Nota: Radio Spada da sempre interessata alla riscoperta dell’inesauribile giacimento di tesori politico-culturali dell’intransigentismo, dell’integrismo e del clericalismo di lingua italiana, vi ripropone oggi, nella vigilia della Pentecoste, questo mirabile e sferzante componimento satirico a quartine dedicato all’istituzione del 20 settembre come “festa civile” nel’italietta umbertina, Il componimento di anonimo, pubblicato su un giornale clericale dell’epoca, non ha perso il suo fascino, che in tempi meno iniqui gli meriterebbe un piccolo posto nelle antologie scolastiche, scalzando magari “mostri sacri” (rectius mostruosità sacre) di assai minor valore (edizione a cura di Piergiorgio Seveso, presidente SQE della Fondazione Pascendi)

Su allegre, itale genti scorticate,
Che omai l’alba spuntò dell’abbondanza,
Non pensate ai dolor della finanza,
Al problema social più non pensate!

La gran stella d’Italia ancor s’è desta
Torna ancora più fulgida a brillar,
Perché il venti settembre a dì di festa
Le massoniche logge proclamàr.

Una festa di più? Ben chiaro è segno
Che c’è minor bisogno di lavoro,
E ciò dimostra che al felice Regno
S’avvicina pian pian l’età dell’oro?

E quando mai ci arriderà tal èra?
Quando felice appien fia la nazion?
E il chiedete? Quel dì che la bandiera
Terremo in pianta stabil sul balcon.

Venitemi d’intorno che sul viso
Io leggere vi possa il gaudio interno,
Poiché vinto dei preti fu l’inferno
E siamo dei masson nel paradiso.

Esultate, perché ai comandamenti
Due di nuovi il masson ne aggiunse ancor:
Di dovere far festa il giorno venti
E dar più del dieciotto all’esattor.

Da La Voce del Popolo, Brescia, 3 Agosto 1895.

Seguite Radio Spada su: