(La restaurazione di tutte le cose per mezzo di Cristo, del quale la Chiesa deve continuare la missione, — Il matrimonio.)

Tutti sanno quale sia l’origine vera del matrimonio. Poiché, i detrattori della cristiana fede sfuggano di conoscere la dottrina perpetua della Chiesa intorno a questa materia, e si argomentino da gran tempo di cancellare la memoria di tutte le genti e di tutti i secoli, non han peraltro potuto né estinguere, né far impallidire la luce della verità. Ricordiamo cose a tutti note, non dubbie ad alcuno: dopo che Iddio, nel sesto giorno della creazione, formò l’uomo dalla polvere della terra, e gli spirò in faccia l’alito della vita, volle dargli una compagna indivisa, che trasse per prodigio dal lato dello stesso uomo dormente. In ciò il provvidentissimo Iddio questo intese, che quella coppia di coniugi fosse il naturale principio di tutti gli uomini dal quale cioè dovesse propagarsi il genere umano, e, per generazioni non mai interrotte, ad ogni età conservarsi.

(Decadenza del matrimonio presso gli ebrei e i pagani)

Vi era una somma confusione nei vicendevoli diritti e doveri dei coniugi, dacché il marito acquistava la proprietà della moglie, e sovente senza nessuna giusta cagione le ordinava che, ripigliate le cose sue, se ne andasse; egli poi, spinto da una sfrenata ed indomabile libidine, poteva impunemente « trascorrere pei lupanari in cerca di schiave, come se dalla dignità, non dalla volontà dipendesse la colpa» (1).
In cosí strabocchevole licenza del marito nulla vi era di più miserando che la moglie, abbassata a tanta viltà che quasi non si teneva in altro conto che d’uno strumento destinato a soddisfare alla libidine od a procreare figlioli. Né si senti alcun rossore che quelle che erano da collocare per mogli, fossero comprate, vendute, a somiglianza delle cose corporali (2), data alle volte anche facoltà al padre o al marito di condannarle all’estremo supplizio.

(Restaurazione del matrimonio per mezzo di Cristo.)

Il marito è il principe della famiglia e il capo della moglie; la quale non pertanto, perché è carne della sua carne ed osso delle sue ossa, deve essere soggetta ed obbediente al marito, non a guisa di ancella, bensì di compagna, cioè in tal modo che la soggezione che essa a lui rende, non sia disgiunta dal decoro né dalla dignità. In esso poi che governa, ed in lei che obbedisce, rendono entrambi immagine l’uno di Cristo, l’altra della Chiesa, sia la carità divina la perpetua moderatrice dei loro doveri. Perché « l’uomo è capo della donna, come Cristo è capo della Chiesa… Quindi, come la Chiesa è soggetta a Cristo, così anche le mogli devono essere soggette ai loro mariti in ogni cosa» (3).

(Azione della Chiesa in favore del matrimonio.)

Furono pareggiati i diritti del marito e della moglie, dacché, come diceva S. Girolamo «presso di noi ciò che non è lecito alle donne, non è lecito neppure agli uomini, e la stessa servitù viene stimata a pari condizione » (4); furono stabilmente raffermati quei medesimi diritti per mezzo della reciproca benevolenza e dei vicendevoli uffici; fu garantita e tutelata la dignità delle donne; fu vietato al marito di punire colla pena di morte l’adultera (5), e di violare per libidine ed impudicizia la fede giurata.

  1. S. Girolamo, epist. 77 – Migne P.L. 22, 691
  2. Arnob., Adv. Gent., 4
  3. Ef 5, 23-24
  4. S. Girolamo, Epist. 77, P.L. 22, 691
  5. Can. Interfectores et can. Admonere, q. 2


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