Ci occuperemmo volentieri d’altro, anche perché quella de La Nuova Bussola Quasivaticana sembra ormai un’ossessione, ma di fronte a certe enormità presentate con assoluta nonchalance, qualcosa bisogna pur dire.

Vuoi per zelo degno di miglior causa, vuoi perché mantenere l’equilibrio tra progressismo bergogliano e pseudoconservatorismo ormai in disarmo è sempre più difficile, vuoi per le voci insistenti di un giro di vite vaticano in materia di liturgia “straordiaria” (virgolette imprescindibili) che metta fine a tante ambiguità e a tante soluzioni né carne né pesce, vuoi perché il tracollo del variopinto carrozzone post-conciliare sta seminando pezzi ovunque (ratzingerian-minutelliani contro conservatori all’acqua di rose, sinodal-tedeschi contro burocrati d’Oltretevere, carismatico-apparizionisti contro neorazionalisti liberali), vuoi forse per qualche ruggine personale non ben scrostata, vuoi per questo, per quello o magari per altro, la collaboratrice bussolenga è tornata alla carica in data odierna (5 luglio) con un’articolessa-intervista all’Abbé Hilaire Vernier della Fraternità San Pietro.

Chiariamo subito: la rotta di chi accende, speriamo con le migliori intenzioni, granelli d’incenso ai noti e gravi errori liturgici, dottrinali, ecclesiologici, implica la prosecuzione su una strada sempre più ripida e stretta: chi si sottomette a false dottrine o almeno le accetta tacitamente, si vedrà chiedere sempre di più, in un vortice distruttivo e senza fine. Questo è stato il triste destino di tanti preti e fedeli, partiti con l’idea di difendere la Tradizione e magari finiti – un compromesso alla volta – come un celebre “prelato” già nemico del modernismo e presente alle consacrazioni del 1988, a cantare Bella Ciao in una plenaria della conferenza episcopale brasiliana.

Per evitare la prevedibile accusa di ridurre tutto a facili argomenti ad hominem, veniamo dunque al pezzo odierno de La Nuova Bussola Quasivaticana. A parte qualche passaggio interessante nella prima metà, è in buona parte una rifrittura dello schema già presentato nell’agosto scorso dalla medesima testata e rapidamente confutato nel merito (qui: Dossier sul caso “La Bussola”: i fatti, le risposte, le confutazioni, nello specifico rimandiamo a: La FSSPX pubblica la confutazione “tecnica” punto per punto (seconda parte) degli articoli de La Bussola). Per avere un inquadramento più completo però non basta sapere come e perché il pessimo piatto è stato rimandato in cucina: forse è il caso di capire a quale scuola si sono formati i cuochi.

Ebbene, l’istituzione a cui si affidano oggi i bussolenghi è la Fraternità San Pietro. Sì, proprio quelli che insieme ad altri istituti “ex Ecclesia Dei”, dopo la promulgazione di Traditionis Custodes, corsero a prostrarsi producendo un documento irricevibile – che conteneva tra l’altro due citazioni di Amoris laetitia – per affermare il loro allineamento al Vaticano neomodernista.

Per chiudere la questione citiamo dal volume Parole chiare sulla Chiesa un paio di passaggi interessanti sul tema.


[…] La Fraternità Sacerdotale San Pietro fu fondata da alcuni preti e seminaristi che si separarono dalla Fraternità San Pio X nel 1988 per riallinearsi al Vaticano. Anche qui, il cedimento non tardò a manifestarsi. Nel 1999 la maggior parte dei sacerdoti della Fraternità San Pietro scrisse una lettera nella quale si legge: «Riconosciamo assolutamente la legittimità del nuovo rito»[1]. Un anno dopo, la stessa posizione venne ribadita in un ricorso ufficiale presentato alla Santa Sede: «Se per valore s’intende la validità o la legittimità dei nuovi libri liturgici, è evidente che noi vi aderiamo pienamente»[2]. Più recentemente, dopo il motu proprio Traditionis custodes, il superiore del Distretto francese della Fraternità San Pietro ha dichiarato: «La Fraternità San Pietro non ha mai rifiutato il Concilio Vaticano II. Per noi esso non presenta nessuna difficoltà fondamentale, ma richiede soltanto delle precisazioni su alcuni punti, che noi interpretiamo alla luce della tradizione della Chiesa […]. Non abbiamo mai messo in dubbio la validità e la fecondità del messale di Paolo VI»[3]. Perfino l’incontro interreligioso di Assisi nel 1986 fu oggetto di un’approvazione esplicita da parte dell’allora superiore generale, don Bisig: «Non credo che ci sia niente di male nel fatto che dei cattolici s’incontrino con dei non cattolici, che parlino insieme, ecc. Assisi ha avuto, in un certo senso, una grande importanza, nella misura in cui, nell’ambito della preghiera per la pace, si sono incontrati i fedeli delle varie religioni»[4]. Alla teoria fa riscontro la pratica: nel novembre del 2017, a Bordeaux, don Giacomoni, sacerdote della stessa Fraternità, ha assistito in abito corale a una cerimonia ecumenica, accanto a una «pastora» protestante[5].

[…] Dopo la pubblicazione di Traditionis custodes, i superiori di quasi tutti gli istituti ex Ecclesia Dei si riunirono a Courtalain in Francia per decidere la linea da adottare. Ci si poteva aspettare che la disillusione li conducesse a maggior fermezza. Accadde proprio il contrario. Nel comunicato finale, uscito il 31 agosto 2021, leggiamo: «Riaffermiamo la nostra adesione al magistero (compreso quello del Vaticano II e successivo) secondo la dottrina cattolica dell’assenso che gli è dovuto (cfr. soprattutto Lumen gentium, n. 25, e catechismo della Chiesa cattolica, nn. 891 e 892), come dimostrano i numerosi studi e tesi di dottorato fatti da molti di noi negli ultimi 33 anni». Il documento – che contiene due citazioni di Amoris laetitia – è sottoscritto da tutti i superiori generali dei principali istituti «tradizionalisti» (Fraternità San Pietro, Istituto di Cristo Re, Istituto del Buon Pastore, monastero di Le Barroux, ecc.). (v. https://www.nd-chretiente.com/dotclear/index.php?post/2021/09/02/
Communique-des-Superieurs-generaux-des-communautes-Ecclesia-Dei,10/2/2023)


Per comprendere meglio la situazione ecclesiale rimandiamo ai libri Golpe nella Chiesa e Parole chiare sulla Chiesa (non solo in riferimento al capitolo citato, ovvero: “Un quadro della resistenza attuale al neo–modernismo. Chi si oppone davvero e chi no.
Punti di forza e di debolezza, apparenze e realtà”;
ma pure al precedente “L’infallibilità, il magistero, la resistenza all’errore”).


[1] https://lacriseintegriste.typepad.fr/weblog/1999/09/lettre-71-pr%C3%
AAtres-de-la-fraternit%C3%A9-saintpierre-%C3%A0-labb%C3%A9-bisig.html
(10/2/2023).

[2] https://lacriseintegriste.typepad.fr/weblog/2000/06/recours-de-la-fraternit%C3%A9-saintpierre-aupr%C3%A8s-du-cardinal-castrillon-hoyos.html (10/2/2023).

[3] https://www.famillechretienne.fr/36829/article/cest-un-texte-offensant-et-violent-les-tradis-blesses-par-le-motu-proprio-du (10/2/2023).

[4] Rivista Wdroze, gennaio 1999, citata in Le combat de la foi, n. 127 (1° settembre 1999), p. 7.

[5] https://laportelatine.org/publication/fideliter-242-la-fraternite-saint-pierre-par-m-labbe-philippe-toulza (10/2/2023).


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