INota di RS: è questo il quinto articolo che l’amico Flavio Pisaniello pubblica per Radio Spada. Ne è stato mantenuto integralmente lo stile volutamente popolare “pop”, dovuto alla giovanile esuberanza dell’autore, unito però alla sodezza di dottrina e alla chiarezza della visione d’insieme. Ai nodosi vincastri di queste giovinezze Radio Spada si appoggia per continuare il suo cammino e per le sua battaglie nel terzo decennio del ventunesimo secolo. (Piergiorgio Seveso, presidente SQE della Fondazione Pascendi)

di Flavio Pisaniello

Il titolo di questo articolo potrebbe sembrare banale, poiché fa una dietrologia sul marzo 2013, mese dell’elezione del nuovo Pontefice a seguito delle dimissioni di Benedetto XVI. 

Perché questo titolo (e contenuto dell’articolo) potrebbe sembrare banale? Risulta tale perché l’esito di quel conclave, da almeno 11 anni, lo conosciamo tutti molto bene. 

Quell’esito fu proprio Francesco I nella persona del cardinale arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio. Dunque, perché questo titolo e questo articolo vi domanderete voi, perché, dopo 11 anni di disastroso pontificato bergogliano, si possono udire, a non molta distanza dalle proprie orecchie, le voci disperate di poveri fedeli e prelati conservatori che piangono la “scomparsa papabile” dell’ex cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola, pupillo teologico (e gerarchico) di Papa Joseph Ratzinger e, almeno nel 2013, il più papabile dei papabili che però, ahi conservatori!,, si é visto soffiare il papato sotto il naso dal cardinale Bergoglio. 

Perché Paolo VII? Perché il cardinale Scola, ai tempi d’oro, era a capo di una delle Diocesi italiane più importanti, quella di Milano appunto, che fu, tempo addietro, occupata dal cardinale Giovan Battista Montini futuro Paolo VI. 

Sua Eminenza Scola, da buon conservatore e quindi conciliare, ammirava la figura “magna” di Papa Montini, e soprattutto ne ammirava il “coraggio” per aver adattato la fede cattolica, e la fede della Chiesa, al mondo contemporaneo, “senza tradirne l’identità spirituale di fondo”…

Indi per cui, il nome di Scola nei giornali venne presentato come il più papabile, ed addirittura cominciò a circolare il nome che egli, una volta eletto Papa, avrebbe assunto, ovvero Paolo VII. 

Ora, i conservatori, la cui indole dottrinale già ho spiegato nell’ultimo articolo qui pubblicato “Il Conserva-terrorismo nella Chiesa”, altro non fanno che piagnucolare la “perdita di Scola”… ma la vera domanda a cui desidero rispondere in questo articolo é la seguente: “Paolo VII avrebbe giovato alla Santa Madre Chiesa più di Francesco I?”, ebbene, in questo articolo fornirò una mia personale risposta in merito. 

Per rispondere a tale imponente quesito, dobbiamo prima analizzare la “dottrina Scola”, e individuarne la continuità con questo o quell’altro orientamento dottrinale. 

Sia ben chiaro che Angelo Scola non appartiene alla cosiddetta “frangia tradizionalista”, appartiene semmai alla “frangia conservatrice”, ovvero a quel tipo di modernismo ciellino soft di marcia lenta, che appunto non disdegna di certo la modernità e la rivoluzione. 

Perciò, grazie all’inquadramento di un Angelo Scola conservatore, già sappiamo cum certitudine che Scola é a favore del Concilio Vaticano II e delle sue dottrine eterodosse, proprio come il suo maestro teologico Joseph Ratzinger. 

Facendo per un momento un passo ancor più indietro rispetto  al 2013, e quindi nel fiore degli anni del pontificato ratzingeriano, é doveroso analizzare l’efficacia dottrinale e spirituale del Magistero di Benedetto XVI, ma senza dilungarci ulteriormente, la risposta la conosciamo già, esso non fu affatto efficace dal momento che era perfettamente allineato con la Rivoluzione, o, come direbbe il cardinale Suenens, allineato con il “1789 della Chiesa”, che é il Concilio Vaticano II e le sue dottrine progressiste. 

Ora, a rigor di logica, se Benedetto XVI incarnava la “perfetta figliolanza conciliare”, e Angelo Scola era suo pupillo, beh, non é difficile concludere che anche quest’ultimo avrebbe prodotto lo stesso identico Magistero del predecessore, ovvero un Magistero perfettamente in linea con la rivoluzione, con il 1789 della Chiesa. 

E quindi, sorge ora spontanea la domanda, quale efficacia avrebbe prodotto il Magistero del cardinale Scola/Paolo VII? Assolutamente nessuna, almeno per la Tradizione, ma per la modernità sicuramente tanta. 

Essere in linea con il Vaticano II significa essere concordi con le pratiche Ecumeniche ed Interreligiose, con l’applicazione della Collegialità, con la promozione della Libertà Religiosa, con l’indirizzamento all’Antropocentrismo e alla partecipazione alla liturgia, dagli aspetti più protestanti che cattolici, riformata da Paolo VI nel 69’. 

Dunque, Scola/Paolo VII altro non sarebbe stato che un allineato al progresso, ma nulla di ciò é al servizio della Verità, di quella Verità che trova il proprio perfetto servizio nella Tradizione. Anzi, Scola sarebbe stato molto pericoloso, proprio come il suo “padrino teologico” Joseph Ratzinger, perché pericoloso? Perché i conservatori non hanno il coraggio di dichiararsi per ciò che sono realmente, ovvero dei progressisti camuffati da tradizionalisti, ma per l’appunto si nascondono come un lupo si nasconde tra le pecore ricoperto di lana. 

“Paolo VII” sarebbe stato ancor più pericoloso di Francesco I, perché quest’ultimo, con il suo motus in fine velocior, ha finalmente svelato l’essenza cancerogena del progressismo teologico originato nella pratica con il Vaticano II. Mentre il compianto Paolo VII/Scola avrebbe continuato l’operato “fata morganico” del predecessore di addormentare le coscienze spirituali… in che modo? Fingendosi pecora pur essendo un lupo! 

Basta poco d’altronde per addormentare le coscienze conservatrici, basta una pianeta qua, una chiroteca di là, un motu proprio pseudo-restauratore di su ed un paio di scarpette rosse di giù e tutto va bene…

Peccato che la Tradizione non sia questo!

La Tradizione é lo sposalizio delle verità divinamente rivelate ed ecclesiaticamente custodite nel Magistero dei Papi e dei Santi Dottori della Chiesa fino alla morte di Pio XII. 

Il problema dei conservatori oggi é che si lasciano ammaliare da alcuni paramenti o abbigliamenti pontifici che siano un minimo (ma non troppo!) in linea con la Tradizione della Chiesa. Ecce Fata Morgana! Ecce Dolus! 

Oppure, si lasciano ammaliare dalla custodia di alcuni aspetti della morale sessuale e dei temi bioetici, come se il resto dei contenuti della Tradizione Cattolica non esistesse affatto! 

Detto questo, la mia personale conclusione, e quindi risposta alla domanda su chi avrebbe di più giovato alla Chiesa tra Paolo VII e Francesco I io rispondo Francesco, perché quest’ultimo ha aiutato i più ad uscire dal mostruoso inganno del Vaticano II e di coloro che, per i successivi decenni, hanno tentato di nasconderne le eterodossie. 

Vorrei ricordare inoltre che, in un articolo risalente al 29 marzo 2023 del Corriere della sera di Milano, lo storico segretario personale di Benedetto XVI, Mons. Georg Gänswein, ha dichiarato quanto segue: “Molti cardinali avrebbero vissuto in sintonia con Scola come Papa”. Da queste parole deduciamo quindi non solo la volontà dello stesso emerito Ratzinger di avere come successore il mancato Paolo VII, ma anche la volontà specifica di continuare a nascondere sotto il tappeto gli errori del Concilio, perseverando nell’ingannevole “Ermeneutica della Continuità”, quella stessa Ermeneutica che ha ingannato non poche anime ad intra ecclesiam. 

Ricordatevi sempre; meglio l’inganno manifesto, che un inganno mascherato da verità, meglio un lupo che si presenta come lupo, che un lupo che indossa della lana per mischiarsi con le pecore. 

Fonte immagine: wikipedia CC BY-SA 4.0

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