Enea Silvio Piccolomini, Senese, sedette sulla Cattedra di san Pietro dal 19 agosto 1458 al 14 agosto 1464. Umanista tra i più insigni, assunse il nome pontificale di Pio. La memoria corre al “pius Aeneas” di vergiliana memoria. Ma la pietà del nostro non fu invero costante: tra il 1437 e il 1445 fu un agguerrito sostenitore della superiorità del Concilio sul Papa, e fautore degli scismatici di Basilea e del loro antipapa. E benché il fatto stesso di essere stato eletto papa testimoniasse della sua siderale lontananza da quelle posizioni, volle prima condannarle con la bolla “Execrabilis” del 18 gennaio 1460 quindi, il 26 aprile 1463, farne pubblica ammenda e ritrattazione con la bolla “In minoribus agentes”, di cui riportiamo alcuni punti salienti.

Quando ci trovavamo a Basilea con coloro che asserivano di celebrare un concilio ecumenico e di rappresentare la Chiesa universale, scrivemmo per voi un certo libello, in cui, a proposito dell’autorità del Concilio ecumenico, dell’operato dei Basileesi e dell’opposizione di papa Eugenio (IV), approvammo o condannammo quelle cose che ritenemmo meritevoli o di approvazione o di condanna … Ma chi non sbaglia fra i mortali? Il sapiente, dicono i filosofi, non sbaglia mai: è vero! Ma chi è sapiente se non colui che è buono? E chi è buono se non Dio solo? «Tutti sono usciti fuori strada, tutti egualmente sono diventati inutili, non c’è chi faccia il bene, non ce n’è neppure uno» dice il regale profeta (Davide). Siamo usciti fuori strada anche noi … e non noi soli errammo, ma altri ne abbiamo tratto dietro a noi nel precipizio … La nostra speranza è solamente nella misericordia di Dio … Noi siamo un uomo e come uomo abbiamo errato … Abbiamo peccato sedotti da una falsa dottrina, come Paolo, e nell’ignoranza abbiamo perseguitato la Chiesa di Dio e la Sede Romana, che è la principale. Ragion per cui, prostrati dinnanzi agli occhi della divina pietà, supplichevoli preghiamo: «Non tener conto dei delitti della mia giovinezza né delle mie ignoranze» … Abbiamo nuociuto maggiormente con quello che abbiamo scritto, che non quello che abbiamo fatto. Ma che facciamo? Ciò che è stato scritto, una volta diffuso, vola come parola irrevocabile. I nostri scritti non sono più in nostro potere: caddero in molte mani e sono letti dal volgo. Oh, fossero celate quelle pubblicazioni! Infatti, se circolassero anche negli anni avvenire, e cadessero in mani o maligne o incaute, darebbero probabilmente scandalo. Colui che le ha scritte, diranno, alla fine sedette sulla Cattedra del beato Pietro e fu Vicario di Cristo Salvatore; così scrisse Enea che poi, assunto al Sommo Pontificato, si chiamò Pio II e non si trova che abbia mutato proposito … Fa paura che … le cose che furono di Enea siano dette di Pio. Siamo pertanto costretti, diletti figli, a imitare il beato Agostino. Egli, dal momento che aveva scritto delle cose erronee nei suoi volumi, pubblicò le Ritrattazioni … Così faremo anche noi: confesseremo schiettamente le nostre colpe, affinché in futuro, per mezzo delle cose che scrivemmo, non si possa introdurre quell’errore che oppugna la Santa Sede Apostolica. Infatti se vi fu mai qualcuno a cui convenne difendere ed estollere l’eminenza e la gloria del primo trono romano, quello siamo noi, che senza nessun merito il pio e misericordioso Iddio ha chiamato al Soglio di Pietro e ad essere Vicario del suo dilettissimo Figlio, il nostro Signor Gesù Cristo. Per queste ragioni vi esortiamo e vi ammoniamo nel Signore perché non aderiate a quegli scritti né ad essi prestiate fede alcuna, in quanto elidono l’autorità della Suprema Sede Apostolica e sostengono cose che la Sacrosanta Chiesa Romana non abbraccia. Esortate tutti a venerare su tutti il Soglio in cui il Salvatore e Signore collocò i suoi Vicari, quello stesso che i beati apostoli Pietro e Paolo consacrarono col loro sangue; né crediate che la divina provvidenza, che tutto governa, e nulla dimentica di ciò che ha creato, abbia lasciato la Chiesa militante senza un ordine. Essa, poiché è la Sposa di Cristo, è stata stabilita da Dio e ha un ordine, in quanto, come dice l’Apostolo, le cose che sono state stabilite da Dio sono ordinate. L’ordine richiede che le cose inferiori siano governate dalle superiori e a tendano a uno solo, quale principe e governatore di tutti quelli che gli sono sottoposti. Come le gru seguono una sola fra loro e fra le api una sola è la regina, così nella Chiesa militante, che si regge alla maniera di quella trionfante, uno solo è il governatore e l’arbitro, il Vicario di Gesù Cristo, dal quale (Vicario), come da Capo, derivano ai membri sottoposti tutta la potestà e l’autorità, che da Cristo Signore e Dio nostro, senza mediazione, in lui solo si riversano. E a nessun altro evidentemente Cristo ha in maniera principale la suprema autorità, come a duce del suo esercito, se non al suo vicario, primo dei quali fu Pietro a cui sappiamo fu affidata la cura del gregge del Signore. Né gli evangelisti ricordano due o più Pietro, né duo o più ne istituì il Signore, perché tenessero il suo posto come due capi eguali; ma uno solo ne costituì, come vertice e duce e pastore di tutto il gregge: Simone Pietro, quando disse: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» e «Pasci le mie pecorelle». E queste cose non le leggiamo dette a nessun altro se non a Pietro, perché in Pietro sono contenute l’unità e la somma autorità; né altri dalla pietra fu chiamato Pietro, se non Simone perché comprendessimo che Simon Pietro, il solo che estrasse la spada per difendere il Signore nel momento del pericolo, è l’unico luogotenente della vera e solida pietra, cioè di Cristo, come spiega Paolo. Pietro dunque e i suoi successori, i Romani Pontefici, ottennero il primato nella Chiesa, e oggi lo possediamo noi, benché indegni. E chiunque, secondo le leggi canoniche, presiede la Chiesa Romana, consegue da Dio la suprema potestà senza intermediari … Se troverete qualcosa di contrario a questa dottrina nei nostri Dialoghi o nelle molte nostre lettere che furono pubblicate (molte cose infatti scrivemmo in gioventù), rifiutatela e disprezzatela: seguite le cose che vi diciamo ora, credete più a un vecchio che a un giovane, e non vogliate dare più peso a un privato che al Pontefice. Respingete Enea, accogliete Pio. Quello è il nome pagano che i nostri genitori ci diedero alla nascita; questo il nome cristiano che prendemmo nell’assumere l’apostolato … Il gregge di Cristo è la Chiesa. Il primo pastore fu Cristo stesso, il buon Pastore che diede la sua vita per le sue pecorelle. Il secondo pastore fu Pietro, costituito dallo stesso Signore, e dotato di tutta la potestà necessaria per il buon reggimento delle pecore che gli erano state affidate … E sebbene siano molte le Chiese istituite nel mondo e molti i vescovi, ossia molti i greggi e gli ovili e pastori, tuttavia tutti erano stati riuniti sotto un solo pastore e nello stesso ovile e gregge, come ancora oggi sono congiunti. Uno solo è infatti il talamo di Cristo, una sola la sposa, uno solo l’ovile e uno solo il pastore e uno solo il Vescovo di tutti i Vescovi, il Presule Romano, successore del beato Pietro e Vicario di Gesù Cristo … Cristo nel suo testamento ha lasciato alla Chiesa la pace e la pace raccomandò in molti discorsi. Le diede pertanto un regime amico della pace: il regime monarchico … Questo noi crediamo a proposito dell’autorità e potestà del Romano Pontefice, al quale è stato dato il potere di convocare e sciogliere i concili ecumenici. Egli, quantunque per la rigenerazione battesimale figlio della Chiesa pel battesimo ne è padre per la sua dignità; e se come rispettarla come madre sua a causa della filiazione battesimale, è nondimeno ad essa preposto e superiore, come è il pastore al gregge, il principe al popolo e il padre alla sua famiglia … Non vi è corpo della Chiesa senza capo, e dal capo a tutte le membra discende tutta la potestà. Questa è la nostra sentenza, figli. Questo crediamo e professiamo. Questo affermiamo, essendo già avanzati in età e costituti all’apice dell’apostolato. Se in passato abbiamo scritto a voi o ad altri cose contrarie a questa dottrina le rigettiamo come erronee e come giudizi avventati della mente di un giovane; le revochiamo e le respingiamo totalmente.
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