di Luca Fumagalli

Spirito votato all’inquietudine, ostinatamente anticonformista e imprevedibile, Pierre Drieu La Rochelle è stato senza ombra di dubbio uno degli intellettuali più interessanti della Francia di inizio Novecento. Per quanto il suo pensiero non sia immune da critiche, a lui va almeno riconosciuto il merito di essere stato tra i pochi a mettere in guardia l’Europa sul pericolo del deserto nichilista a cui avrebbe inevitabilmente condotto la modernità.  In altri termini, fu il “profeta” della crisi di un continente, testimone di una decadenza a cui tentò invano di trovare un rimedio. Si ingannò che il totalitarismo politico – rosso o nero poco gli importava – potesse riaprire la via al recupero della Tradizione, ma quando i vari regimi finirono per mostrare il loro vero volto, alla disillusione crescente si accompagnò in lui la convinzione che il potere non fosse solo quello statuale, ma che fosse capace di assumere forme libertarie e virtuali, non per questo meno oppressive, più adatte al post-moderno. Insomma, intuì prima di altri quel “totalitarismo della dissoluzione”, un neo-totalitarismo in veste liberale e globalista, che coincide con la cosiddetta “società liquida” di oggi.

Classe 1893, la parabola ideologica e artistica di Drieu La Rochelle prese le mosse dalla Grande Guerra. Mandato al fronte e ferito tre volte, fu allora che iniziò a sviluppare quell’atteggiamento decadente, nichilistico e antisociale, contrassegnato dall’attrazione per la morte, che serpeggiò poi in tutta la sua opera. Al di là di una parabola sentimentale a dir poco rivoltante, fatta di amanti, scandali e di una diffusa amoralità, divenne amico del gotha della letteratura francese del tempo e, convincendosi gradualmente del fallimento del socialismo, si avvicinò al nazismo di Hitler. Da direttore della «Nouvelle Revue Française» dimostrò un’eroica sensibilità dei confronti dei colleghi perseguitati dagli occupanti tedeschi, ma ciò non gli impedì di far parte della delegazione di scrittori che nel 1941 si recò in Germania su invito di Goebbels. Dopo le dimissioni, rassegnate nel 1943, si allontanò dalla politica attiva, interessandosi alla spiritualità orientale. Pose fine alla sua vita terrena nel marzo del 1945, aprendo il gas e prendendo tre tubetti di gardenal (di droga e suicidio parla peraltro in modo angoscioso e implacabile il romanzo che lo ha reso famoso, Fuoco fatuo, del 1931).

Della vicenda umana e ideologica dello scrittore francese si occupa Luigi Copertino nel suo ultimo saggio, Drieu La Rochelle. Il socialismo, il fascismo, il totalitarismo, appena pubblicato dalla meritoria casa editrice Solfanelli. Partendo da Socialismo fascista (1934) – uno scritto in cui Drieu La Rochelle tenta una sintesi tra i due movimenti –, Copertino, studioso del pensiero filosofico-politico e della storia, allarga poco alla volta l’orizzonte d’indagine per svelare l’affascinante complessità del pensiero di un intellettuale per troppo tempo dimenticato, che fu a suo modo profetico, capace di far vibrare le corde più profonde dell’animo pure di molti che vennero dopo di lui. Nel fare questo l’autore non manca di segnalare le aporie e gli errori di Drieu La Rochelle, specie la sua cattiva comprensione del cristianesimo, ma ciò non gli impedisce, nel medesimo tempo, di valorizzarne gli aspetti più solari.

In coda si segnala l’ultimo capitolo del saggio, particolarmente interessante, dedicato alle velleità “europeiste” che hanno animato il mondo cattolico liberale e che hanno avuto come conseguenza la creazione di una Comunità Europea esecrabile sotto molti punti di vista, senza anima né storia.  

Il libro: Luigi Copertino, Drieu La Rochelle. Il socialismo, il fascismo, il totalitarismo, Solfanelli, Chieti, 2024, 160 pagine, 12 Euro.

Link all’acquisto: https://www.edizionisolfanelli.it/drieularochelleilsocialismo.htm



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Fonte immagine di copertina: https://ilpensierostorico.com/wp-content/uploads/2021/03/Pierre-Drieu-La-Rochelle-1893-1945-2.jpg