Dal vol. XII della Storia universale della Chiesa (La rivoluzione francese, la restaurazione, la frammentazione protestante) del Card. G. Hergenröther, offriamo ai lettori questo importante estratto, quanto mai attuale, sulla rivoluzione a Roma.


[…] Il prepotente generale Duphot, all’uscire da esso (28 dicembre 1797), fu ucciso da una schioppettata. Allora il governo francese fece l’esasperato in estremo; l’ambasciatore piantò Roma; il generale Berthier ebbe incarico di esigere soddisfazione per quell’uccisione che si imputava al Papa. Il Berthier comparve, (10 febbraio 1798), sul monte Mario e richiese la consegna di Castel S. Angelo, né gli si poté ricusare; indi passò tosto a disarmare le poche genti del Papa, e il 15 febbraio fece proclamare la repubblica romana, e rinnovarvi le scenate di Parigi.

All’entrata del ponte di Castel S. Angelo fu eretta una statua della dea Libertà in atto di calpestare la tiara sotto i piedi; il teatro rivolto a schernire la religione; il magnanimo Papa oltraggiato dappertutto; i sacri calici profanati nelle orge; e fra tutto ciò, naturalmente, proclamati come principii fondamentali i «principii inalienabili dell’uomo». Il Berthier dichiarava che i figli della Gallia venivano col ramo d’ulivo a rimettere in piedi l’ara della Libertà, fondata dal primo Bruto. Furono quindi creati dei consoli, e celebrata in S. Pietro una festa di ringraziamento, il giorno 18 febbraio. Pio VI si mostrava tanto più coraggioso e forte quanto più il pericolo si avvicinava alla sua persona: egli protestava, non potere in nessun conto rinunziare ai diritti della Santa Sede; come vecchio ottuagenario non avere più nulla da temere al mondo, e voler persistere irremovibile fra qualsiasi persecuzione. Il Berthier fu da principio ancora largo di rispetto verso la persona del Papa; ma il successore di lui, il ruvido Massena e i commissari del Direttorio, Haller e Bassal (già curati di Versailles), con altri repubblicani, ingordi di saccheggio, ruppero ogni ritegno di ordine pubblico. Il saccheggio cominciò nel Vaticano, fin nelle stanze di abitazione del Papa, anzi dalla sua stessa persona; l’Haller gli fece trarre dal dito l’anello del Pescatore e vendere tutto ciò che era di sua privata proprietà. Il fare Roma repubblicana era un saccheggiarla da capo a fondo, sì che gli stessi uffiziali francesi ebbero ad arrossirne[i]. […]

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[i] Mémoires et corrispondances politiques et militaires du roi Joseph. éd. par M. du Casse (Paris, 1853), t. I. Ami de la religion, 17 mai 1855. Memorie del cardinal Consalvi (v. pagina 358). Sopra i saccheggi dei francesi in Italia vedi Authentische Geschichte des Revolutionskrieges in Italien I (Leipzig, 1798), Beil. 8 Histor. polit. Bl. 1852, I, 282 ss.