una citazione del Salmo 44, dichiara lo splendore della Chiesa, che non abbaglia, ma che si propone di illuminare la coscienza rendendole evidente il suo rapporto con l’infinito. In questo modo tutte le delusioni di un’esistenza che pare fatta unicamente di vuoti velleitarismi e fallimenti finisce per non contare nulla in confronto alla gioia eterna promessa da Dio. Tra gli episodi più significativi del libro, fatto salvo il commovente finale – un’esaltazione dell’umile servitore che trionfa sulla caducità delle cose umane –, vi è la conversione, in limine mortis, di un vecchio marinaio, al cui capezzale Padre Smith si accosta con la sapienza di chi ha acquisito una profonda consapevolezza del prossimo.

Danubio rosso, anch’esso scelto dal Book of the Month Club, si ambienta invece nella Vienna del 1945, a guerra ormai conclusa, dove il colonnello britannico Michael “Hooky” Nicobar viene inviato per contribuire alla riorganizzazione del paese e per aiutare i sovietici a rimpatriare i loro concittadini. Alloggiato nel convento di madre Ausilia, una monaca dolce e risoluta, Nicobar si trova presto a dover gestire una situazione particolarmente delicata che riguarda Maria, una giovane ballerina russa che non vuole tornare a Mosca, temendo la prigione o, peggio, la morte. Tra dubbi e scelte difficili, pure la mancanza di fede del burbero colonnello è messa alla prova dalla vicinanza della madre superiora, la quale coglie ogni occasione utile per pungolare a fin di bene il suo ospite[3].

Da sinistra a destra: Mario Soldati, Bruce Marshall, Domenico Porzio, Uberto Quintavalle e, di spalle, Giovanni Comisso.

Decisamente più corposo, A ogni uomo un soldo racconta la vita del mite abbé Gaston, ex missionario in Africa e cappellano della parrocchia di Saint-Clovis, a Parigi, dal 1914 al 1948. Il sacerdote subisce spesso torti e ingiustizie, ma ogni volta trova nella preghiera e nei sacramenti la forza per reagire con amore, mettendo da parte le sue piccole ingordigie, gli orgogli e gli insuccessi. Del resto sa bene che la misericordia divina non è altro che una lunga fune a cui ci si può sempre aggrappare.

Opera delicata e toccante, riuscita pure per la presa di distanza da un manicheismo di comodo, A ogni uomo un soldo è una gioiosa, umile, quasi liturgica descrizione della bellezza che Dio ha donato alle sue creature, la quale non si appanna nemmeno se nella storia compare in brevi intermezzi un anonimo statista, quintessenza della politica fatta solo di chiacchiere e disonestà; anche l’arcivescovo cardinale di Parigi fa capolino di tanto in tanto a incarnare le esigenze, le debolezze e le grandezze dell’istituzione ecclesiastica. Così, tra un imprevisto e l’altro, la diuturna meditazione dell’abbé Gaston sul senso della parabola del titolo, il cui significato sembra sempre sfuggirli, nell’epilogo approda finalmente a una risposta:

Gli pareva di cominciare a capirlo, e cioè perché tutti gli operai della vigna ricevevano un denaro, sia che avessero portato il peso della giornata e del caldo oppure no. Pensava che la ragione era questa: che tanta parte del lavoro era ricompensa a se stessa, come tanta parte del mondo era castigo a se stessa. E a un tratto l’abbé Gaston si rese conto che lui, da prete, era stato molto felice[4]

Danubio rosso (Jaca Book, 2024)

L’ultimo di questi romanzi, che trae la sua forza dal prevalere dei toni drammatici e dalla scrupolosa disamina dei chiaroscuri che caratterizzano i personaggi, è La sposa bella.

Lo spagnolo Don Arturo Carrera y Granja, un prete onesto che mal sopporta l’ipocrisia di una Chiesa – “la sposa bella” descritta nel Cantico dei cantici – che bada più alla forma che alla sostanza, inizia a provare una sincera attrazione per l’ideologia comunista: «La religione non è l’oppio del povero, monsignore; è l’oppio del ricco. Pregano fino a non vedere più nulla, fino a non capire più che il cristianesimo è ribellione e non circospezione»[5]. Allo scoppio della guerra civile abbandona l’abito talare e passa dalla parte dei repubblicani, lavorando per il servizio d’informazione. Col trascorrere dei mesi, però, si accorge che il “nuovo mondo” profetizzato dalle forze progressiste in fondo non è migliore di quello vecchio e, ancora una volta, finisce per essere preda di un dubbio e di un rimorso che troveranno un parziale scioglimento solamente nel finale, stranamente agrodolce.  Intanto, mentre l’uomo stringe una relazione con una giovane prostituta chiamata Soledad, sia i repubblicani che i nazionalisti sono sulle tracce del dito di San Giovanni della Croce, una reliquia che, secondo tradizione, garantisce al possessore l’invincibilità[6].

A fronte di una cavalcata così lunga – e di sicuro un poco stordente – vale la pena concludere con la più ovvia delle domande: perché, dunque, leggere Bruce Marshall? Perché darsi la pena di recuperare i libri di un autore quasi del tutto dimenticato? Non solo perché «fa veramente bene al cuore e alla mente» ed «è un’occasione di ripasso di teologia soda, di catechismo verace»[7], ma anche e soprattutto perché la sua opera è un appassionante invito ad aprire gli occhi alla vita, senza egoismi e pregiudizi, un invito fatto con l’umiltà ammiccante di chi si scherniva definendosi semplicemente «un ragioniere che scrive libri. Nei circoli contabili sono acclamato come un grande scrittore. Tra gli scrittori si presume che io sia un contabile competente»[8].

La sposa bella (Longanesi, 1960)

[1] Nel 1961 il regista tedesco Bernhard Wicki ha tratto dal libro un film, Das Wunder des Malachias, spostando l’ambientazione in una città industriale della Germania. Già nel 1938 Il miracolo di Padre Malachia era stato adattato per il teatro da Brian Doherty e nel 1950 una nuova versione venne scritta per diventare una puntata della serie tv americana The Ford Theatre Hour.

[2] A. APPLEGARTH, Rediscovering the novels of Bruce Marshall, 9 luglio 2019, in www.thecatholicreport.com (https://www.catholicworldreport.com/2019/07/09/rediscovering-the-novels-of-bruce-marshall/).

[3] Dal romanzo è stato tratto nel 1949 un film di successo, The Red Danube, per la regia di George Sidney, con Walter Pidgeon e Angela Lansbury. Da allora il libro di Marshall è stato ripubblicato con lo stesso titolo della pellicola. 

[4] B. MARSHALL, A ogni uomo un soldo, Longanesi, Milano, 1952, pp. 481-482.

[5] MARSHALL, La sposa bella, p. 13.

[6] Il romanzo ispirò l’omonimo adattamento cinematografico di Nunnally Johnson datato 1960 (titolo originale: The Angel Wore Red). Tra gli attori figurano Dirk Bogarde e Vittorio De Sica.

[7] PORCELLA, Serve un piano (Bruce) Marshall, p. 51.

[8] Nella Nota di chiusura alla prima edizione americana di A ogni uomo un soldo (Houghton Mifflin, 1949).



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Fonte immagini: Le immagini delle copertine dei romanzi sono ricavate da diversi siti di compravendita libraria, mentre la fotografia di Marshall appare sul retro di copertina del suo Il vescovo (Longanesi, 1970).