Nel dicembre 1860, nel contesto di un diffuso sentimento di nazionalistica indipendenza dal patriarcato di Costantinopoli, una delegazione di Bulgari scelse una strada peculiare: partì da Costantinopoli alla volta di Roma per chiedere a papa Pio IX per ritornare all’Unione con Roma e chiedere al Pontefice l’istituzione della gerarchia cattolica unita.
Di questa delegazione faceva parte l’archimandrita Josip Sokolsky. Nato nel 1786 a Gabrovo, intraprese la vita monastica: divenne archimandrita in vari monasteri e ne fondò egli stesso. Dall’iniziale posizione filetica (nazionalistica) passò al convincimento che la Chiesa Bulgara sarebbe stata veramente libera solamente nell’unità con la Sede Romana.
Nel marzo 1861 fu benignamente accolto dal Romano Pontefice, che il 14 aprile successivo lo consacrò personalmente Arcivescovo dei Bulgari uniti nella Cappella Sistina.
Rientrato a Costantinopoli il nuovo arcivescovo ottenne dal Sultano il riconoscimento della nascente comunità cattolica di rito slavo, la quale però si ritrovò in due mesi vedovata dal suo pastore, per le mene dei Russi scismatici, timorosi di perdere l’influenza sui Balcani.

Sokolsky infatti, attirato con un pretesto all’ambasciata russa di Costantinopoli, vi fu sequestrato e, messo su un piroscafo, fu portato ad Odessa. Da qui fu portato a Kiev e tenuto sotto stretta sorveglianza.
Durante la prigionia gli fu consentito di visitare i cattolici uniti con Roma che abitavano la regione e di ordinare preti (più o meno zelanti nella comunione con la Sede Apostolica). Nel frattempo alcuni lo davano per morto, altri per apostata.
La morte lo colse il 30 settembre 1879.
Di lui La Civiltà Cattolica scrisse: “Uomo buonissimo, che però non univa alla semplicità della colomba la prudenza del serpente”.
In merito alla sua perseveranza nell’Unione, Giovanni XXIII (esperto di cose bulgare), ricevendo le comunità orientali di Roma affermò nel centenario della consacrazione del prelato bulgaro: “Un piccolo Vangelo scritto in Russo, e da lui consegnato a un pope perché lo trasmettesse al primo prete cattolico che avrebbe incontrato per via, portava la sua firma: Giuseppe Sokolski sempre cattolico“.



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