Fondandosi sulle rivelazioni che Dio Padre avrebbe fatto in particolare ad una mistica, certuni propagandano una cosiddetta “festa di Dio Padre” e ne richiedono l’istituzione all’autorità ecclesiastica. Rispetto a ciò vanno segnalate due cose:
1. alle rivelazioni private, anche quelle approvate dall’autorità ecclesiastica, si può prestare una fede prettamente umana;
2. la Chiesa ha già respinto questa festività varie volte per serissime motivazioni dottrinali.
Sul punto 2 sarà utile leggere quanto insegna Leone XIII nell’enciclica “Divinum illud munus” del 9 maggio 1897 sullo Spirito Santo.
«Questo mistero [della Triade Sacrosanta] è chiamato dai sacri dottori “sostanza del nuovo testamento“, cioè il mistero dei misteri, principio e fine di tutti gli altri, per conoscere e contemplare il quale furono creati in cielo gli angeli, in terra gli uomini, mistero adombrato già nell’antico testamento e più tardi più chiaramente insegnato da Dio stesso, venuto a bella posta dagli angeli fra noi: “Nessuno ha mai veduto Dio, l’unigenito Figlio che è nel seno del Padre l’ha rivelato” (Gv 1,18). Chiunque pertanto si metta a scrivere o parlare di sì grande mistero abbia sempre davanti agli occhi l’ammonimento dell’Angelico: “Quando si parla della Trinità, conviene farlo con prudenza e umiltà insieme, perché, come dice Agostino, in nessun’altra ricerca intellettuale è maggiore o la fatica o il pericolo di sbagliare, o il frutto se si coglie nel vero“.
E il pericolo sta in ciò che nella fede e nella pietà non si confondano le divine Persone, e non si moltiplichi l’unica natura mentre “la fede cattolica ci insegna a venerare un solo Dio nella Trinità e la Trinità in un solo Dio” [Simbolo “Quicumque“; Denz 75]. Perciò il Nostro predecessore Innocenzo XII respinse le istanze di coloro, che domandavano una festa propria in onore del Padre, e se vi sono dei giorni consacrati ai vari misteri compiuti dal Verbo incarnato, non c’è però una festa speciale per il Verbo, solo in quanto Persona divina; e la Stessa antichissima solennità di Pentecoste non riguarda lo Spirito Santo, come spirato dal Padre e dal Figlio, ma piuttosto ricorda il suo avvento, o esterna missione.
E tutto ciò fu sapientemente ordinato per non dare occasione a moltiplicare la divina essenza col distinguere le Persone. Anzi la Chiesa, per mantenere nei suoi figli la purezza della fede, volle istituita la festa della Trinità, resa poi universale dal pontefice Giovanni XXII; alla santissima Trinità ha lasciato innalzare altari e templi e, dopo una celeste visione, ha anche approvato per la redenzione degli schiavi un ordine religioso ad onore e col titolo della santissima Trinità.
S’aggiunga a ciò come il culto tributato ai santi, agli angeli, alla vergine Madre di Dio, a Cristo, ridonda tutto e s’incentra nella Trinità; non v’è preghiera rivolta a una delle tre divine Persone, dove non si faccia menzione anche delle altre; nelle litanie, invocate distintamente le tre Persone, si conclude con un’invocazione comune; i salmi, gli inni hanno tutti la stessa dossologia al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo; le benedizioni, i riti, i sacramenti s’accompagnano e s’amministrano implorando la Trinità. Ma a tutto questo alludeva già l’apostolo in quella sentenza: “Poiché da Dio, per Dio, in Dio sono tutte le cose, a Dio sia gloria per tutti i secoli” (Rm 11,36), esprimendo così la trinità delle Persone e l’unità dell’essenza, la quale essendo in tutte la medesima fa sì che si debba a ciascuna, come al solo e medesimo Dio, la stessa gloria eterna. S. Agostino commentando le citate parole scrive: “Non si deve prendere indistintamente ciò che l’apostolo distingue dicendo: da Dio, per Dio, in Dio; con la prima frase significa il Padre, con l’altra il Figlio, con l’ultima lo Spirito Santo“».

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