Giovanni Mercati nacque a Gaida (Reggio nell’Emilia) il 17 dicembre 1866. Nella fanciullezza tre furono le influenze determinanti per la sua vita: il fatto che il padre avesse ospitato nella sua casa la biblioteca del soppresso convento redentorista di Santa Maria dell’Olmo; la lettura comunitaria in famiglia delle opere di sant’Alfonso Maria de Liguori; e infine lo zio prete. Questi curò gli studi ginnasiali e liceali di Giovanni (e dei fratelli Angelo e Silvio Giuseppe) e ne indirizzò evidentemente la vocazione clericale. Ordinato sacerdote nel 1889, nel 1891 si laureò in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. A Roma si avvicinò a Giovanni Battista De Rossi, luminare dell’archeologia cristiana. Dopo il servizio militare e un anno da insegnante di Lettere in seminario, iniziò a pubblicare articoli che, in virtù della maturità scientifica del loro autore, gli meritarono la nomina a dottore della Biblioteca Ambrosiana nel 1893. Qui fece amicizia con Achille Ratti (futuro Pio XI) e soprattutto riportò alla luce alcuni frammenti dell’Esapla di Origene. Nel 1898 Leone XIII, attentissimo alle scienze e alle arti, lo nominò scrittore presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Qui sbocciò appieno la sua figura di sapiente completo, che scandaglia lo scibile umano dalla liturgia alla diplomatica, dalla Bibbia agli umanisti italiani, dalla filologia alla teologia. Nel 1919 Benedetto XV lo nominò Prefetto della Vaticana. Il successore, Pio XI, volle riconoscere gli alti meriti dell’amico nel 1936, annoverandolo fra i Cardinali Diaconi di Santa Romana Chiesa e assegnandogli le cariche di Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Di quello stesso anno è la sua presa di posizione contro le teorie razziste, in ragione delle quali (con l’appoggio di Pio XII) darà anche aiuto e protezione a molti perseguitati politici durante la seconda guerra mondiale. Durante e dopo l’immane conflitto fu sempre attivissimo nella protezione e conservazione delle biblioteche ecclesiastiche. Dopo anni di dedizione alla “missione sacro-scientifica”, carico di meriti, andò a ricevere la ricompensa delle sue opere il 22 agosto 1957. La sua barba sapienziale fa bella mostra di sé in molte fotografie e filmati d’epoca, che ce lo fanno vede alla sinistra del trono pontificio in numerose Cappelle Papali, come in quella del 1° novembre 1950 quando Pio XII definì infallibilmente il dogma dell’Assunzione corpora di Maria alla gloria celeste.
E con le parole di papa Pacelli vogliamo chiudere questo breve ritratto:

«È ben noto che in tali benemerenze a vantaggio dell’Archivio e della Biblioteca Vaticana si distinse sommamente il fratello di lui [Angelo], Cardinale Giovanni Mercati, specialmente dall’anno 1936 in poi, quando fu designato all’ufficio di Bibliotecario ed Archivista di S. R. C. A buon diritto si può dire di lui che fosse nato per ricoprire l’uno e l’altro incarico, dotato, com’era, in grado insigne di tutti i requisiti, che quegli alti unici richiedono. Egli fu uno scienziato nel senso pieno della parola e conforme alla gloriosa tradizione di questa Sede Apostolica. Con l’innata propensione alla erudizione si accompagnava in lui la passione della ricerca, il felice intuito della scoperta, il senso severo della critica, la pazienza nell’accertare, l’ordine nel documentare, l’acume nel coordinare. La sua scrupolosità di scienziato, che coltiva in sommo grado il rispetto verso la verità storica, lo manteneva immune dà quegli errori, spesso cagionati dalla fretta, dalle lusinghe o dalla polemica. Una eloquente testimonianza di tutte queste doti è offerta dal famoso palinsesto degli Esapla, da lui scoperto nel 1893 all’Ambrosiana, ma che, dopo oltre 60 anni, tre giorni prima della sua morte, era ancora sul tavolo di lavoro, sottoposto al vaglio della sua critica «incontentabile». Quest’opera, tuttavia, non gli aveva impedito di attendere ad arricchire sempre più il suo ingente patrimonio di erudizione e di pubblicare oltre monografie od articoli intorno ai più svariati argomenti. Il Cardinale Mercati si è dimostrato, in una parola, degno successore di quegli insigni luminari, che lo avevano preceduto, compreso e formato, e con cui aveva collaborato, con amichevole intesa di mente e di cuore, quali il Cardinale Francesco Ehrle, Achille Ratti, che fu poi Nostro glorioso Predecessore nel Pontificato, il Beato Con tardo Ferrini, Antonio Ceriani ed altri. Ma, quantunque dedito agli studi, egli attese con pari diligenza e fervore agli obblighi pratici che gli derivavano dai predetti uffici, curando in modo speciale il buon andamento ed il felice sviluppo dei Corsi di Paleografìa e Diplomatica, come anche di quelli di Archivistica e di Biblioteconomia. A lui inoltre Noi stessi siamo debitori, se il Nostro desiderio di censire gli archivi ecclesiastici d’Italia ebbe un felice risultato. Egli attese all’incarico, a lui affidato nel 1942, con ogni diligenza e con paziente fermezza nel superare gli ostacoli frapposti dagli eventi bellici. Lo schedario di questo censimento, depositato nell’Archivio Vaticano, non dà soltanto informazioni preziose sul contenuto dei singoli archivi vescovili, capitolari, parrocchiali, di santuari, monasteri, conventi ed istituti religiosi, ma parla altresì dell’alacre diligenza e della serietà di metodo del Cardinale Mercati, ed insieme della valida cooperazione così dei suoi egregi collaboratori, come dei Vescovi, Superiori religiosi e loro Archivisti, trascinati dall’esempio di Lui» (AAS 49-1957, pp. 1003-1004).

di Giuliano Zoroddu


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